«Mascherina per 5 ore e niente ricreazione»
di Alessandro Pirina
Riccardo Brundu è uno studente del liceo Gramsci di Olbia «Sono preoccupato: non potremo neanche fare due passi»
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OLBIA. L’ultimo anno del liceo è quello del grande salto. Dall’adolescenza alla maturità. Uno dei traguardi più attesi, anche perché al suo interno non c’è solo l’esame, ma ci sono le gite, le feste dei 18 anni, i pranzi dei 100 giorni, gli amori e le sofferenze per amore. Questo in un’epoca normale, perché purtroppo nel 2020 chi inizierà il quinto anno sarà costretto a fare fronte a una situazione fino a qualche tempo fa immaginabile solo in qualche serie fantascientifica di Netflix. Riccardo Brundu, 18 anni, studente del liceo Gramsci di Olbia, è uno dei tanti giovani che deve fare i conti con l’emergenza Covid tra i banchi. «Sono abbastanza preoccupato – dice –. Ho visto le regole e mi sembrano piuttosto rigide: tenere la mascherina per 5 ore in aula è davvero troppo pesante. Inoltre, non potremo neanche alzarci dal banco e non avremo la possibilità di fare la ricreazione. Quei 10-15 minuti all’aria aperta, o anche in corridoio, ti davano la possibilità di ricaricarti, di sgranchire le gambe. Invece, la ricreazione si farà in aula, senza poterci alzare».
A risentire di queste regole non sarà solo il fisico, ma anche la testa, il cuore. «Viene a mancare la comunicazione con i compagni – dice ancora Riccardo –. Viene meno quell’aspetto di comunità sociale che, seppur piccola, è per noi fondamentale. Non ci sarà più il confronto con le altre classi, con gli studenti degli altri anni, con i collaboratori scolastici». Allo stesso tempo, però, il 18enne olbiese ammette che in epoca Covid certi divieti siano obbligati. «La scuola è una istituzione statale e non può certamente dire agli studenti: fate come volete – spiega –. Non avrebbe senso, vista la grande emergenza sanitaria. Ma è anche vero che quelle distanze che saranno garantite in aula non lo saranno - per esempio - sui mezzi pubblici. Io ho la fortuna di vivere vicino al mio liceo e andare a piedi, ma ho tanti amici che sono costretti a prendere il bus. E in quei casi è scontato che si creino assembramenti sia in entrata che in uscita». Per Riccardo il 22 settembre sarà il ritorno in aula dopo più di 6 mesi. «La didattica a distanza è stata pesante perché è venuta a mancare la comunità sociale e scolastica. Dal punto di vista didattico il carico di studio era lo stesso. A molti miei amici la Dda non piaceva, ma quando hanno letto le nuove regole si sono ricreduti, perché almeno a casa c’era la possibilità di fare due passi, di fare una pausa. Cosa che invece ora viene a mancare». Ma l’incognita Dda continua a pendere sul futuro della scuola. «Senza quarantena obbligatoria si rischierebbe di avere meno concentrazione e più tempo libero – conclude Riccardo –. Ma al di là di questo, è giusto che gli studenti facciano lezione in aula: vedere le persone da uno schermo anziché dal vivo è totalmente diverso».
A risentire di queste regole non sarà solo il fisico, ma anche la testa, il cuore. «Viene a mancare la comunicazione con i compagni – dice ancora Riccardo –. Viene meno quell’aspetto di comunità sociale che, seppur piccola, è per noi fondamentale. Non ci sarà più il confronto con le altre classi, con gli studenti degli altri anni, con i collaboratori scolastici». Allo stesso tempo, però, il 18enne olbiese ammette che in epoca Covid certi divieti siano obbligati. «La scuola è una istituzione statale e non può certamente dire agli studenti: fate come volete – spiega –. Non avrebbe senso, vista la grande emergenza sanitaria. Ma è anche vero che quelle distanze che saranno garantite in aula non lo saranno - per esempio - sui mezzi pubblici. Io ho la fortuna di vivere vicino al mio liceo e andare a piedi, ma ho tanti amici che sono costretti a prendere il bus. E in quei casi è scontato che si creino assembramenti sia in entrata che in uscita». Per Riccardo il 22 settembre sarà il ritorno in aula dopo più di 6 mesi. «La didattica a distanza è stata pesante perché è venuta a mancare la comunità sociale e scolastica. Dal punto di vista didattico il carico di studio era lo stesso. A molti miei amici la Dda non piaceva, ma quando hanno letto le nuove regole si sono ricreduti, perché almeno a casa c’era la possibilità di fare due passi, di fare una pausa. Cosa che invece ora viene a mancare». Ma l’incognita Dda continua a pendere sul futuro della scuola. «Senza quarantena obbligatoria si rischierebbe di avere meno concentrazione e più tempo libero – conclude Riccardo –. Ma al di là di questo, è giusto che gli studenti facciano lezione in aula: vedere le persone da uno schermo anziché dal vivo è totalmente diverso».
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