La Nuova Sardegna

Luigi Di Maio: «Il taglio dei parlamentari sarà una vittoria del Paese»

di Alessandro Pirina
Luigi Di Maio: «Il taglio dei parlamentari sarà una vittoria del Paese»

Il ministro: grazie al Sì Camere più rapide e risparmio annuo di 500 milioni

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SASSARI. È il più agguerrito nella battaglia per il Sì, sicuramente più di altri leader che invece devono fare fronte a forti mal di pancia interni. Per Luigi Di Maio, ministro degli Esteri, ma soprattutto esponente di punta del M5s, la riduzione del numero dei parlamentari è il primo passo verso la riforma delle istituzioni.

Ministro, il taglio dei parlamentari è una delle principali battaglie del M5s: che cosa cambierà per l’Italia?

«È una delle principali sfide della politica italiana. Un obiettivo di cui si è sempre parlato, ma che nessuno finora è riuscito a raggiungere. Adesso manca veramente poco. Il M5s ha portato questa riforma in Parlamento ed è riuscito a farla votare trasversalmente, ma è una battaglia che appartiene a tutti, a partire dai cittadini. Le Camere saranno più rapide, e di conseguenza più efficienti e produttive. Il Parlamento rispecchierà il Paese di oggi, sarà finalmente moderno e allineato agli standard europei».

I sostenitori del No dicono che per un risparmio minimo si riducono democrazia e rappresentatività. Come risponde a queste critiche?

«Gli squilibri ci sono anche adesso. Un esempio è la Basilicata: attualmente lì vengono eletti più senatori che deputati. Non solo, ci sono 7 senatori con circa 580mila abitanti, mentre la Sardegna con circa 1 milione e 640mila, quindi praticamente tre volte tanto, ne ha solo 8. A proposito di rappresentatività, lei ritiene che un politico che vive in Calabria ma si candida a Bolzano possa rappresentare al meglio quel territorio? Col taglio contrastiamo anche queste pratiche. Quanto al risparmio, non credo che circa mezzo miliardo a legislatura sia poca cosa: non risolverà di certo i problemi del Paese, ma sicuramente potrà essere reinvestito per i cittadini».

In Sardegna diversi parlamentari – tra cui anche due del M5s – che in aula avevano votato sì sono schierati per il No perché la riforma rischierebbe di ridurre drasticamente la voce dell’isola in Parlamento. Quali correttivi si possono prevedere per evitarlo?

«Quella del taglio dei parlamentari è un'altra partita, semplice come la formulazione del quesito referendario. Il numero di deputati e senatori è troppo alto e non rispecchia l'attuale assetto istituzionale, nel quale anche gli enti locali sono molto più presenti rispetto al passato. Nell'ultima votazione alla Camera il taglio è passato con il 98%, a dimostrazione del fatto che siamo davanti a una riforma importante, votata e voluta da tutti».

Se lunedì vincerà il Sì sarà d’obbligo modificare la legge elettorale: a che punto è il confronto tra i partiti?

«In Commissione alla Camera è stato adottato il testo base. Un anno fa, al momento della formazione dell'attuale governo, ci eravamo impegnati a fare andare in parallelo taglio dei parlamentari e nuova legge elettorale. Lo stiamo facendo, noi abbiamo una sola parola e la onoriamo sempre».

Qual è la legge elettorale migliore per il Movimento?

«La proposta che è sul tavolo ci trova d'accordo. Un proporzionale che trova la convergenza con le altre forze politiche».

Alla Nuova Mario Segni ha detto che la vittoria del Sì sarebbe un ritorno alla partitocrazia avallato proprio da voi del M5s. Cosa risponde?

«Ripeto, qui il discorso è semplice: quasi mille parlamentari sono troppi e vanno tagliati. Le dinamiche e le garanzie della nostra democrazia resteranno intatte, con l'unica differenza che in questo caso si applicheranno a un numero minore di deputati e senatori. Anzi, ritengo che la partecipazione dei cittadini alla vita politica sarà più intensa grazie al taglio, perché crescerà la fiducia delle persone nelle Istituzioni».

Se vince il Sì lei sarà sicuramente uno dei vincitori di questa battaglia. In caso contrario sarà una sconfitta dei 5 stelle?

«Sarebbe una vittoria di tutto il popolo italiano. Questa riforma non ha bandiere, in Aula è stata votata praticamente dall'intero arco parlamentare. Questo è un cambio di passo per tutti i cittadini, che avranno a disposizione un Parlamento più funzionale e produttivo. Ne parlava già Nilde Iotti, oggi abbiamo l'opportunità concreta di farlo davvero».

Se prevarrà il No ci saranno ripercussioni per il governo?

«Guardi io penso al Sì, e le piazze dove in questi giorni mi confronto con i cittadini sono piene e hanno voglia di un cambiamento anche su questo fronte. Il 20 e il 21 settembre si esprimerà la volontà popolare, che non darà un giudizio sul governo ma una prospettiva sul futuro della politica e della vita istituzionale nel nostro Paese».



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