relazione arera
«Con la decarbonizzazione garantire lo sviluppo»
CAGLIARI. Il confronto dentro e fuori la Sardegna sul suo futuro energetico, che trascina anche quello produttivo e industriale, è diventato un esempio, ma non da perseguire, semmai da evitare. Nella...
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CAGLIARI. Il confronto dentro e fuori la Sardegna sul suo futuro energetico, che trascina anche quello produttivo e industriale, è diventato un esempio, ma non da perseguire, semmai da evitare. Nella relazione annuale del presidente di Arera, l’autorità regolatoria per i sistemi energetici, i rifiuti e l’ambiente, di gran lunga la più penetrante nel tessuto economico nazionale, c’è spazio anche per l’isola e per la querelle metano. Il presidente di Arera Stefano Besseghini (foto a destra), un tecnico con un passato decennale in Rse (la società pubblica che ha realizzato per Arera lo studio sul futuro energetico) ieri ha presentato alle massime autorità dello Stato la relazione sull’attività annuale dell’autorità, e nel suo intervento ha citato per due volte il caso sardo.
«Un chiaro esempio delle difficoltà che si incontrano nelle scelte di sviluppo delle infrastrutture nell’attuale fase storica – ha detto – è rappresentato dalla situazione della Sardegna, rispetto alla quale l’Autorità sta lavorando, in coordinamento con le altre istituzioni coinvolte per garantire che tale sviluppo rispetti i criteri di efficenza, le necessità dei consumatori e della crescita industriale e che sia il più possibile allineato con gli obiettivi previsti nell’ambito del processo di decarbonizzazione».
Le parole di Besseghini non sono state scelte a caso, e così acquistano un valore pesante sia la frase sulle «difficoltà nelle scelte», che quella sui «criteri di efficenza». L’Autorità non indica le soluzioni per la metanizzazione chiede però che queste siano efficenti e in linea con l’addio al carbone. Un addio difficile per l’isola perchè negli allegati alla sua relazione Besseghini cita come “essenziali” le due centrali a carbone sarde, al punto che il loro calo di produzione tra il 2018 e il 2019 è stato inferiore al 10 per cento, contro un dimezzamento di potenza per il resto del parco a carbone del paese. Ed è proprio l’essenzialità dell’energia sarda a carbone l’ostacolo maggiore a un suo rapido abbandono(g.cen.)
«Un chiaro esempio delle difficoltà che si incontrano nelle scelte di sviluppo delle infrastrutture nell’attuale fase storica – ha detto – è rappresentato dalla situazione della Sardegna, rispetto alla quale l’Autorità sta lavorando, in coordinamento con le altre istituzioni coinvolte per garantire che tale sviluppo rispetti i criteri di efficenza, le necessità dei consumatori e della crescita industriale e che sia il più possibile allineato con gli obiettivi previsti nell’ambito del processo di decarbonizzazione».
Le parole di Besseghini non sono state scelte a caso, e così acquistano un valore pesante sia la frase sulle «difficoltà nelle scelte», che quella sui «criteri di efficenza». L’Autorità non indica le soluzioni per la metanizzazione chiede però che queste siano efficenti e in linea con l’addio al carbone. Un addio difficile per l’isola perchè negli allegati alla sua relazione Besseghini cita come “essenziali” le due centrali a carbone sarde, al punto che il loro calo di produzione tra il 2018 e il 2019 è stato inferiore al 10 per cento, contro un dimezzamento di potenza per il resto del parco a carbone del paese. Ed è proprio l’essenzialità dell’energia sarda a carbone l’ostacolo maggiore a un suo rapido abbandono(g.cen.)
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