Referendum e suppletive l’affluenza si ferma al 23%

La Sardegna ultima tra le regioni. Sassari, la sfida per il Senato non sfonda 

SASSARI. L’isola diserta le urne: l’affluenza ai seggi è la più bassa d’Italia. Male anche il Nord Sardegna, dove in contemporanea al referendum sul taglio dei parlamentari si vota anche per eleggere il nuovo senatore del collegio di Sassari. Nell’isola alle 23 aveva votato il 23,4 per cento degli elettori. A livello nazionale, invece, l’affluenza è arrivata a sfiorare il 40, trascinata dalle regioni in cui i cittadini sono chiamati al voto anche per eleggere i governatori, ovvero la Liguria, il Veneto, la Toscana, le Marche, la Campania, la Puglia e la Valle d’Aosta. Nonché i sindaci di 957 comuni, tra cui anche città capoluogo di provincia come Venezia, Bolzano, Trento, Reggio Calabria, Matera e Mantova. In Sardegna le amministrative sono state scorporate dal referendum e si terranno il 25 e 26 ottobre. Di qui il dato nettamente più basso della Sardegna.

Il referendum. Alle urne sono chiamati 1.357.145 elettori sardi. Ma di fatto ai seggi si sono presentati in pochi. Finora, perché ancora c’è tempo oggi dalle 7 alle 15. Subito dopo avrà inizio lo scrutinio. Che in base ai dati dell’affluenza di ieri potrebbe essere una pratica abbastanza veloce. Alle 12 aveva votato solo il 7,76 per cento contro la media nazionale del 12,25, trascinata da Veneto, Trentino, Toscana e Liguria. In Sardegna, tra le province la Città metropolitana di Cagliari guidava con l’8,60, più alta di Sassari, che nonostante le suppletive per il Senato, non è andata oltre il 7,60. Più o meno come le altre province chiamate al voto solo per il referendum. Lo stesso scenario si è ripetuto alle 19, quando è stato reso noto il dato dell’affluenza. La Sardegna penultima - in coda sempre la Sicilia, anch’essa senza amministrative - a quota 17,08 per cento, a fronte di una media nazionale del 29,80. Con Valle d’Aosta e Trentino oltre il 40, il Veneto e la Toscana a un passo da quella soglia. Anche alle 19 Cagliari superava Sassari, 18,07 contro 17,49, mentre Nuoro, Oristano e il Sud Sardegna non sono andate oltre il 16. Lo stesso copione si è ripetuto alle 23, con la Sardegna superata dalla Sicilia. L’isola si è fermata al 23,4 per cento, con Cagliari che ha fatto registrare un punto in percentuale più di Sassari.

Le suppletive. In questo caso ad andare al voto è circa un terzo dei sardi. Per l’esattezza 427.824 elettori residenti in quello che è il collegio senatoriale di Sassari, che comprende l’intera provincia di Sassari, inclusa la Gallura, e 14 Comuni del Nuorese: Bitti, Galtellì, Irgoli, Loculi, Lodè, Lula, Onanì, Onifai, Orosei, Orune, Osidda, Posada, Siniscola e Torpè. Il fatto che ci fosse una tornata elettorale faceva pensare che almeno nel nord Sardegna ci sarebbe stata una affluenza maggiore. Invece no, il dato dei votanti alle suppletive è sempre più basso di quello del referendum: alle 12 appena il 7,39 per cento (mentre il 7,60 ha preso la scheda per il referendum) e alle 19 il 16,53, contro il 17,08 della consultazione referendaria.

Gli aspiranti senatori. I quattro candidati al seggio di Palazzo Madama rimasto vacante dopo la morte di Vittoria Bogo Deledda, eletta nel 2018 con il Movimento 5 stelle, si sono recati alle urne tutti in mattinata. Il più mattiniero è stato Lorenzo Corda, presidente provinciale dell’ordine degli ingegneri, candidato da M5s e Pd, nonché di Progressisti, Demos, Leu e Centro democratico, che ha votato alle elementari di via Bottego. Poi è stato il turno di Gian Mario Salis, medico di laboratorio scelto dal Psi per la corsa a Palazzo Madama, che ha votato alla primaria di via Baldedda. A metà mattinata è toccato nell’elementare di San Giuseppe ad Agostinangelo Marras, l’avvocato penalista sostenuto da Italia Viva, Italia in Comune, Più Europa e Pli. Infine, Carlo Doria, medico ortopedico scelto dal centrodestra, ultimo a porre la scheda nell’urna in via De Carolis. Anche per le suppletive si potrà votare oggi dalle 7 alle 15.

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