Aidomaggiore resta a casa per difendere i suoi anziani
di Maria Antonietta Cossu
Prima giornata del nuovo lockdown tra responsabilità e rassegnazione Poche persone in giro e solo per ragioni importanti: «È la scelta giusta»
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AIDOMAGGIORE. I 413 abitanti del piccolo centro del Guilcier sono improvvisamente ripiombati nell'incubo di sei mesi fa, quando in tutto il territorio nazionale era scattato l’ordine di confinamento sociale per tentare di fermare la pandemia. Stavolta l’impatto emotivo è stato ancora più dirompente, perché da realtà considerata immune, Aidomaggiore si è scoperta sede di focolaio. Il secondo provvedimento di chiusura totale adottato nell’ultima propaggine della provincia di Oristano non ha precedenti in Sardegna, e gli effetti si sono manifestati già ieri, giorno in cui è entrata in vigore l’ordinanza che ha reintrodotto l’autocerticazione e ha vietato gli spostamenti se non per motivi di stretta necessità.
In giro per il paese, sin dal mattino, di persone ce ne sono davvero poche in giro, ma dai loro discorsi s’intuisce una serena accettazione e la convinzione dell’ineluttabilità della soluzione a cui è ricorso il Comune per bloccare sul nascere la diffusione del virus: «La tutela della salute pubblica ha la priorità su qualunque cosa»: questo il leitmotiv ripetuto dai pochi passanti. Gli unici movimenti si notano vicino alle attività rimaste aperte in deroga ai divieti: farmacia, negozi di generi alimentari, edicola e tabaccheria. Bar e pasticceria avevano chiuso giorni fa in via precauzionale. Sbarrato anche l’ingresso della parrocchia, dove le celebrazioni sono state momentaneamente sospese.
Nessuno si attarda all’interno degli esercizi: giusto il tempo di prendere il necessario per poi rientrare a casa, nel rispetto delle disposizioni in vigore almeno fino al 2 ottobre. I giovani sono perfettamente coscienti dell’importanza di proteggere i soggetti più vulnerabili della popolazione, come testimonia Eleonora Molinas, studentessa universitaria di 23 anni: «La preoccupazione principale è di tutelare la salute di tutti ma in particolare delle persone più avanti con l'età e cagionevoli di salute», dice la ragazza subito dopo aver consegnato la spesa alla nonna. «Il lockdown è la soluzione migliore. In paesi con fitte relazioni sociali come il nostro è più facile che la situazione degeneri e questo intervento è stato tempestivo. Comporta dei disagi, ma è un sacrificio necessario».
Sacrificio e accettazione: una combinazione ricorrente: «Il 60 per cento è composto da anziani. È la categoria più esposta, dobbiamo tutelarli e condivido questa soluzione. Speriamo serva a fermare più in fretta l'epidemia», auspica Mario Canopia, 37 anni. «Dobbiamo pensare anche ai bambini e a quale trauma andrebbero incontro se dovessero tardare ancora il rientro a scuola. A noi adulti l'obbligo di prestare la massima attenzione perché conviviamo con piccoli e anziani, i soggetti più deboli», rimarca Donatella Pinna.
I casi di positività accertati sono cinque, ma il numero effettivo potrebbe essere più che doppio. L’apprensione è percettibile, ma in pochi la tradiscono. Le persone più turbate si affidano alle competenze e ai consigli della farmacista, una figura di riferimento: «Percepisco molta paura, ma cerco di rassicurare tutti raccomandando la prevenzione. Solo così ci possiamo difendere: adottare tutte le precauzioni e in particolare il distanziamento, persino in ambito familare se ci sono congiunti con altre patologie»: è il suggerimento dato da Antonietta Carta, che lunedì sarà tra le prime 50 persone a sottoporsi al tampone.
La giunta presieduta dalla vicesindaco Maria Lourdes Pala ha dato la precedenza alle persone più fragili e ai lavoratori che hanno contatti con il pubblico, ma si sta adoperando per monitorare l'intera popolazione. «Sono misure radicali ma forse le uniche in grado di arginare subito i contagi», ha detto il sindaco Mariano Salaris, anch’egli positivo al coronavirus. Dalla residenza di Cagliari ha rivolto un appello agli aidomaggioresi invitandoli alla collaborazione. «Come hanno fatto finora».
Il caso di Aidomaggiore e i focolai di Sedilo, dove si contano almeno 46 persone contagiate, rappresentano le situazioni più critiche nell'Alto Oristanese. Ma l'allerta è massima ovunque. Le amministrazioni di Ghilarza, Abbasanta e Norbello, che ha registrato il primo caso di Covid, avvieranno un'indagine epidemiologica sottoponendo ai test sierologici un componente di ogni famiglia.
In giro per il paese, sin dal mattino, di persone ce ne sono davvero poche in giro, ma dai loro discorsi s’intuisce una serena accettazione e la convinzione dell’ineluttabilità della soluzione a cui è ricorso il Comune per bloccare sul nascere la diffusione del virus: «La tutela della salute pubblica ha la priorità su qualunque cosa»: questo il leitmotiv ripetuto dai pochi passanti. Gli unici movimenti si notano vicino alle attività rimaste aperte in deroga ai divieti: farmacia, negozi di generi alimentari, edicola e tabaccheria. Bar e pasticceria avevano chiuso giorni fa in via precauzionale. Sbarrato anche l’ingresso della parrocchia, dove le celebrazioni sono state momentaneamente sospese.
Nessuno si attarda all’interno degli esercizi: giusto il tempo di prendere il necessario per poi rientrare a casa, nel rispetto delle disposizioni in vigore almeno fino al 2 ottobre. I giovani sono perfettamente coscienti dell’importanza di proteggere i soggetti più vulnerabili della popolazione, come testimonia Eleonora Molinas, studentessa universitaria di 23 anni: «La preoccupazione principale è di tutelare la salute di tutti ma in particolare delle persone più avanti con l'età e cagionevoli di salute», dice la ragazza subito dopo aver consegnato la spesa alla nonna. «Il lockdown è la soluzione migliore. In paesi con fitte relazioni sociali come il nostro è più facile che la situazione degeneri e questo intervento è stato tempestivo. Comporta dei disagi, ma è un sacrificio necessario».
Sacrificio e accettazione: una combinazione ricorrente: «Il 60 per cento è composto da anziani. È la categoria più esposta, dobbiamo tutelarli e condivido questa soluzione. Speriamo serva a fermare più in fretta l'epidemia», auspica Mario Canopia, 37 anni. «Dobbiamo pensare anche ai bambini e a quale trauma andrebbero incontro se dovessero tardare ancora il rientro a scuola. A noi adulti l'obbligo di prestare la massima attenzione perché conviviamo con piccoli e anziani, i soggetti più deboli», rimarca Donatella Pinna.
I casi di positività accertati sono cinque, ma il numero effettivo potrebbe essere più che doppio. L’apprensione è percettibile, ma in pochi la tradiscono. Le persone più turbate si affidano alle competenze e ai consigli della farmacista, una figura di riferimento: «Percepisco molta paura, ma cerco di rassicurare tutti raccomandando la prevenzione. Solo così ci possiamo difendere: adottare tutte le precauzioni e in particolare il distanziamento, persino in ambito familare se ci sono congiunti con altre patologie»: è il suggerimento dato da Antonietta Carta, che lunedì sarà tra le prime 50 persone a sottoporsi al tampone.
La giunta presieduta dalla vicesindaco Maria Lourdes Pala ha dato la precedenza alle persone più fragili e ai lavoratori che hanno contatti con il pubblico, ma si sta adoperando per monitorare l'intera popolazione. «Sono misure radicali ma forse le uniche in grado di arginare subito i contagi», ha detto il sindaco Mariano Salaris, anch’egli positivo al coronavirus. Dalla residenza di Cagliari ha rivolto un appello agli aidomaggioresi invitandoli alla collaborazione. «Come hanno fatto finora».
Il caso di Aidomaggiore e i focolai di Sedilo, dove si contano almeno 46 persone contagiate, rappresentano le situazioni più critiche nell'Alto Oristanese. Ma l'allerta è massima ovunque. Le amministrazioni di Ghilarza, Abbasanta e Norbello, che ha registrato il primo caso di Covid, avvieranno un'indagine epidemiologica sottoponendo ai test sierologici un componente di ogni famiglia.
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