I DUE CARDINI: FAMIGLIA E SCUOLA
di VANNESSA ROGGERI
È anche vero che la paura del contagio e il bisogno di improvvisare per far fronte all’emergenza sanitaria ci ha risvegliato bruscamente da un torpore generalizzato delle coscienze. Forse non è...
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È anche vero che la paura del contagio e il bisogno di improvvisare per far fronte all’emergenza sanitaria ci ha risvegliato bruscamente da un torpore generalizzato delle coscienze. Forse non è azzardato affermare che il timore per la salute dei propri figli ha creato in molti genitori una nuova attenzione verso le loro reali necessità, riducendo certe “distrazioni” che la vita inevitabilmente ha comportato. Forse non è eccessivo dire che il tempo trascorso con i propri figli ora sta assumendo un rinnovato valore.
Vietato dare la scuola per scontato, considerarla un “parcheggio” per migliaia di bambini e adolescenti, un appuntamento giornaliero certo, un porto incrollabile e insostituibile.
A pochi giorni dalla ripartenza delle lezioni sono già finite in quarantena 39 classi; è una situazione precaria carica di incertezze. Avere un compagno di banco o respirare in libertà devono considerarsi oramai privilegi perduti, così come uscire di casa per andare a scuola senza rischiare pericolosi assembramenti alla fermata dell’autobus è da considerarsi un rischio inaccettabile. In Sardegna, almeno per ora, il trasporto degli studenti pendolari non è garantito del tutto; l’Arst non ha adeguato il numero dei mezzi né le corse, pur dovendo ridurre all’80% la capienza dei passeggeri. È chiaro che non ci saranno posti per tutti e che l’affollamento di ragazzi sarà inevitabile. Tutto ciò si traduce in nuove responsabilità per tutte quelle famiglie che abitano nei comuni distanti dagli istituti scolastici, sacrifici pesanti per tutti quei genitori costretti ad accompagnare i figli con le proprie auto. Non si tratta soltanto di un “effetto paura” del contagio sui mezzi pubblici, bensì nella maggior parte dei casi di concreta necessità di raggiungere una destinazione lontana da casa. Le lezioni in presenza sono appese a un filo, la didattica a distanza non funziona e arrivare a scuola è un terno a lotto. L’emergenza Covid rivela come una spietata cartina al tornasole le debolezze del nostro Paese, arrivando a scardinare un diritto imprescindibile: l’istruzione.
Possiamo solo immaginare l’angoscia e i problemi che potranno avere padri e madri lavoratori che non sapranno come mandare i figli a scuola. Posto che in questa pandemia tutti noi stiamo navigando a vista, pronti ad aggiustare il tiro secondo l’evoluzione del giorno, è a dir poco inammissibile che in un momento così complicato Regione e Stato abbandonino a se stessa un’istituzione fondamentale come la famiglia. È un’emergenza nell’emergenza. Le previsioni sull’andamento della pandemia non sono confortanti, se il Governo non trova al più presto soluzioni specifiche che aiutino genitori e figli a limitare i disagi, ad esempio obbligando l’azienda dei trasporti pubblici a potenziare le linee, dovremo prepararci ad affrontare un anno tutt’altro che facile.
Vietato dare la scuola per scontato, considerarla un “parcheggio” per migliaia di bambini e adolescenti, un appuntamento giornaliero certo, un porto incrollabile e insostituibile.
A pochi giorni dalla ripartenza delle lezioni sono già finite in quarantena 39 classi; è una situazione precaria carica di incertezze. Avere un compagno di banco o respirare in libertà devono considerarsi oramai privilegi perduti, così come uscire di casa per andare a scuola senza rischiare pericolosi assembramenti alla fermata dell’autobus è da considerarsi un rischio inaccettabile. In Sardegna, almeno per ora, il trasporto degli studenti pendolari non è garantito del tutto; l’Arst non ha adeguato il numero dei mezzi né le corse, pur dovendo ridurre all’80% la capienza dei passeggeri. È chiaro che non ci saranno posti per tutti e che l’affollamento di ragazzi sarà inevitabile. Tutto ciò si traduce in nuove responsabilità per tutte quelle famiglie che abitano nei comuni distanti dagli istituti scolastici, sacrifici pesanti per tutti quei genitori costretti ad accompagnare i figli con le proprie auto. Non si tratta soltanto di un “effetto paura” del contagio sui mezzi pubblici, bensì nella maggior parte dei casi di concreta necessità di raggiungere una destinazione lontana da casa. Le lezioni in presenza sono appese a un filo, la didattica a distanza non funziona e arrivare a scuola è un terno a lotto. L’emergenza Covid rivela come una spietata cartina al tornasole le debolezze del nostro Paese, arrivando a scardinare un diritto imprescindibile: l’istruzione.
Possiamo solo immaginare l’angoscia e i problemi che potranno avere padri e madri lavoratori che non sapranno come mandare i figli a scuola. Posto che in questa pandemia tutti noi stiamo navigando a vista, pronti ad aggiustare il tiro secondo l’evoluzione del giorno, è a dir poco inammissibile che in un momento così complicato Regione e Stato abbandonino a se stessa un’istituzione fondamentale come la famiglia. È un’emergenza nell’emergenza. Le previsioni sull’andamento della pandemia non sono confortanti, se il Governo non trova al più presto soluzioni specifiche che aiutino genitori e figli a limitare i disagi, ad esempio obbligando l’azienda dei trasporti pubblici a potenziare le linee, dovremo prepararci ad affrontare un anno tutt’altro che facile.
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