La Nuova Sardegna

A Sassari arte e cultura sotto chiave da anni

di Paoletta Farina
A Sassari arte e cultura sotto chiave da anni

Chiusi il museo Sanna e il Barbacane, uno spiraglio per Padiglione e Carmelo

3 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. Sassari città dell’arte, ma i principali musei e sedi espositive sono off limits. Non era mai accaduto che tanta cultura fosse sotto chiave contemporaneamente. Il panorama che ne esce è desolante. Anche se proprio di recente ci sono segnali incoraggianti per un’uscita dalla crisi profonda di offerta di cultura.

Museo Sanna. Chiuso da quasi tre anni, il museo archeologico nazionale “Giovanni Antonio Sanna”, vede riaprirsi l’orizzonte. L’intervento di ripristino e restauro del complesso museale di via Roma, andato avanti tra stop and go si è concluso nella parte del vasto giardino, vanto della città per decenni: verrà per primo restituito alla fruibilità dei cittadini e dei turisti che, Covid permettendo, potranno così ammirarlo nella sua rinnovata bellezza. In occasione delle Giornate europee del patrimonio dovevano essere riaperti i cancelli, ma ci ha messo la zampino il maltempo e non se n’è fatto niente. L’intenzione è, infatti, di utilizzare il parco per eventi culturali, in attesa di riaccendere le luci delle sale. A rimettere in moto meccanismi arrugginiti nell’andamento del cantiere è stato il soprintendente Bruno Billeci, nominato di recente anche direttore generale del segretariato regionale dei Musei della Sardegna. Un doppio incarico che ha consentito all’architetto Billeci una visione d’insieme sulla lunga riqualificazione del “Sanna”. Negli ultimi mesi i lavori sono ripresi senza interruzioni. Ma altri devono essere appaltati.

[[atex:gelocal:la-nuova-sardegna:regione:1.39378126:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.lanuovasardegna.it/regione/2020/10/02/news/ora-idee-e-professionalita-1.39378126]]

Ex Padiglione dell’Artigianato ed ex Convento del Carmelo. Qualcosa si muove anche in questo caso. Dopo aver viaggiato per 15 anni nell’incertezza, da quando cioè entrambi furono inseriti nel Piano di razionalizzazione e sviluppo del sistema regionale dei Musei predisposto dall’allora giunta di Renato Soru, si è trovata finalmente la quadra. Provincia, Comune e Regione hanno concluso l’accordo lunedì scorso per il passaggio di entrambi gli edifici sotto la gestione di Palazzo Ducale dove ora siede come sindaco Nanni Campus. All’intesa definitiva ora manca la firma sui due contratti di comodato d’uso e la durata che dovranno avere. Prendere in carico per un lungo periodo i due nuovi musei regionali consentirebbe di fare una programmazione a lungo termine. Ma ciò presuppone anche congruità e certezza di finanziamenti da parte della Regione. Gli assessori agli enti locali, Quirico Sanna, e alla Cultura, Andrea Biancareddu, hanno promesso fondi triennali.

Un patrimonio in deposito. I nuovi musei dell’Artigianato e del design e dell’Arte del Novecento e del Contemporaneo potranno contare su straordinarie collezioni. Al Padiglione confluiranno quelle dell’Isola, il disciolto Istituto sardo per l’organizzazione dell’artigianato. Nella lunga attesa di ritornare in vetrina, però, si stanno deteriorando. Tappeti e cestineria, se non si farà in fretta, rischiano di andare persi. E in attesa di essere esposte al “Carmelo”, oltre al ricco Fondo Biasi, ci sono anche le opere acquistate da privati da parte della Regione, come 62 collage di Edina Altara, proprio allo scopo, o la donazione dalla famiglia sassarese Magnani.

Pinacoteca nazionale. La Pinacoteca nazionale Canopoleno in piazza Santa Caterina, in questo deserto, è l’unica a brillare. La struttura è a norma, ha svolto un’intensa attività di promozione e si può visitare.

Rete museale Thamus. Gestita da una quindicina d’anni dal Comune, ha come pezzo pregiato il sito archeologico di Monte d’Accoddi (con il suo altare prenuragico unico nel Mediterraneo) affidato in convenzione dalla Soprintendenza archeologica, Belle Arti e Paesaggio. È il più visitato in assoluto. Per vederlo arrivano da tutto il mondo e neanche la pandemia, quando è stato riaperto al pubblico, ha fermato la curiosità di conoscerlo. Le altre tappe di un itinerario creato per accompagnare alla conoscenza dei luoghi storici cittadini sono Palazzo di Città, un tempo sede della municipalità e ora del Teatro Civico; e poi la fontana del Rosello, del XVII secolo, simbolo di Sassari; le cantine del Duca, a Palazzo Ducale, e il Barbacane, vestigia del castello aragonese scelleratamente abbattuto nell’Ottocento. Purtroppo il Barbacane è chiuso da due anni dopo che la rottura di una condotta idrica lo aveva allagato. E serve un accordo tra Abbanoa e Soprintendenza per il restauro. Tutti gli altri siti Thamus sono aperti, ma con gli orari dettati dall’emergenza sanitaria.
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il provvedimento

Abusi edilizi e scarichi irregolari: chiuso il ristorante “Sapore di mare”, ex Chicca Piperita

di Argentino Tellini
Le nostre iniziative