Il padre di Stefano Masala: «Noi non ci arrendiamo»
Senza esito le ricerche nelle campagne di “Ortisca” a Nule. L’intervento degli investigatori è stato sospeso dopo gli ultimi scavi
NULE. Un altro giorno senza risultati, e anche questa volta le ricerche cominciate sotto nuovi auspici sono andate a vuoto. Ma nonostante la delusione, la famiglia Masala ha voluto ringraziare le Istituzioni, e tutti gli operatori, che «con costanza e dedizione in questi tremendi giorni si sono adoperati alla ricerca del nostro amato Stefano. La mia convinzione – ha detto il padre Marco – è che Stefano sia lì, ma purtroppo difficile da trovare: devono dirlo loro (il riferimento è ai due giovani già condannati, ndc) dov'è, non c'è altra alternativa, anche se noi continueremo a cercarlo per sempre».
Il messaggio dei familiari di Stefano Masala è arrivato a tarda sera, quando si è avuta conferma che ormai le attività sono state interrotte e che non proseguiranno.
É una nuova delusione, ma non la resa. Gli investigatori hanno operato in quel quadrante tracciato sul terreno di “Ortisca” dove si era già scavato cinque anni fa. Stavolta sembrava che ci fosse qualche elemento nuovo, con la procura della Repubblica di Nuoro che ha voluto ridare impulso alle indagini per arrivare al luogo dove è stato nascosto il corpo di Stefano Masala. “Un segnale chiaro e preciso”, queste le indiscrezioni. Gli inquirenti non hanno fatto trapelare nulla, ma qualcosa è successa nell’ultimo periodo se la decisione è stata quella di tornare lì, in uno dei terreni della famiglia Pinna dove anche i cani molecolari non erano riusciti a dare indicazioni chiare nel 2015. L’impressione è che si stesse scavando non solo per cercare il corpo di Stefano Masala, ma anche per trovare conferme ad altre possibili situazioni (per esempio se il corpo possa essere stato spostato, oppure per trovare indumenti o altri oggetti che potrebbero essere appartenuti al 30enne di Nule).
L'inchiesta legata al duplice omicidio di Gianluca Monni e Stefano Masala è chiusa e non ci sono ulteriori sviluppi. Per quelle due uccisioni che risalgono al 7 e 8 maggio del 2015, Paolo Enrico Pinna è stato condannato in via definitiva a vent'anni di reclusione dal tribunale dei minori, mentre da poco la corte d'assise d'appello di Sassari ha confermato la condanna all'ergastolo già pronunciata in primo grado dalla corte d'assise di Nuoro nei confronti del cugino, Alberto Cubeddu. Ma c’è un aspetto che comanda la vicenda: i familiari di Stefano Masala non si sono mai arresi, hanno chiesto tutti i giorni di non interrompere le ricerche e se necessario rifare anche il vecchio percorso. Perchè non è possibile che il corpo di Stefano sia scomparso nel nulla. Chi lo ha ucciso non ha avuto molto tempo per disfarsi del cadavere e, soprattutto - queste le valutazioni anche degli investigatori - è andato in un luogo che conosceva bene e dove era sicuro di non incontrare “sorprese”. I carabinieri del Ros di Roma, i Cacciatori di Sardegna, del Reparto operativo di Nuoro e della compagnia di Bono, ieri hanno proseguito nell’azione di accertamento nei 17 ettari di “Ortisca”. Il Dna di Stefano è stato isolato nel 2016, quando gli specialisti del Ris di Cagliari erano riusciti a rilevarlo da un paio di jeans del ragazzo, dopo diversi tentativi. È un elemento importante, disponibile per eventuali comparazioni. Per ora le novità attese non sono arrivate.
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