Latte, allarme delle aziende «Ora si rischia il blocco»

Produttori e industriali sollecitano la Regione: «Bisogna fare presto»

SASSARI. La vertenza Aras sembra arrivata alla fase cruciale. Anche perché attendere oltre sarebbe rischiosissimo per i 250 tra veterinari, agronomi e tecnici delle analisi che attendono la stabilizzazione in Laore prima che il 31 dicembre si concluda il conto alla rovescia che porta al licenziamento; e per l’intero settore della zootecnia sarda che da oltre 30 anni si affida alla loro professionalità e che senza di loro andrebbe in blocco. Il 90% delle aziende del lattiero-caseario, che sinora hanno osservato in silenzio la situazione precipitare verso il baratro, ora hanno deciso di farsi sentire scrivendo a Solinas: ben 19 realtà del settore nevralgico dell’economia isolana provano a smuovere le acque dopo l’inizio dello sciopero degli ex lavoratori Aras.

Produttori e trasformatori hanno presentato un’istanza al governatore Christian Solinas «perché si faccia istituzionalmente carico – spiegano in un documento – di sollecitare il Tar, affinché la sentenza di merito sulla vicenda Aras sia pronunciata e pubblicata in tempo utile a garantire la continuità delle attività. I firmatari dell’istanza ritengono infatti che assicurare la continuità delle attività finora svolte da Aras comporterebbe «un sicuro vantaggio all’intero comparto, dalla produzione primaria fino alla trasformazione e commercializzazione del prodotto finito».

Se così non fosse, i produttori ritengono che la prossima campagna casearia metterebbe a rischio il sistema di garanzia sanitario, «in particolare verrebbe a mancare sia il controllo della produzione primaria che interessa la totalità delle aziende zootecniche produttrici di latte delle varie specie sia l’assistenza e il supporto analitico per l’applicazione della misura sul benessere animale». In ballo anche 40 milioni di contributi Ue e forse sarebbe stato più utile chiedere di fare pressing su Laore affinché sblocchi i concorsi, visto che il Tar non ha dato la sospensiva.

A sottoscrivere il documento le industrie Fratelli Pinna Thiesi, Agriexport Sardegna Chilivani, La Concordia Pattada, Lacesa Bortigali, Foi Macomer, Fratelli Maoddi Nuragus, L’Armentizia Moderna Guspini, Industria Agroalimentare Serra, Sepi Marrubiu, Sarda Formaggi Buddusò; e le cooperative 3A Arborea, Allevatori Mores, Cao Oristano, Sa Costera Anela, Unione Pastori Nurri, Allevatori Villanovesi, Pozzomaggiore, Lait Ittiri e Pastori Oschiresi.

A dimostrazione che il momento è decisivo, anche Coldiretti Sardegna interviene sulla questione ricordando il «quasi dimezzamento in 10 anni del personale dell’assessorato all’agricoltura, l’innalzamento della età media e l’assenza della figura (centrale per il settore) di agronomi dopo una lunghissima assenza di concorsi ad hoc. Tutto il sistema conta 1.800 dipendenti ma nei punti nevralgici (assessorato e Argea) ci sono delle grosse carenze che si ripercuotono nei servizi rivolti alle aziende agricole». D’altra parte però c’è «una risorsa come l’Aras, di cui fanno parte tecnici preparati che conoscono il sistema e le problematiche del settore grazie a un lavoro a stretto contatto con le aziende agricole. Un patrimonio che ha sempre fornito un servizio essenziale per le imprese agricole ma che dall’altra ha sempre vissuto nell’incertezza».

«Sono sempre più evidenti due velocità tra imprese agricole e istituzioni che appaiono in modo imbarazzante – dice il direttore Luca Saba e l’emergenza Covid ha messo a nudo il problema». Eppure la soluzione è sotto gli occhi di tutti tranne di chi dovrebbe agire: «Del processo di riorganizzazione del sistema agricolo devono far parte i dipendenti dell’Aras – sentenzia il presidente Battista Cualbu – sono una risorsa fondamentale e affidabile, stabilizzandoli darebbero immediatamente il proprio contributo anche in questo momento di emergenza».

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