Liste d’attesa, nell’isola manca il piano
Indagine dell’Università Cattolica: solo 4 Regioni l’hanno presentato al ministero
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SASSARI. La ricerca dell’Università Cattolica, oltre a mettere in rilievo i punti deboli della rete delle terapie intensive sul territorio nazionale, con una particolare attenzione sul caso Sardegna, ha esaminato anche le azioni messe in campo dalle varie Regioni per fare in modo di smaltire le lunghe liste d’attesa nel settore della sanità pubblica che, durante il lockdown, si sono ulteriormente allungate.
Il decreto del 14 agosto prevede l’utilizzo di strumenti straordinari che siano in grado di dare risposte celeri alle richieste di «screening, prestazioni ambulatoriali e rcoveri ospedalieri non erogate nel periodo dell’emergenza epidemiologica».
Il decreto legge prevede anche che «le Regioni e le Province autonome provvedono, dalla data di entrata in vigore del provvedimento, a presentare al ministero della Salute e al ministero dell’Economia e delle finanze, un piano operativo regionale per il recupero delle liste d’attesa». Il limite è scaduto da almeno due settimane, ma al 30 settembre, secondo quanto si legge nel rapporto dell’Università Cattolica, solo quattro Regioni hanno deliberato «peraltro con approcci abbastanza diversi». Tra queste Regioni non c’è la Sardegna. Hanno presentato un piano solo Piemonte, Veneto, Toscana e Marche.
La questione delle liste d’attesa in Sardegna, come peraltro nel resto d’Italia, è una delle eredità più pesanti lasciate dai mesi di chiusura totale. Ai tempi già lunghi del periodo pre-pandemia si sono accumulati quelli dello stop forzato. L’amministrazione regionale assicura di aver messo in campo tutte le forze possibili per attenuare i disagi ed accorciare le attese, ma da tutta l’isola continuano da arrivare segnali di difficoltà nelle prenotazione e di tempi ancora lunghi.
Le quattro Regioni che hanno presentato il piano richiesto dal Governo hanno scelto strade differenti. Le Marche prevedono un’integrazione tra attività istituzionale, attività aggiuntiva e acquisto dal sistema privato.
La Toscana rimanda a Aziende e Enti il piano di riassorbimento.
Le misure aggiuntive previste dal Piemonte sono: incremento del personale interno, ulteriore utilizzo delle strutture ambulatoriali, reclutamento di personale e possibilità di refetrare visite, esami e prestazioni specialistiche per i medici specializzandi.
Il decreto del 14 agosto prevede l’utilizzo di strumenti straordinari che siano in grado di dare risposte celeri alle richieste di «screening, prestazioni ambulatoriali e rcoveri ospedalieri non erogate nel periodo dell’emergenza epidemiologica».
Il decreto legge prevede anche che «le Regioni e le Province autonome provvedono, dalla data di entrata in vigore del provvedimento, a presentare al ministero della Salute e al ministero dell’Economia e delle finanze, un piano operativo regionale per il recupero delle liste d’attesa». Il limite è scaduto da almeno due settimane, ma al 30 settembre, secondo quanto si legge nel rapporto dell’Università Cattolica, solo quattro Regioni hanno deliberato «peraltro con approcci abbastanza diversi». Tra queste Regioni non c’è la Sardegna. Hanno presentato un piano solo Piemonte, Veneto, Toscana e Marche.
La questione delle liste d’attesa in Sardegna, come peraltro nel resto d’Italia, è una delle eredità più pesanti lasciate dai mesi di chiusura totale. Ai tempi già lunghi del periodo pre-pandemia si sono accumulati quelli dello stop forzato. L’amministrazione regionale assicura di aver messo in campo tutte le forze possibili per attenuare i disagi ed accorciare le attese, ma da tutta l’isola continuano da arrivare segnali di difficoltà nelle prenotazione e di tempi ancora lunghi.
Le quattro Regioni che hanno presentato il piano richiesto dal Governo hanno scelto strade differenti. Le Marche prevedono un’integrazione tra attività istituzionale, attività aggiuntiva e acquisto dal sistema privato.
La Toscana rimanda a Aziende e Enti il piano di riassorbimento.
Le misure aggiuntive previste dal Piemonte sono: incremento del personale interno, ulteriore utilizzo delle strutture ambulatoriali, reclutamento di personale e possibilità di refetrare visite, esami e prestazioni specialistiche per i medici specializzandi.
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