Covid, Biancareddu: «Più autobus per gli studenti, Dad solo se indispensabile»
Il tema della sicurezza rilanciato dallo sciopero degli studenti di Cagliari
SASSARI. In aula distanziati e con la mascherina, in molti casi da indossare sino alla fine delle lezioni, e sugli autobus accalcati perché i posti non bastano. Così non va, c’è qualcosa che non torna. Il passaparola si è diffuso in un amen sulle chat e ieri mattina a Cagliari c’è stato il primo sciopero degli studenti: la diserzione è stata a macchia di leopardo con alcune classi vuote e altre no. Ma il messaggio è arrivato forte e chiaro: sino a quando la situazione del trasporto non cambierà, ci saranno altre iniziative di protesta. Con la sicurezza non si scherza, dice l’assessore regionale alla Pubblica istruzione Andrea Biancareddu: «I ragazzi hanno ragione, il problema trasporti è stato sollevato mesi fa perché si sapeva che i mezzi e le corse a disposizione per i pendolari non sarebbero stati sufficienti. Ora paghiamo i ritardi: se il Governo invece di spendere tanti soldi per acquistare banchi nuovi (di cui è arrivata solo una minima parte) avesse investito negli autobus, non ci troveremmo in questa situazione critica». Che fare allora? «Intanto facciamo in modo che si velocizzi l’iter per assegnare le corse aggiuntive e inserire nuovi mezzi anche di privati – dice Biancareddu – la Regione ha fatto la sua parte approvando un disegno di legge unitario. E alcuni Comuni si sono già attivati chiedendo alle ditte che gestiscono l’appalto di scuolabus di mettere in campo mezzi più capienti. È chiaro che il fattore tempo è cruciale considerato l’aumento dei contagi che sta portando alla sospensione delle lezioni in molte classi e in alcune scuole». La seconda via è la didattica a distanza. I governatori del Veneto e della Liguria, Zaia e Toti, hanno chiesto da dad per gli studenti delle Superiori, la ministra Azzolina ha detto no.
«Non sono d’accordo né con i governatori né con la ministra. Non si possono prendere queste decisioni a cuor leggero. Alla Azzolina dico che il suo rifiuto deve essere motivato, deve cioè garantire la sicurezza nelle scuole dove al momento mancano anche i banchi. Solo a quel punto potrò escludere la didattica a distanza. A Toti e Zaia dico che il ricorso alla Dad per tutti gli studenti delle Superiori sarebbe una sconfitta e che prima di attuare un provvedimento simile è necessario garantire ai ragazzi idonei strumenti d’accesso. In Sardegna non tutti sono nella stessa condizione: ci sono famiglie che non possono permettersi di acquistare pc o tablet, ci sono zone dove manca la connessione internet. La Regione è pronta a stanziare parte delle risorse necessarie, il governo faccia la sua parte. Per ora navighiamo a vista: in alcune scuole, nel Cagliaritano e in Gallura, si fa la dad alternata, la metà dei ragazzi per una settimana sta in aula e l’altra metà segue le lezioni da casa, poi si danno il cambio. In questo modo nelle scuole e negli autobus c’è più spazio e dunque maggiore sicurezza. Seguiamo l’evoluzione dei contagi e cerchiamo le soluzioni migliori. Due sono i paletti da rispettare: la tutela della salute e del diritto allo studio».
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