La Nuova Sardegna

«Isolato 12 giorni e l’esito non arriva»

«Isolato 12 giorni e l’esito non arriva»

Sos di un cagliaritano bloccato in casa: ho una figlia piccola, mia madre è invalida

2 MINUTI DI LETTURA





CAGLIARI. Da quasi due settimane è costretto in casa dall’isolamento fiduciario in una stanza, una settimana fa è stato sottoposto al tampone e da allora non ha avuto più notizie sull’esito dell’esame: mail, telefonate all’unità di crisi e all’ospedale, ma nessuna risposta. Con una bambina piccolissima e una madre invalida in un’altra casa che viene difficile accudire. Quella di Cristiano Deiana, un impiegato pubblico 45enne di Cagliari, è una storia emblematica di come stanno funzionando le strutture di controllo sulla pandemia: se fosse contagiato (quasi certamente non lo è) sarebbe bene saperlo in tempi brevi, per l’interessato, per i suoi contatti, e in generale per la salute pubblica. Se non lo fosse, avrebbe diritto a ritornare al più presto al lavoro e ad aiutare la famiglia, che in questa situazione è in serie difficoltà.

«Non ho avuto contatti sospetti e non ho viaggiato fuori dalla Sardegna – chiarisce Deiana – mi sono semplicemente preso il lusso di avere la febbre per una banale tonsillite. Molto probabilmente sono sano, ma ora sono bloccato in casa con una bambina di 9 mesi e una madre invalida da assistere». A spingere il suo medico di base ad avviare il protocollo è stata sicuramente la presenza contemporanea di febbre, mal di testa e infiammazione tonsillare, tutti nella sintomatologia del Covid. Cristiano però parla di eccesso di cautela: «Tre giorni dopo aver preso l’antibiotico i sintomi stavano già passando, non capisco l’esigenza di farmi fare il tampone. Ho letto le linee guida e non è previsto, se ci sono elementi che suggeriscono come probabile un’altra diagnosi. Ma si è voluto procedere lo stesso».

Il problema è soprattutto quello dei ritardi. «Ero isolatogià 5 giorni prima del tampone, effettuato all’ospedale Santissima Trinità di Cagliari. Poi altri 6 giorni (144 ore) e tante, tantissime chiamate ed email senza risposta» – raccontava ieri Deiana, parlando di disorganizzazione delle strutture mediche: «Una conoscente, che ha avuto contatti con un positivo e ha fatto il tampone alla Cittadella della Salute, è stata chiamata dopo due giorni e 48 ore dopo ha ricevuto l’esito: insomma, in quattro giorni ha risolto tutto».

In casa è lui è l’unico ad avere la patente e la compagna (anche lei impiegata in un ente pubblico e al lavoro in smart working) deve pensare a tutto: alla bambina che ha bisogno di mille cose, alla spesa, in assenza di altri parenti anche alla suocera che abita in un’altra zona. Si deve muovere con i mezzi pubblici o a piedi e in questa fase è quella cui sono richiesti i maggiori sacrifici. «Ma se si dovessero presentare altre esigenze non sapremmo proprio come fare». (a.palm.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative