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Conte vara il “mini-lockdown” Stretta per salvare il Natale

Conte vara il “mini-lockdown” Stretta per salvare il Natale

Il premier annuncia le misure valide per un mese: «Se stringiamo ora, a dicembre respiriamo» «Ce la faremo» assicura. Ma i governatori sono in fermento, mentre Salvini ipotizza il ricorso al Tar

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[FIRMA&LUOGO]di Matteo Guidelli

<MC>ROMA

[TESTO]Il virus «corre veloce» e non c'è più tempo: per salvare il Natale ed evitare un lockdown totale che l'Italia non può più permettersi bisogna intervenire ora con misure «più restrittive», salvaguardando salute ed economia e garantendo indennizzi immediati per tutte le categorie penalizzate dalla nuova stretta, che arriveranno direttamente sul conto corrente. All'ora di pranzo il premier scende nel cortile di Palazzo Chigi per presentare il nuovo Dpcm - il terzo in tre settimane che, di fatto, sancisce il mini lockdown dell'Italia - e chiedere al paese di ritrovare lo spirito di marzo. «Siamo un grande paese, ce l'abbiamo fatta allora e ce la faremo pure adesso» che dobbiamo fare nuovi sacrifici. Misure necessarie, dice il presidente del Consiglio, contro le quali però si scagliano le categorie produttive, a partire da Confindustria. «Faccio fatica a capire qual è la direzione, ci siamo fatti cogliere impreparati», attacca il presidente Carlo Bonomi ricordando che ci sono ancora 12mila lavoratori che devono incassare la Cig di maggio. Il premier non nasconde le difficoltà. Ammette che il momento «è complesso è che nel Paese c'è molta stanchezza e frustrazione. Se fossi dall'altra parte anche io proverei rabbia contro le misure del governo». Ma i numeri sono impietosi e anche l'ultimo bollettino lo conferma: per la prima volta dall'inizio dell'emergenza i nuovi casi schizzano ad oltre 21mila in un giorno. Dunque bisogna intervenire rapidamente. «Se stringiamo ora - sottolinea - a dicembre respiriamo e vorremmo arrivare alle festività natalizie con predisposizione d'animo serena». Insomma, salvare il Natale - anche e soprattutto dal punto di vista economico - diventa la priorità. Giornata di confronto, invece, per Matteo Salvini, che ha ascoltato le preoccupazioni di sindaci e governatori della Lega. Nel tardo pomeriggio, si apprende da fonti leghiste, Salvini si è confrontato in teleconferenza con i presidenti delle Regioni, «preoccupati che i sacrifici imposti dal governo mettano in ginocchio l'economia senza produrre risultati efficaci sul fronte sanitario». Alcuni primi cittadini della Lega, si apprende ancora, stanno valutando di ricorrere al Tar contro il Dpcm. Il pacchetto di misure valide fino al 24 novembre ferma tutto ciò che è tempo libero e divertimento e salva lavoro e scuola. Alle Regioni che chiedevano la chiusura dei locali alle 23, Conte risponde che «la pandemia sta correndo in maniera uniforme e critica» e non c'è spazio per concessioni. L'unico compromesso con i governatori è la possibilità per i ristoranti di aprire la domenica, inizialmente negata. Ed infatti dalle Regioni arriva una raffica di critiche. «Il nuovo Dpcm - dice il presidente dell'Umbria Donatella Tesei - presenta incongruità e crea delle forti disparità tra categorie». Parole condivise dai governatori di Abruzzo, Marche, Liguria e Calabria mentre Vincenzo De Luca sfida apertamente il governo confermando la didattica a distanza per tutte le scuole tranne gli asili. «Abbiamo chiesto delle modifiche - aggiunge Luca Zaia - ma il governo non ci ha ascoltato».

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