La Nuova Sardegna

Tutto esaurito in ospedale Sassari è vicina al collasso

di Gianni Bazzoni
Tutto esaurito in ospedale Sassari è vicina al collasso

Il ds Contu: dirottate i ricoveri altrove, non possiamo garantire assistenza 

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SASSARI. I casi aumentati di decine di volte rispetto alle fasi critiche di marzo, la fila delle ambulanze con i pazienti a bordo (alcuni in attesa anche dal giorno prima). E poi i reparti ospedalieri saturi, non c’è più posto per nessuno. Il pronto soccorso (che ha una sola via d’accesso, un problema denunciato da sempre e mai risolto) sotto pressione come non mai. Sassari è vicina alla resa, e se oggi non arriveranno provvedimenti decisi e adeguati sarà impossibile continuare a garantire l’assistenza sanitaria.

Sembra il bollettino di un paese del terzo mondo, invece siamo nel capoluogo di provincia, la porta del nord Sardegna sede di Università e di attività di primo livello che oggi appaiono schiacciate da una emergenza che non sembra avere altri precedenti.

Il direttore sanitario dell’Azienda ospedaliero universitaria Bruno Contu ha inviato una lettera di poche righe ai vertici dell’Ats e alla parte politica (in particolare all’assessorato regionale alla Sanità) per dire una cosa semplice e allo stesso tempo drammatica: «A causa del gravissimo sovraccarico dei pazienti in tutti i reparti internistici dell’Aou, si chiede di voler assolutamente centralizzare i ricoveri in altri ospedali del territorio regionale. Se tale misura non dovesse essere immediatamente applicata si rischiano gravi conseguenze assistenziali».

Un grido d’allarme documentato, ogni giorno va sempre peggio. Non si fa in tempo a creare uno spazio che viene immediatamente coperto. Non c’è partita a inseguire l’emergenza così con tre posti qui e quattro là, si può solo perdere .

È evidente che serve un intervento forte da parte della Regione, vanno individuati 150-200 posti in letto negli ospedali di periferia per allentare davvero la pressione esistente sull’ospedale di Sassari che viaggia con un peso impossibile da sopportare. E bisogna farlo già oggi, perché domani potrebbe essere tardi. Da marzo a ottobre sono trascorsi i mesi senza che siano stati adottati i provvedimenti necessari per fare fronte a una emergenza che era attesa, si conoscevano le criticità e le necessità. E c’era (forse) anche un piano. Invece si è giunti al faccia a faccia con la nuova ondata pandemica a guardia bassa, con un atteggiamento di passività che è gravissimo e richiama grandi responsabilità. Evidentemente deve essere sembrata anche poca cosa l’inchiesta avviata dalla procura della Repubblica di Sassari che punta a fare luce sui morti in Cardiologia e non solo, e ad accertare responsabilità che non possono essere solo di medici e dirigenti dell’azienda sanitaria.

Ieri poco prima delle 14 al pronto soccorso una quindicina di pazienti, un paio nel corridoio in attesa di valutazione. Sei con l’ossigeno, alcuni con grave insufficienza respiratoria. Nel turno una oss e un ausiliario per accompagnare i pazienti inviati per gli esami (tac e altro) e impossibilitati a garantire una adeguata assistenza ai malati che stazionano al pronto soccorso dal giorno prima. I servizi igienici insufficienti, l’impressione che si ricava nel guardare quella gente ammassata nella vecchia sala d’attesa è quella di un luogo che non dovrebbe esistere, non in un ospedale dove si va per curarsi, per farsi aiutare, per vincere battaglie che una società civile deve saper giocare con mezzi moderni e non incerottando vecchi sistemi.

Il pronto soccorso è sempre intasato, le ambulanze arrivano tutte lì. Casi gravi e ma anche no, la lunga fila dei pazienti Covid: serviva una via alternativa. Anche solo costruita per la fase dell’emergenza, ma non è mai stata presa in considerazione. Perché? Chi non ha deciso, chi si è fermato per strada? Ieri si parlava di un modulo prefabbricato da piazzare accanto alla tenda del pre-triage, una quindicina di posti per alleggerire l’impatto con l’ingresso principale che ogni giorno è sotto assedio, dalla mattina alla notte. Ma non può durare. Servono risposte immediate.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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