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La “sardina in cucina” e i giapponesi con le mani in pasta

La “sardina in cucina” e i giapponesi con le mani in pasta

segue da pagina 23Poi ci sono i corsi oltralpe. Budapest, Londra, Zurigo. «Gli stranieri hanno l’occasione di toccare con mano quello che immaginano sulla cucina italiana. Scoprono il vero sapore del...

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Poi ci sono i corsi oltralpe. Budapest, Londra, Zurigo. «Gli stranieri hanno l’occasione di toccare con mano quello che immaginano sulla cucina italiana. Scoprono il vero sapore del pomodoro, per dire, e cosa significhi la pasta fresca. Durante il lockdown ho fatto un corso a distanza con allievi giapponesi, fare i culurgiones è sempre difficile per tutti gli stranieri. Loro invece sono riusciti a seguirmi e a capire subito come prepararli. Non so se si sono divertiti più loro o io a vedere poi mangiarli con le bacchette». «La cucina sarda è lenta e con lunghe preparazioni», spiega la “sardina”, per questo nelle sue masterclass esegue giusto un paio di ricette. Culurgiones, ravioli galluresi, lorighittas e altri tipi di pasta fatta in casa. Vengono fatte conoscere le panadas («che piacciono sempre a tutti»), poi i dolci: casadine, seadas, acciuleddi, papassini, tiliccas. Federica da piccola cucinava nelle barche che fanno i tour nell’arcipelago della Maddalena, «ci trovavamo a preparare per cento persone ogni giorno». Ha lavorato sempre nel turismo, negli hotel, nelle fiere, nei ristoranti. “Lu salconi” è l’antico stazzo dei bisnonni, a pochi chilometri da San Pasquale.

Paolo Ardovino

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