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Tamponi in studi privati: in Sardegna la rivoluzione si ferma a metà

Roberto Petretto
Tamponi in studi privati: in Sardegna la rivoluzione si ferma a metà

Molti laboratori hanno optato per i test antigenici, rapidi e più semplici da gestire. Così le richieste di accreditamento per quelli molecolari sono rimaste solo tre

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SASSARI. Le cose non stanno andando come previsto. E non è la prima volta che accade in questo convulso 2020. Sono passati quasi due mesi dall’annuncio della Regione che dava il via libera all’effettuazione dei tamponi nelle strutture private. Doveva essere l’uovo di Colombo, il passo decisivo per ridurre i tempi di attesa e rendere più capillare l’analisi della popolazione. Invece, al momento, solo una struttura privata è accreditata per i tamponi molecolari. In tutti gli altri laboratori dell’isola si possono fare i test sierologici, in molti si possono fare i tamponi antigenici. E basta. Cosa è successo? Le richieste dei privati per essere accreditati non sono state tante e quelle poche che sono arrivate alla Regione sono ancora sotto esame.

Così il peso del trattamento dei tamponi molecolari, quelli che danno maggiore certezza su positività e negatività, grava sempre sulla sanità pubblica.

«Per ora c’è solo il Mater Olbia che effettua questo tipo di test, peraltro in una struttura ospedaliera - dice Enrico Tinti, presidente regionale di Federlab, la federazione che rappresenta i laboratori di analisi -. Inizialmente il problema era rappresentato dal reperimento di materiali e tecnologia: molti laboratori non hanno a disposizione sequenziatori e amplificatori, indispensabili per quel tipo di analisi. Ci siamo trovati nella condizione di doverci attrezzare in un momento in cui tutti richiedevano quel tipo di macchine».

Poi la prima fase dell’emergenza è passata e lo scenario è un po’ cambiato: «È successo che il ministero ha autorizzato i tamponi rapidi per l’utilizzo in diagnostica. I tamponi antigenici sono veloci e consentono di fare screening molto più estesi. Dal momento che il problema dei molecolari è che non se ne possono fare tantissimi, la maggior parte dei laboratori si è riversata sugli antigenici».

L’interesse dei privati per effettuare i tamponi molecolari si è quindi affievolito. L’importanza dei tamponi antigenici non va comunque sottovalutata: «Ci consentono di ridurre a un decimo la richiesta di molecolari dice ancora il presidente di Federlab -. Come prevedono le linee guida dell’Inail, il tampone antigenico è primo step. Poi l’eventuale risultato positivo deve essere confermato dal molecolare, ma con l’uso dell’antigenico si abbassa la richiesta del tampone tradizionale, che rimane comunque l’unico veramente attendibile. I positivi identificati con gli antigenici quasi sempre vengono confermati. A volte può accadere che sfugga qualche positivo con bassa capacità infettante».

Sarà difficile che i laboratori privati si convertano in massa ai molecolari, anche perché questo tipo di attività «richiede operatori con qualifica appropriata, con esperienza, oltre a spazi adeguati. Pensavo che almeno 8-10 si sarebbero accreditato. Qualcuno ha presentato la richiesta, ma credo siano in numero inferiore». Si parla di tre laboratori, strutturati in modo da affrontare un impegno più gravoso. Enrico Tinti difende comunque le scelte di chi non ha percorso quella strada: «Io con la mia struttura non lo avrei fatto, sarebbe stato troppo difficile gestire. Il molecolare ha una sensibilità eccezionale, questo è il suo pregio, ma anche il suo limite: individua come positivi anche soggetti con bassissima concentrazione di virus. L’antigenico ha una sensibilità più bassa, e questo può essere visto come un pregio, perché va a beccare solo i positivi che espettorano una quantità di virus discreta».

La Federazione dei laboratori è però scettica su alcune decisioni che si stanno adottando o a cui si sta pensando in questi giorni: «Bisogna ricordare - dice ancora il presidente Tinti - che l’antigenico ha lo stesso tipo di campionamento del molecolare, quindi prelevare e maneggiare i campioni è rischioso. Fare queste operazioni in un laboratorio medico lo vedo complicato. Anche noi i tamponi antigenici li gestiamo in orari separati rispetto ai prelievi normali».

I titolari dei laboratori suggeriscono prudenza e soprattutto esprimono stupore per come stanno maturando queste decisioni: «È sorprendente che dall’assessorato regionale e dal ministero non ci sia mai stato un nostro coinvolgimento. Si parla di test in farmacia, di test dai medici di base, ma non di test nei laboratori».



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