La qualità di 13 vini sardi premiata con Quattro viti

Nella selezione di Vitae 2021 si assiste al ritorno delle Doc dopo il dominio Igt

SASSARI. Il massimo riconoscimento è quello attribuito alle bottiglie che hanno conquistato le Quattro viti. In tutto sono 694 vini delle 2014 aziende recensite (43 sarde) nella edizione cartacea di Vitae 2021, la guida dell'Associazione italiana sommelier, Ais, che nell’isola conta più di mille iscritti. La presentazione ufficiale è prevista on line il 28 novembre, ma l'elenco dei vini premiati con le Quattro viti è stato diffuso ieri. Tredici le etichette sarde che hanno ricevuto il massimo riconoscimento. A livello nazionale sono 169 quelle premiate per avere espresso un esemplare rapporto tra valore produttivo e prezzo di vendita, mentre 114 vini possono fregiarsi della freccia di Cupido, il simbolo che identifica gli assaggi capaci di emozionare fin dal primo sorso.

Ed ecco i vini da Quattro viti: Marchese di Villamarina Riserva 2016 (Sella&Mosca); Barrua 2017 (Agripunica); Cagliari Malvasia 2015 (Ferruccio Deiana); Cannonau di Sardegna Ballu Tundu Riserva 2015 (Giuseppe Sedilesu); Carignano del Sulcis Superiore Terre Brune 2016 (Cantina Santadi); Hortos 2014 (Cantina Dorgali); Mandrolisau Superiore Angraris 2016 (Fradiles); Mantenghja 2015 (Capichera); Moscato di Sardegna Passito Nuali 2017 (Siddura): Turriga 2016 (Argiolas); Vermentino di Sardegna Indolente Vintage Grazia 2019 (Tenute Asinara); Vernaccia di Oristano 2011 (Famiglia Orro); Vernaccia di Oristano Antico Gregori 1976 (Contini).

«Scorrendo l'elenco dei vini sardi in vetta al podio – dice Roberto Dessanti, presidente regionale dell'Ais – si vede che alcuni sono quelli che in tutti questi anni hanno espresso una grande continuità nella qualità. Mi riferisco al Marchese di Villamarina della Sella&Mosca, al Turriga di Argiolas, al Terre Brune di Santadi. Sono lo zoccolo duro dell'eccellenza enologica regionale e ancora una volta dimostrano di essere dei cavalli di razza da premiare. Per il resto, in generale, assistiamo a un ritorno alle denominazioni di origine. Se negli anni passati a fregiarsi delle Quattro viti erano state le Igt, quest'anno, invece, assistiamo a un ritorno delle Doc. È il caso del Mandrolisai che interpreta la Doc non solo dal punto di vista enologico ma anche in senso culturale assolvendo a una valorizzazione del territorio che lo ha espresso».

Nella guida 2021 ci sono anche delle sorprese, a partire dalla Malvasia di Cagliari di Ferruccio Deiana, un vino di grande finezza ed eleganza che si è imposto all'attenzione. Altra sorpresa l'Indolente Vintage Grazia, un Vermentino di Sardegna delle Tenute Asinara che ha maggiormente impressionato rispetto ad altri Vermentini più blasonati. Ecco anche un Carignano assai moderno e originale, il Mantenghja di Capichera, che parla in gallurese. E dalla Gallura viene anche il Moscato Passito Nuali di Siddura. E un gradito ritorno è il Cannonau Ballu Tundu di Sedilesu che torna a brillare tra i vini al top dell'Ais. Giusto tributo alla Vernaccia di Oristano, poi, con le bottiglie di Orro e di Attilio Contini.

«La nostra guida, però, non vuole essere una mera classifica – dice Dessanti – ma piuttosto uno strumento di lavoro che illustra la ricchezza e l'originalità dell'enologia sarda».

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