Forza ragazzi, sarete più forti anche della Dad

L’entusiasmo della ripartenza, l’impegno di tutti per preparare le scuole. Poi di nuovo a casa: «Ma vincerete le sfida» 

Non è una mattina come le altre, quella del 28 ottobre. Appena varcata la soglia del Liceo, all'ora in cui solitamente suona la campanella, mi viene spontaneo esclamare, rivolto alla signora Gabriella: “Che tristezza la scuola senza i ragazzi!”. Eh sì, da oggi “siamo in Dad”, e voi ora state facendo scuola, anche se la scuola è vuota. Un'ora dopo, sul piazzale si affacciano due furgoni. Devono scaricare del materiale. Sono banchi, cattedre, sedie e arredi vari. Li avevamo chiesti oltre un anno e mezzo fa. Prima del Covid. Prima della Dad. Prima delle sedie vuote. Meglio tardi che mai... Ora sono ammucchiati là, a ingombrare aule e corridoi privi di tracce umane. Privi di vita.

Per due mesi ci siamo arrovellati su come riuscire a conciliare la sicurezza (il metro di distanza tra le “rime buccali”...) e gli spazi, a volte angusti, a vostra disposizione. Abbiamo chiesto aiuto al Comune, alla Provincia, alla Parrocchia, all'Ente Parco (e li abbiamo ringraziati per averci teso la mano). Laddove non bastavano i banchi, ci siamo fatti prestare sedie con la ribaltina: non avranno i banchi – ci siamo detti – ma almeno potranno scrivere... Abbiamo consumato il metro, a furia di usarlo per misurare le distanze. E poi gel disinfettanti, sanificazioni, mascherine, cartelli di ogni tipo. E tante limitazioni: tra le più dolorose per voi, la ricreazione contingentata (eppure mai negata...) e le “macchinette” sacrificate al totem di un virus che non ammette distrazioni o dimenticanze.

Oggi tutto questo non conta più. La scuola si deve fare a distanza. Niente più sveglia all'alba, niente corse per prendere l'autobus o il traghetto, niente ingressi scaglionati e “settori” di pertinenza...

Siamo in Dad. So cosa state pensando: non è niente di nuovo, in fondo. Ci siamo già passati. Vero. Ma era diverso. Era la prima volta, ed eravamo tutti chiusi in casa. È stato lungo, pesante e faticoso. Ma abbiamo anche scoperto di avere delle risorse insospettate, e voi siete stati i più bravi. Vi temevamo, noi “grandi”. Pensavamo di dover faticare a farvi rispettare le regole. E invece no. Avete dato prova di responsabilità e altruismo. Nel volgere di una primavera, siete cresciuti di uno o due anni. Senza retorica, abbiamo riscoperto il comune senso civico. Abbiamo assaporato la malinconia, ma anche la bellezza – talvolta sublime – delle nostre piazze. Vuote. Ricordate quel ragazzo – un vostro coetaneo – che dal suo terrazzo faceva risuonare le note di Ennio Morricone su una piazza Navona deserta e surreale, richiamando l'attenzione dei vicini, rapiti dal novello Orfeo? Il tormento e l'estasi.

Oggi è diverso. Ed è ancora più dura. È forte la seconda ondata, e mentre la soluzione appare ancora lontana, abbiamo paura – avete paura – che “ci chiudano” di nuovo. Intanto, siete in Dad. Ma la didattica a distanza non è un mostro, e probabilmente neanche un surrogato. I vostri professori hanno lavorato tanto per farsi trovare pronti all'appuntamento. Ora tocca a voi. Non lasciatevi spersonalizzare dalla distanza, dallo schermo, dalla webcam. Cercate di “raccontarvi” il più possibile. Sfruttate le potenzialità del multimediale per approfondire, per arricchirvi, per rendere più fertile la relazione educativa con i vostri insegnanti. In questo presente così fluido, incerto e fitto di domande senza risposta, una sola certezza vi guidi: quando tutto questo sarà passato, vi scoprirete più forti. Più forti delle avversità, di chi non vi concede fiducia, della superficialità e dell'ignoranza di chi minimizza o fa finta di non capire. Non sappiamo quando potrete tornare a scuola. Sappiamo però che, quando questo avverrà, sarete cambiati. In meglio? Questa è la sfida che vi attende.

* dirigente Iss Garibaldi

La Maddalena

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