Movida, c’era il via libera L’inchiesta si sgonfia
di Mauro Lissia
Discoteche: uno dei 4 esperti diede parere positivo. Si va verso l’archiviazione
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CAGLIARI. Il parere misterioso c’è: è una mail protocollata che porta la firma dell’infettivologo Stefano Vella, uno dei quattro componenti il comitato tecnico scientifico chiamato ad aiutare la Regione a gestire le conseguenze della pandemia. A leggere la comunicazione il presidente Solinas aveva ragione: brevissimo, conciso ma chiaro, lo specialista concorda sul via libera all’apertura delle discoteche sarde sino alla fine di agosto a condizione che vengano seguite regole di cautela per limitare gli assembramenti. Vella - che ha inviato la mail anche all’assessore Mario Nieddu, al direttore generale della sanità Marcello Tidore e agli altri tre componenti il comitato Giovanni Sotgiu, Francesco Cucca e Pietro Cappuccinelli - raccomanda («a questo punto è inevitabile e necessario») che l’autorizzazione sia concessa ma limitata alle piste all’aperto e suggerisce controlli anche da parte del Corpo Forestale. La firma è una sola ma a quanto pare Vella parlava per l’intero comitato. Quindi nel momento in cui Solinas ha dichiarato in Consiglio regionale di aver «sentito il parere» del Cts ha detto la verità, per quanto non risulti la firma di tre componenti su quattro. Torna tutto: il contenuto e l’orario, perché la mail risulta inviata alle 21.28 e l’ordinanza viene emessa alle 23.26. Altro elemento di certezza è che i quattro consulenti scientifici non hanno fatto in tempo a riunirsi per rispondere ai quesiti della presidenza, probabilmente si sono sentiti al telefono o hanno comunicato via mail, come risulta dalla stampa acquisita dalla Procura.
Comunque sia il via libera tecnico non è stato contestato né smentito da nessuno nell’arco di tre mesi, di conseguenza dovrebbe coprire il presidente Solinas da eventuali conseguenze giudiziarie lasciando aperto il fronte politico, un fronte però che a giudicare dalle dodici firme apposte all’ordine del giorno dell’11 agosto risulta allargato a tutti i gruppi consiliari con l’eccezione del M5s.
Salvo colpi di scena, la posizione giudiziaria di Solinas è dunque chiarita mentre l’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Paolo De Angelis è destinata ad andare avanti secondo l’agenda prestabilita: acquisiti l’altro ieri dalla Squadra mobile tutti i documenti riferibili all’ordinanza di Ferragosto sarà necessario qualche giorno perché i tre magistrati impegnati nell’indagine - De Angelis coi sostituti Daniele Caria e Maria Virginia Boi - li esaminino a fondo. Il passo successivo sarà la citazione a testimoniare dei consiglieri Angelo Cocciu, Dario Giagoni e Giovanni Satta, i tre che hanno parlato con l’inviato di Report. Probabile che la Procura decida di sentire anche i quattro componenti del Cts con l’obbiettivo di verificare se dietro la mail svelata in queste ore ci fosse effettivamente un accordo pieno e come sia stato raggiunto. Perché c’è un fatto in controtendenza rispetto alla narrazione che sembra essersi affermata: nell’ormai famosa mail del 6 agosto, riferita a non precisate linee guida anti-Covid e non all’ordinanza sulle discoteche, il Comitato mette un veto piuttosto secco al progetto di andare avanti con le danze e i divertimenti dorati in Costa Smeralda. In quella comunicazione, che Solinas sostiene in un’intervista a Repubblica di aver conosciuto soltanto dai giornali, il tono è tutt’altro che conciliante: si parla di rischio alto di diffondere il contagio e dell’assenza delle condizioni di sicurezza per tenere a bada il coronavirus. Come dire che in appena cinque giorni, dal 6 all’11 agosto, il comitato di esperti sembra aver cambiato radicalmente opinione sulla possibilità di dare una mano a Flavio Briatore e agli altri imprenditori del divertimento. Come sia successivamente maturata la scelta di liberare le piste da ballo dell’isola saranno i componenti del comitato a spiegarlo ai magistrati che indagano contro ignoti per epidemia colposa. Un’imputazione di difficile dimostrazione che però il pm De Angelis non intende abbandonare: la Procura di Cagliari chiederà a quella di Tempio di verificare se i cinque giorni di apertura supplementare delle disco galluresi - quelli originati dall’ordinanza Solinas, bocciata il 16 agosto dal ministro della salute Roberto Speranza - abbiano provocato un picco di contagi o comunque una variazione sensibile sul numero dei positivi, in una fase in cui la Sardegna s’era guadagnata numeri alla mano il titolo di isola Covid free.
Comunque sia il via libera tecnico non è stato contestato né smentito da nessuno nell’arco di tre mesi, di conseguenza dovrebbe coprire il presidente Solinas da eventuali conseguenze giudiziarie lasciando aperto il fronte politico, un fronte però che a giudicare dalle dodici firme apposte all’ordine del giorno dell’11 agosto risulta allargato a tutti i gruppi consiliari con l’eccezione del M5s.
Salvo colpi di scena, la posizione giudiziaria di Solinas è dunque chiarita mentre l’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Paolo De Angelis è destinata ad andare avanti secondo l’agenda prestabilita: acquisiti l’altro ieri dalla Squadra mobile tutti i documenti riferibili all’ordinanza di Ferragosto sarà necessario qualche giorno perché i tre magistrati impegnati nell’indagine - De Angelis coi sostituti Daniele Caria e Maria Virginia Boi - li esaminino a fondo. Il passo successivo sarà la citazione a testimoniare dei consiglieri Angelo Cocciu, Dario Giagoni e Giovanni Satta, i tre che hanno parlato con l’inviato di Report. Probabile che la Procura decida di sentire anche i quattro componenti del Cts con l’obbiettivo di verificare se dietro la mail svelata in queste ore ci fosse effettivamente un accordo pieno e come sia stato raggiunto. Perché c’è un fatto in controtendenza rispetto alla narrazione che sembra essersi affermata: nell’ormai famosa mail del 6 agosto, riferita a non precisate linee guida anti-Covid e non all’ordinanza sulle discoteche, il Comitato mette un veto piuttosto secco al progetto di andare avanti con le danze e i divertimenti dorati in Costa Smeralda. In quella comunicazione, che Solinas sostiene in un’intervista a Repubblica di aver conosciuto soltanto dai giornali, il tono è tutt’altro che conciliante: si parla di rischio alto di diffondere il contagio e dell’assenza delle condizioni di sicurezza per tenere a bada il coronavirus. Come dire che in appena cinque giorni, dal 6 all’11 agosto, il comitato di esperti sembra aver cambiato radicalmente opinione sulla possibilità di dare una mano a Flavio Briatore e agli altri imprenditori del divertimento. Come sia successivamente maturata la scelta di liberare le piste da ballo dell’isola saranno i componenti del comitato a spiegarlo ai magistrati che indagano contro ignoti per epidemia colposa. Un’imputazione di difficile dimostrazione che però il pm De Angelis non intende abbandonare: la Procura di Cagliari chiederà a quella di Tempio di verificare se i cinque giorni di apertura supplementare delle disco galluresi - quelli originati dall’ordinanza Solinas, bocciata il 16 agosto dal ministro della salute Roberto Speranza - abbiano provocato un picco di contagi o comunque una variazione sensibile sul numero dei positivi, in una fase in cui la Sardegna s’era guadagnata numeri alla mano il titolo di isola Covid free.
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