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Coronavirus in Sardegna, Stefano Vella: « Il parere è mio ma sceglie la politica»

Il componente del Comitato tecnico scientifico spiega la mail dell’11 agosto «Contrari alla riapertura, ma con le prescrizioni optato per il male minore»


15 novembre 2020 Roberto Petretto


SASSARI. Nella sua carriera di scienziato si poteva aspettare tante cose, ma probabilmente non di ritrovarsi oggetto di critiche, accuse, persino sberleffi. Quella mail dell’11 agosto, scritta in modo informale, per il presidente Christian Solinas è l’ok scientifico all’ordinanza che tiene aperte le discoteche a cavallo di Ferragosto. Per Stefano Vella una incredibile gatta da pelare. Che comunque l’infettivologo romano, componente del Comitato scientifico della Regione, non disconosce: «La mail dell’11 l’ho scritta io perché non riuscivo a mettermi in contatto con gli altri. C’era una pressione politica e mi rendo conto che ci fosse la necessità di aprire per l’economia sarda. L’ordinanza era scritta bene, riprendeva i rilievi che noi avevamo mosso. Avevamo sconsigliato di aprire le discoteche, ma noi non abbiamo un potere decisionale».

Però il vostro parere, ufficializzato il 6 agosto, era contrario alla riapertura? Faceva distinzione tra discoteche all’aperto e al chiuso?
«Noi abbiamo espresso un parere contrario in toto: le discoteche sono pericolose in generale, ma come lo sono gli assembramenti, come lo sono le fiere. Ribadisco: non abbiamo poteri decisionali, le scelte alla fine sono politiche e sono rispettabili. Anche il presidente del Consiglio Conte non fa mica tutto quello che gli dice il Comitato tecnico scientifico. Però la bozza dell’ordinanza predisposta dal dottor Tidore, che mi è stata sottoposta la sera dell’11, era scritta bene e recepiva molte delle raccomandazioni che avevamo dato il 6 agosto. Io ho fatto aggiungere che l’apertura riguardasse solo le discoteche all’aperto».

Chiariamo: è un parere suo o è da intendersi come parere del Comitato?
«Hanno chiesto il mio parere e mi sono preso la responsabilità di mandare quella mail, almeno per una riduzione del danno. Qualcosa non ha funzionato a livello dei gestori dei locali, è chiaro che le regole non sono state rispettate. Ma era difficile farle rispettare in ambienti come le discoteche dove i freni inibitori cadono. Devo dire che il presidente Solinas è stato sempre estremamente prudente: voleva chiudere la Sardegna, era preoccupato la situazione degli aeroporti. Anche 15 giorni fa voleva chiudere la Sardegna».

Lo ha annunciato con un comunicato che però non ha mai avuto seguito…
«È vero, comunque io mi assumo le mie responsabilità perché l’ordinanza era scritta bene e riduceva il danno. Gli altri componenti del Comitato non li ho trovati. Giovanni Sotgiu non c’entra. Era tardi, io ero disponibile e mi sono preso la responsabilità. Se posso fare un appunto è che avrebbero dovuto informarci per tempo, non all’ultimo momento».

Scusi, ma non è contraddittorio che da un lato il 6 agosto dite che le discoteche non si possono aprire e cinque giorni dopo dite: “vabbé, aprite pure”?
«Un momento, io non gli ho detto “vabbé aprite”. Non ho il potere per farlo. Sul fatto che le discoteche fossero pericolose avevamo già dato il parere. Ma a quel punto il treno era già partito. È stato scelto il male minore, dare il via libera con delle prescrizioni. Il parere era già stato dato ed era negativo, ma la politica ha fatto il suo corso, giustamente. Sta alla politica decidere. Sull’ordinanza la parte che riguardava le precauzioni andava bene: speravo che fossero rispettate, cosa che forse non è successa».

Pentito della scelta?
«Tutto questo si scioglie di fronte a una considerazione: non credo che tre giorni di discoteche possano aver fatto riesplodere l’epidemia. Le discoteche sono solo un elemento, è tutto collegato: trasporti, scuole, feste. Epidemiologicamente è difficile sostenere che tre giorni abbiano fatto tutto questo».

Del Comitato tecnico scientifico chi fa ancora parte?
«Cappuccinelli e Cucca si sono dimessi a ottobre. Siamo rimasti io e Sotgiu. Cerco di fare il mio lavoro di prevenzione aiutare la Sardegna per quello che posso. Certo, non sono contento di essere stato messo in mezzo, ma ho le spalle larghe».

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