La Nuova Sardegna

Test dai medici di base in strutture comunali

di Claudio Zoccheddu
Test dai medici di base in strutture comunali

Anci e Cal propongono un protocollo d’intesa per i tracciamenti dei positivi Nieddu: «Troveremo un accordo a breve». Nevisco, Fimmg: «Siamo pronti» 

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SASSARI. La proposta è chiara: un protocollo d’intesa tra la Regione e i medici di base per rafforzare la medicina territoriale e permettere il tracciamento dei contatti dei pazienti positivi. Anci e Cal, il Consiglio della autonomie locali, hanno presentato alla Regione un piano d’azione che permetterebbe anche ai medici di base di effettuare i tamponi sui contatti stretti dei pazienti contagiati dal Sars-Cov-2. Considerando che uno dei problemi da risolvere riguarda l’inadeguatezza degli ambulatori medici ad ospitare esami di questo tipo, Anci e Cal hanno già annunciato di aver studiato l’intesa tra la Provincia autonoma di Trento e il Cal e di essere quindi al lavoro per costruire un “modello per la realizzazione dei Centri Locali per i test antigenici rapidi anche all’interno di strutture messe a disposizione dai Comuni”. Ovviamente, il progetto passerebbe alla fase attuativa soltanto dopo un confronto con i rappresentanti della medicina generale che, in linea teorica, sarebbero ben lieti di accettare una proposta di questo tipo e, anzi, sarebbero pronti anche a rilanciare sulla proposta di Anci e Cal per aggiungere al protocollo anche un potenziamento della collaborazione con le Usca che eviterebbe l’affollamento dei pronto soccorso dell’isola.

La proposta. Anci e Cal mettono sulla scrivania del presidente Solinas e dell’assessore Nieddu la bozza di un protocollo d’intesa studiato per raggiungere sostanzialmente due obiettivi: un efficace tracciamento dei contatti dei positivi da Covid-19 attraverso test antigenici rapidi effettuati dai medici di medicina generale e una più veloce comunicazione ai sindaci in quanto autorità sanitarie locali. Emiliano Deiana, presidente di Anci Sardegna, e Andrea Soddu, presidente del Consiglio delle autonomie locali, spiegano il nuovo modus operandi suggerito dal protocollo: «I test dovranno essere effettuati, previo triage telefonico, ai contatti stretti individuati dal medico di base o segnalati dal dipartimento di prevenzione, e ai casi sospetti, che sempre il medico di base si trova a visitare». Nel dettaglio, i punti in discussione prevedono un’ampia discrezionalità affidata ai medici di base che potranno utilizzare i tamponi antigenici rapidi durante l’attività ambulatoriale o domiciliare, oppure eseguire i test antigenici rapidi con prenotazioni e dopo il triage telefonico. Nelle seconda eventualità, l’apertura riguarda i tamponi rapidi sui contatti stretti asintomatici individuati dallo stesso medico, o segnalati dal dipartimento di prevenzione, anche per i test previsti al termine della quarantena. Spazio anche ai casi sospetti visitati dallo stesso medico che diventerebbe ufficiale di sanità pubblico in modo da poter decidere le eventuali quarantene e tracciare autonomamente i contatti degli assistiti, segnalandoli ai colleghi qualora fossero in carico ad altri medici.

La Regione. La proposta di Anci e Cal sembrerebbe già essere stata accolta dall’assessore Nieddu: «Entro stasera (ieri, ndr) chiuderemo l'accordo con i pediatri di libera scelta per fare i tamponi rapidi antigenici. E abbiamo già fatto un’interlocuzione preliminare con i medici di famiglia, a breve chiuderemo anche con loro – dice Nieddu che ieri ha affrontato anche la questione dei tamponi nelle cliniche private dell'isola – . Abbiamo fatto una delibera che liberalizza tutti i tipi di test nei laboratori privati, che possono fare i sierologici, il venoso e il molecolare. Il problema è che nessun laboratorio ha dato disponibilità, tranne il Mater Olbia per i molecolari».

I medici di base. Anche l’assenso dei medici di base sembra pressoché scontato, anche perché ricalca fedelmente quanto già sottoscritto a livello nazionale dalle sigle sindacali il 20 ottobre, quando è stato presentato il modello di “rafforzamento delle attività territoriali di diagnostica di primo livello e di prevenzione della trasmissione di Sars-Cov-2”. Quindi, i medici rilanciano: «I tamponi sono importanti – spiega Umberto Nevisco, segretario regionale della Fimmg – ma sono solo una parte del problema. Ora è fondamentale limitare gli accessi ai pronto soccorso e per questo chiederemo all’Ats una maggiore collaborazione con le Usca, in modo da coordinare il lavoro sulle sintomatologie emergenti e da evitare che il cittadino, alle prime avvisaglie, chiami il 118 se il medico di base non dovesse rispondere alla prima chiamata. In Sardegna i medici di famiglia sono 1200 e se tutti noi riuscissimo ad evitare anche un singolo accesso improprio al pronto soccorso, il problema dell’affollamento si risolverebbe senza troppe difficoltà. Per farlo, però, serve collaborazione. Noi siamo pronti».



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