Bancarotta da 155 milioni quattro arresti, 10 indagati

In carcere l’imprenditore pregiudicato Carlo Uda, indagato Antonio Macciotta

CAGLIARI. L’indagine si chiama Ghost perché il presunto dominus di quella che appare come la più imponente bancarotta della storia giudiziaria sarda è un fantasma: esiste ma sembra non avere corpo, però fa sparire sei milioni e mezzo di euro su una sequenza di cinque fallimenti societari pilotati in modo fraudolento che ammonta, nelle sue complesse articolazioni, a circa 155 milioni. Alla fine però l’indagine della Procura, in collaborazione con il Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza, ha dato volto e nome al protagonista invisibile di questa vicenda. Si tratta di un imprenditore molto conosciuto soprattutto nel Sulcis: Carlo Uda, 64 anni di Seneghe, il 27 aprile del 2017 condannato dal tribunale di Cagliari a tre anni e quattro mesi per il crack della clinica Città di Quartu. Uda sembra un uomo abitudinario, almeno nella sua discussa attività professionale: anche in questa fase della sua carriera non proprio limpida, per la Procura ha condiviso gli affari con un manager altrettanto noto, Antonio Macciotta (53 anni) di Iglesias, che per uscire da quella stessa brutta storia di denaro distratto a Quartu patteggiò il 3 agosto del 2013 una pena di tre anni ed ora è indagato per concorso in bancarotta fraudolenta. Per Uda ieri mattina è scattato l’arresto con l’accusa di aver svolto il ruolo di amministratore di fatto di un gruppo di 14 società - negli anni dal 2014 in poi - che si passavano grosse somme di denaro l’una con l’altra, taroccando i dati finanziari, fino al disastro. La misura cautelare è stata richiesta dal pm Giangiacomo Pilia e disposta dal gip Gabriella Muscas. In cella da ieri anche il socio Roberto Paoni (53 anni) di Cagliari, mentre Paolo Pomata (43 anni) di Carloforte e Isabella Ongarelli (42) di Iglesias, amministratori delle varie aziende, sono ai domiciliari. Gli altri indagati come concorrenti nel reato, presunti prestanome di Uda, sono Riccardo Peracca (74 anni) di Quartu, Margherita Collu (49) di Iglasias, Lucia Cauli (63) di Igleaias, Antonello Melis (62) di Iglesias e Giovanna Perrotti (60) di Iglesias. La vicenda, nella stretta sostanza, è questa: l’indagine parte dal fallimento di cinque società sarde che operavano nei settori dell’edilizia, dei servizi alberghieri e delle case di cura. La Procura spulcia registri, fatture, verbali d’assemblea, atti societari che lasciano spazio a dubbi di legittimità. Si scopre che le cinque società fallite (Icnos, Laura immobiliare, Santa Chiara Resort, GipFin, Sant’Elia di Nuxis) facevano parte di un gruppo di 14 aziende, a loro volta riferibili a Uda, che senza mai apparire nel ruolo di amministratore e neppure di socio in realtà conduceva il gioco attraverso prestanome. Seguendo i soldi, la Procura e i militari della Guardia di Finanza, coordinati dal comandante provinciale, generale Patrizio Vezzoli, mettono in luce un giro molto sospetto, dove emergono cessioni di beni immobili a prezzi superiori a quelli di mercato, pagamenti preferenziali, dati di bilancio falsificati e tributi fiscali e contributivi regolarmente evasi. Soprattutto si calcola che sei milioni e mezzo di euro siano finiti nelle tasche di Uda come compensi per un fantomatico ruolo di dipendente-consulente di alcune delle società sotto inchiesta. Insomma, quanto basta per trasferire gli atti dell’inchiesta all’ufficio del gip Muscas, che ha confermato i sospetti e li ha trasformati di un capo d’imputazione preciso: bancarotta fraudolenta per distrazione, dissipazione e preferenziale, guarda caso accuse piuttosto simili a quelle cui Uda ha dovuto far fronte nella vicenda quartese.

Riferendosi agli arrestati scrive il giudice, a conclusione dell’ordinanza di 57 pagine, che «tali soggetti hanno dimostrato una non comune capacità a delinquere e determinazione dolosa. Ne sono conferma le plurime operazioni poste in essere per anni in concorso tra loro, dettagliatamente organizzate e programmate, in danno delle società amministrate, realizzate con l’evidente finalità di avvantaggiare il soggetto economico prevalente, Carlo Uda, e attraverso Uda anche se stessi». Per il giudice Uda è «l’evidente dominus di tutto il giro d’affari illecito, astuto manipolatore privo di scrupoli, capace di gestire non solo direttamente ma anche attraverso una rete di collaboratori pronti a sporcarsi le mani la vita di diverse società».

Ora il procedimento andrà avanti con l’esame da parte del gip Muscas e del pm Pilia degli indagati sottoposti a misure cautelari, difesi da Carlo Pilia e Massimo Ledda.

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