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gli effetti della crisi Covid 

Sempre più numerose le cantine sarde che aprono al commercio elettronico

Sempre più numerose le cantine sarde che aprono al commercio elettronico

SASSARI. Spinte dalle restrizioni le cantine sarde fanno sempre più spesso una scelta che guarda al futuro ed è consigliabile nel panorama commerciale moderno, andando oltre le attuali esigenze...

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SASSARI. Spinte dalle restrizioni le cantine sarde fanno sempre più spesso una scelta che guarda al futuro ed è consigliabile nel panorama commerciale moderno, andando oltre le attuali esigenze legate alla pandemia che hanno bloccato per mesi il settore Horeca e ancora lo limitano: aprirsi all’e-commerce per la vendita dei propri vini. In un anno quelle che hanno deciso di investire in uno shop online sul proprio sito sono cresciute di 17 punti percentuali, passando da una penetrazione del 3% a una del 20%.

A dirlo è lo studio “Wine Goes Digital” condotto su 224 aziende vitivinicole isolane presentato durante il Wine Tourism Digital Camp, il primo corso in Sardegna per progettare e vendere il vino e l’esperienza in cantina, organizzato dal Consorzio Uno, l’ente che gestisce l’Università Oristano uno, con una trentina di professionisti, tra cantine sarde, studenti e operatori del settore.

Spiega Giulia Eremita, coordinatrice del Wtdc che ha condotto la ricerca: «La presenza online è rimasta praticamente invariata rispetto all’ultimo anno, con il 79% del campione (177) che ha un sito internet, la presenza su Instagram (+8%) è sempre più marcata e quella su Google maps (+3%) maggiormente presidiata. Ma soprattutto c’è stata la crescita dei moduli e-commerce per la vendita diretta dei vini sul proprio sito, così come il reindirizzamento da market terzi verso lo store aziendale. Il blocco e relativo calo dei fatturati della ristorazione ha necessariamente obbligato molte cantine a ripensare alla distribuzione della propria offerta, in linea con i dati nazionali (+102% la crescita della vendita online di vino nel primo semestre 2020 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno) ed è stata l’occasione per investire nel digitale».

Tra i dati forniti, si ricava anche che tra le 224 cantine analizzate 189 (84%) sono su Facebook, di cui 25 inattive; 138 (62%) su Instagram, ma 7 sono inattive, 44 (20%) su Twitter, ma solo 4 lo utilizzano realmente, 47 )21%) sono sui Tripadvisor. Sono 197 (88%) le aziende geolocalizzate su Google Maps, 76 (43%) quelle che hanno il sito solo in italiano, 79 (45%) anche in inglese, 16 (9%) anche in altre lingue.

La Eremita segnala anche il fenomeno dell’assaggio virtuale (detto anche smart tasting), degustazioni digitali condotte con un sommelier o un membro della cantina a distanza, che nell’isola viene sperimentato da un paio di cantine.

L’imprenditrice Donatella Cinelli Colombini, fondatrice del Movimento turismo del Vino e di Cantine aperte ha evidenziato come il calo della domanda turistica più in generale, ma in particolare quella internazionale, abbia avuto ripercussioni importanti sul settore enoturistico e sulla vendita del vino. Con il -58% di viaggi di stranieri nella penisola, le vendite di vino ai turisti esteri sono scese del 63%, con un calo generale delle vendite del 26% che con le nuove restrizioni potrebbe andare ben oltre il 30% stimato a fine anno. E almeno il 31% delle cantine che fanno accoglienza e degustazioni in Italia hanno perso quest’anno il 70% del fatturato.

L’adattamento passa attraverso 5 mosse – dice la Cinelli Colombini: «Sviluppare nuove proposte, diversificandosi la scorsa estate, ad esempio, nelle cantine che si sono attrezzate è andato molto lo yoga in vigna); usare maggiormente il web per la promozione; restare aperti a pranzo, weekend e festivi; organizzare eventi e community; formare gli addetti dell’ospitalità in cantina». (a.palmas)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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