Covid, Nuoro: l’inferno del pronto soccorso

Attese infinite, tanta sofferenza e rabbia nella coda davanti al San Francesco. Col cambio di equipaggio i pazienti trasferiti da un’ambulanza all’altra 

NUORO. C’è una signora che in due giorni di attesa davanti al Pronto soccorso del San Francesco ha collezionato nove trasbordi, da un’ambulanza all’altra. Perché se è pur vero che gli equipaggi delle ambulanze hanno ottenuto un ristoro con una disposizione che prevede sia dato il cambio al personale, i trasportati, i malati, sono figli di nessuno. «Una situazione disumana», dicono gli operatori del 118 che fanno la fila con i loro mezzi, dentro i quali ci sono corpi. Corpi malati, sofferenti di chi non respira bene, di chi arriva che sta così così e si aggrava aspettando che la fila si assottigli e quindi questo girone dell’inferno finisca. O almeno si arrivi ad una destinazione, il Pronto soccorso: ormai un reparto Covid a tutti gli effetti, 32 pazienti in attesa di essere smistati, casomai si liberasse un posto letto.

Non sono invenzioni. Sono scene di una emergenza che va avanti almeno da un mese – e infatti il 25 ottobre il Pronto soccorso del San Francesco venne chiuso – che ha a che fare con la straordinarietà della pandemia. Il sindaco di Nuoro Andrea Soddu è letteralmente furibondo. «È scandaloso. Non si possono tenere per 30 ore dentro un’ambulanza pazienti con polmonite bilaterale. Ho chiamato l’assessore Nieddu, per denunciare una situazione inaccettabile. Facciano quello che devono fare, ma questa situazione deve essere risolta immediatamente. Regione, Ats, Ares hanno la capacità di farlo, non lascino la palla ai Comuni anche se è chiaro che noi siamo qui a disposizione». Soddu chiede che l’emergenza venga gestita come tale: «Sono circostanze straordinarie, bisogna agire ora, subito». E aggiunge: «Se necessario, si nomini un commissario straordinario per il Covid». Un disaster manager, figura prevista nella Protezione civile. Che anticipa l’emergenza, anziché rincorrerla.

Parlano sottovoce. Medici, operatori del 118. Hanno paura delle conseguenze. Raccontano di file di 20, 24 ore con pazienti itineranti: da un’ambulanza all’altra. Per ore fuori dal Pronto soccorso: e adesso si è aggiunto anche il freddo. «Abbiamo aspettato dalle 8 del mattino, alla fine abbiamo deciso di riportare il paziente a casa sua. Erano le 8 di sera», racconta un volontario di un paese vicino a Nuoro.

Sanità, umanità, sicurezza. Tre criteri da adottare in un’ emergenza, in questo caso super annunciata. La risposta ufficiale alle immagini delle ambulanze in fila è arrivata dall’assessore regionale alla Sanità, Mario Nieddu, e dal commissario straordinario di Ats Massimo Temussi. Per Nieddu, «L’impegno della Regione per l’ospedale San Francesco è totale. Abbiamo dato mandato ad Ares-Ats di scorrere – prosegue l'assessore – tutte le graduatorie aperte per il reclutamento di nuovo personale e stiamo procedendo all'assunzione di medici per incarichi in risposta all'emergenza Covid grazie a un avviso pubblico che ha ricevuto oltre settecento manifestazioni di interesse». Ma qui di medici ancora non ne sono arrivati e soltanto oggi, con i sanitari militari, dovrebbe entrare in funzione l’ospedale da campo allestito, da più di tre settimane, fuori dal San Francesco. Nulla dice l’assessore sulle file delle ambulanze davanti al Pronto soccorso.

Non vede una situazione al collasso il commissario straordinario di Ats Ares, Massimo Temussi: «Ho già richiesto un appuntamento urgente per martedì al prefetto di Nuoro per illustrare i dati statistici che raccontano una situazione sanitaria del territorio di Nuoro in sofferenza, ma non certo al collasso come alcuni organi di stampa e i social vogliono dipingere», sottolineando che poche ore la diffusione delle immagini delle ambulanze in fila la situazione si era normalizzata. «Il mio appello è di lasciar lavorare i tecnici: abbiamo varato un piano su 40 giorni e ne sono passati solo 10». Mentre i tecnici lavorano al piano, quello che sta succedendo a Nuoro sembra lontano dalla strada della sanità, della sicurezza. E dell’umanità.

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