Focus Energia. La multinazionale e la joint venture leggono dubbiosi il report Rse sul futuro energetico sardo
Sgi, alleata di Snam nella partita della dorsale, e la joint ventre costituita per l'occasione da Snam e Sgi, Enura, non trovano convincenti metodo e conclusioni dello studio Rse commissionato da Arera ed esponono le loro critiche
CAGLIARI. Sono due le società che insieme a Snam sono interessate in primis alla realizzazione della dorsale del gas, messa in discussione dalla prima versione dello studio sulle prospettive energetiche della Sardegna commissionato da Arera (la autorità di regolazione delle reti e dell’ambiente) a Rse (la società pubblica che svolge ricerhce e studi sui temi energetici) e che questa ha presentatolo scorso settembre. Si tratta di Sgi e di Enura.
La prima è la seconda società di trasporto di gas nel paese, dopo Snam, con oltre 400 chilometri di rete nazionale e 1600 chilometri di gasdotti, controllata da un fondo australiano e una banca svizzera. La seconda è la controllata proprio di Snam e Sgi, soci paritari, che dovrebbe realizzare la dorsale.
Sgi. La società guidata dall’ex presidente dell’Enel Fulvio Conti ritiene che «nella redazione dello studio sono state effettuate una serie di semplificazioni che possono distorcere l’analisi conducendo a conclusioni non corrette». E subito dopo arriva il primo affondo. «L’analisi viene condotta su un periodo di 20 anni, quando gli orientamenti regolativi di Arera prescrivono una analis costi benefici modellata su un periodi di 25 anni». Non è una differenza da poco, perchè allungando il periodo si “spalmano” su più anni i costi fissi, riducendone l’impatto in valore assoluto sulla collettività. Nelle deduzioni di Sgi si mettono in evidenza le contraddizioni dello studio proprio sul versante dell’orizzonte temporale.
«Per questo – è il senso della proposta di Sgi – chiediamo di fissare l’arco temporale almeno al 2045, anche se sarebbe più corretto arrivare al 2050, quando il processo di decarbonizzazione si dovrebbe completare». Altro elemento criticato da Sgi è il confronto definito da Rse equivalente tra rete del gas e servizio tramite autocisterne. «Questo confronto non ha senso per gli utenti industriali, che ritirano il gas a pressioni notevoli, e per i quali servirebbero depositi adeguati». Un riferimento anche alla sicureza e affidabilità delle forniture. Secondo Sgi con gli attuali e previsti depositi e rigassificatori l’autonomia per l’isola sarebbe di sette giorni, ma solo ipotizzando una domanda a regime già definita. Se aumentasse la domanda si dovrebbero aumentare anche i depositi, ma a quel punto questi dovrebbero essere interconnessi per garantire l’autonomia. Insomma, alla fine secondo Sgi solo la dorsale garantirebbe un organico, diffuso, sicuro e conveniente sistema di utilizzo del metano.
Sul fronte dei costi finali per l’utente, le critiche allo studio di Rse non sono meno severe., perchè secondo Sgi non sarebbero stati analizzati nel dettaglio i costi operativi del sistema di trasporto con autocisterna, nè sarebbero state prese in considerazione le diverse capacità “attrattive” degli scenari di trasporto con tubo o con gomma, così come non sarebbero stati analizzati correttamente i costi ambientali delle due opzioni. Da ultimo il differente sistema di mercato tra i due modelli di trasporto. «Per la componente del costo del trasporto interno all’isola via autocisterne che, da quanto si evince dallo studio, non sarà oggetto di regolazione, tale rischio (di oligopolio, ndr) permane anche se per la relativamente piccola parte relativa al costo di trasporto via autocisterna. Tuttavia tale scenario potrebbe consentire alle ditte di autotrasporto di estrarre rendite oligolistiche da un siffatto assetto di mercato, potenzialmente vanificando o riducendo i benefici per i consumatori sardi della regolazione delle fasi a monte ed a valle del trasporto».
È proprio Sgi però a ipotizzare una soluzione mediana tra le due ipotesi nette: trasporto su gomma o dorsale. «Perchè non provare a ipotizzare una soluzione intermedia, magari per il tratto sud?», scrive in sostanza Sgi. In ogni caso lo studio, secondo Sgi contiene «diverse semplificazioni che alternato in modo sostanziale le conclusioni raggiunte».
Enura. I dirigenti della joint-venture tra Snam e Sgi usano gli stessi argomenti di Sgi e definiscono non omogenei gli scenari confrontati (dorsale vs autotrasporto con camion), con costi diversi, domanda diversa, e costi finali per le diverse categorie dei consumatori diversi. Anche Enura insiste sul basso livello di sicurezza, nelle forniture e nella affidabilità del servizio del sistema su camion, sia per i privati che soprattutto per le imprese costrette in certi casi a più di un rifornimento al giorno e obbligate ad avere depositi di stoccaggio a loro volta costosi. « La realizzazione della rete di trasporto non prevede la necessità di realizzare centrali di compressione e presenterebbe pochi impianti, tra l’altro di nuova concezione, limitandosignificativamente le perdite fuggitive di rete e dei sistemi di regolazione e misura (una prima stima evidenzia una riduzione di circa il 70% delle emissioni fuggitive sulla rete rispetto a quelle considerate nello studio). Andrebbero al contrario considerate per il trasporto via truck di GNL le emissioni riconducibili alla realizzazione e operatività dei depositi criogenici e dei vaporizzatori (stimati in 300-350 come indicato in precedenza)».
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