Andrea Soddu, il sindaco guarito dal Covid: «Un mese in apnea»

Il primo cittadino si è ammalato a fine ottobre ed è appena guarito: «Anche mia moglie e due figli sono positivi. Dovevo badare a loro e alla città» 

NUORO. Il mondo sottosopra. Come se il pianeta si fosse completamente ribaltato, anche a Santu Predu. «Arriva mio figlio Mario, 12 anni, e mi dice: ba’, ma sei sempre al telefonino, sempre davanti al tablet, sempre al lavoro... cosa ci vieni a dire a noi?!». Ha sete d’aria, la gola impastata, ma cerca di sorridere comunque Andrea Soddu, sindaco di Nuoro e prima ancora padre di famiglia chiuso in casa perché colpito dal Covid. «È come se si fossero invertiti i ruoli – dice –. Fino all’altro ieri ero io particolarmente attento affinché i nostri figli non passassero troppo tempo al computer o al tablet». «Ora mi tocca giustificarmi con loro: purtroppo questo è il momento che stiamo vivendo, bisogna che babbo faccia queste cose qua. Cos’altro posso dire?». L’incubo è finito, per fortuna, Soddu torna alla vita e alla politica di sempre, anche se deve recuperare le forze perse. È troppo debole per ripartire subito ingranando la quarta. «Da qualche giorno sono negativo, posso persino ricevere qualcuno a casa, naturalmente con estrema prudenza, perché mia moglie è ancora positiva al tampone. Viviamo in una casa con due piani separati, si può fare», spiega.

È uscito soltanto mercoledì scorso per andare al primo consiglio comunale dell’amministrazione Soddu bis. Ha presentato la nuova giunta e poi subito a casa. È uscito ancora venerdì scorso per rendere omaggio con la fascia tricolore all’amico e collega avvocato Salvatore Murru, presidente della Camera penale di Nuoro, morto di Covid. Brutta, davvero brutta storia. «Ho ancora i postumi di una broncopolmonite» riprende Andrea Soddu, al telefono dalla cucina trasformata in ufficio nella sua casa di Santu Predu. «Devo stare attento e scongiurare la sovrapposizione di una polmonite batterica a una polmonite virale». Tanto più che ogni volta che apre un poco la finestra, comincia subito a tossire. L’affanno è sempre in agguato.

Il primo cittadino di Nuoro riconfermato al ballottaggio dell’8 e 9 novembre scorsi torna indietro di qualche settimana. Ricorda e ricostruisce. «Stavamo tutti bene, tranne mia moglie che aveva qualche lineetta di febbre». «Tre giorni dopo, il 29 ottobre, io e la mia famiglia eravamo tutti positivi, salvo la bambina piccola, Michela, che ha 7 anni e non è mai diventata positiva». Giulia, 14 anni, era positiva come il padre, la madre, Giuliana Puligheddu, e il fratello Mario. «La grande era asintomatica, anzi paucisintomatica, nel senso che aveva solo un po’ di mal di testa e debolezza». Era la settimana a cavallo tra il primo e il secondo turno elettorale. Nel pieno di una campagna sui generis, «fatta molto di contatti telefonici e mediati dall’elettronica e dai nuovi strumenti» sottolinea Soddu.

«Ad un certo punto comincia a salirmi la febbre, una febbre che non diminuiva, si aggiungono difficoltà respiratorie, tosse, tosse continua, debolezza ai polmoni, dolori articolari, mancanza di gusto, insomma: tutti i sintomi del coronavirus». «A quel punto ho intrapreso una prima terapia. Ma quella terapia non stava dando effetti e la situazione continuava a peggiorare. Il grado di ossigenazione misurato col pulsossimetro, questo strumentino che si attacca al dito, era preoccupante, per cui mi è stata data anche una bombola d’ossigeno a casa». Soddu capisce subito che ha una famiglia e una città sulle spalle. La situazione è critica.

La paura sale, anche se è sempre tenuta sotto controllo. Casa Soddu-Puligheddu può contare su una rete parentale davvero forte: fare la spesa e andare in farmacia non sono mai un problema. C’è il sostegno degli amici. «Sono stato seguito dal mio medico di famiglia, Pietro Arnò, insieme a Luigi Arru, anche lui colpito dal Covid, un bravissimo medico, un mio caro amico». Anche vicino di casa, l’ex assessore regionale della Sanità, ematologo clinico all’ospedale San Francesco di Nuoro e primo sostenitore di Soddu sindaco. «Naturalmente mi hanno seguito per telefono – va avanti l’avvocato appena riconfermato alla guida della città –. Mi hanno dato una terapia, ossigeno, eparina, cortisone e per i primi giorni anche antibiotico di copertura. Nell’arco di una dozzina di giorni sono venuti meno i sintomi e mi sono anche negativizzato».

Una situazione surreale. «Dovevo curare la campagna elettorale e me stesso» ironizza. «E soprattutto, dovevo continuare a lavorare per la comunità. Con la Protezione civile del Comune di Nuoro, due riunioni al giorno del Coc, il Centro operativo comunale, per fare il punto sulla situazione della pandemia, le comunicazioni, il volontariato, l’assistenza alla popolazione, i colloqui quotidiani con Ats, Ares e Regione, i rapporti con la Caritas, la Croce Rossa... Il primo periodo non riuscivo neppure a parlare, per cui lo faceva il vice sindaco Sebastian Cocco. Dopo il secondo turno elettorale, tra l’altro con la nuova giunta ancora da nominare, l’ho dovuto fare io. Ecco perché sono sempre nella cucina di casa mia, dove ho allestito un ufficio vero e proprio. Ho un tavolo grande, fogli sparsi, appunti, tablet e telefonino. Cerco di governare da remoto una situazione davvero complessa». «Ormai sono sempre connesso, ho tutte le piattaforme nel telefonino, da Zoom a Webex. Ma non vedo l’ora di tornare alla vita normale, di sempre, di stare in mezzo alla gente».

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