La Nuova Sardegna

Focus Energia. Le piccole e medie imprese intervengono sul futuro sistema energetico

Giuseppe Centore
Focus Energia. Le piccole e medie imprese intervengono sul futuro sistema energetico

Dalle imprese locali il timore che l'assenza di una regolazione severa possa comportare un incontrollato incremento di costi, tali da rendere antieconomici eventuali investimenti.

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CAGLIARI. Anche le piccole e medie imprese sarde, quelle interessate in prima persona all’uso o meno del metano per alimentare i loro cicli produttivi o che dalla commercializzazione del metnao traggono il loro business, sono intervenute sullo studio Rse. E lo hanno fatto con poche frasi, senza molte parole, riportando cosa significa per loro una soluzione o l’altra.
SARDINIA LNG. Per Sardinia Lng, la società che ha in corso la realizzazione dell’impianto di stoccaggio e rigassificazione al porto canale di Cagliari, «Lo scenario “Isola” delle conclusioni dello studio, che ipotizza che “per quanto concerne il trasporto del gas sul territorio isolano, nel periodo di 20 anni coperto dallo studio, risulta più conveniente la modalità tramite cisterne criogeniche rispetto a quella tramite dorsale, nel caso di volumi di gas in linea con lo scenario sviluppato…”, impedirebbe alla nostra società di rigassificare i volumi di Gnl che potrebbero essere destinati a soddisfare il fabbisogno energetico di importanti realtà industriali energivore distanti dall’area vasta di Cagliari. Si ritiene che il trasporto su gomma del Gnl, che è una facility già prevista per il nostro impianto con le baie di carico, sia una soluzione adatta ai soli piccoli consumatori non raggiunti dalla rete di trasporto. Si auspica quindi che nelle opere per la metanizzazione sia ricompresa una capillare rete di trasporto, che raggiunga la maggior parte delle utenze industriali e civili».
Alla sollecitazione di Arera a inviare osservazioni, hanno risposto anche società che hanno chiesto di rimanere anonime, come la legge consente, e che nei loro report hanno evitato di fornire elementi che possano far risalire a soggetti definiti. Le segnaliamo comunque, avvertendo però che l’assenza di riferimenti agli autori rende il documento monco.
AZIENDA ANONIMA. Critica diretta e senza fronzoli per questa azienda all’intero impianto dello studio, soprattutto alla parte dove si ritiene valido e fattibile un sistema di trasporto del gas con le autocisterne. «Per soddisfare il fabbisogno energetico sardo, rappresentato nello studio, si ritiene possibile far circolare su base giornaliera un numero elevato di mezzi pesanti per il trasporto del Gnl nell’ordine del centinaio (oltre 35 mila all’anno), con punte concentrate nel periodo invernale, con potenziali impatti al traffico veicolare nonché alla sicurezza stradale tenuto anche conto dello stato attuale della viabilità sarda. Dal punto di vista dell’impatto sul traffico dunque non ci sarebbero miglioramenti. Inoltre è importante considerare come i mezzi pesanti criogenici destinati al trasporto di GNL hanno un costo commerciale di circa 70-80 per cento in più rispetto alle autobotti utilizzate per il settore petrolifero. Questo comporterà un monopolio/oligopolio evidente con un conseguente aumento dei costi al consumatore finale». Critiche allo studio anche per quanto riguarda la continuità delle forniture e il mercato. «La fornitura di gas naturale attraverso carri cisterna per il trasporto di Gnl anziché tramite la rete di metanodotti è esposta al rischio di interruzione delle forniture ad esempio nel caso di scioperi, incidenti stradali, condizioni climatiche particolari, stato della viabilità, con evidenti disagi per i consumatori. La consegna di gas naturale attraverso la rete di metanodotti assicurerebbe invece la continuità delle forniture e la sicurezza negli approvvigionamenti. Avere la possibilità di allacciarsi ad una rete di metanodotti estesa su tutto il territorio sardo – proegue la memoria – consentirebbe ai consumatori regionali di energia di poter accedere alle forniture di gas naturale a condizioni paritetiche rispetto a quanto già avviene nel resto della penisola Italiana (i.e. forniture indicizzate al prezzo del mercato all’ingrosso Italiano). L’accesso ad un mercato pienamente liberalizzato e concorrenziale renderebbe anche semplice per il consumatore il passaggio ad un eventuale nuovo fornitore. Nel caso, per esempio delle monoutenze al consumatore industriale, servite con deposito di Gnl e modulo di rigassificazione, alla luce dell’ingente investimento, le società di distribuzione propongono contratti minimi di 5 anni. Anche i depositi costieri saranno costretti a proporre contratti minimi di 5 anni per garantire una pianificazione delle scorte di approvvigionamento e una conseguente riduzione del rischio imprenditoriale. L’assenza di una rete di metanodotti comporterebbe invece la creazione di oligopoli per la fornitura del gas naturale liquefatto tramite carri cisterna con prezzi che difficilmente potranno allinearsi a quelli del mercato all’ingrosso italiano del gas naturale».
ARGIOLAS. La società del neo presidente della associazione industriali della Sardegna Meridionale, Antonello Argiolas, espone la propria esperienza e si esprime per il combinato/disposto virtual pipe line e cisterne criogeniche.«La nostra azienda sta usufruendo della tecnologia del Gnl ed utilizzando (essendo ad oggi l’unica opzione disponibile) un deposito criogenico di sua proprietà affiancato ai rifornimenti su gomma. Essendo altresì quella della dorsale una questione annosa, essendo lo scenario di eventuale messa in servizio molto distante nel futuro ed essendo invece la competitività delle aziende isolane fortemente influenzata dalla questione energetica, si ritiene che in prima analisi gli sforzi andrebbero concentrati nell’immediato per la creazione della “virtual pipeline+trasporto in cisterne criogeniche” al fine di poter finalmente iniziare con la metanizzazione del settore industriale dell’isola».
OLBIA LNG CLEAN. Questo soggetto propone invece che ognuno dei 377 comuni sardi si doti di un impianto di biogas o biometano da rifiuti. con questo processo l’isola, secondo i promotori dell’iea, supportata da tabelle, potrebbe diventare enerticamente autosufficiente e carbon free nel 2050. «Le proposte d Terna e Snam sono certamente valide ma sono transitorie per cui non sono condivisibili le soluzioni proposte che si limitano alle importazioni in Sardegna di elettricità e gas da fonti energetiche lontane e “not fossil free”, perché la Sardegna dovrà essere autonoma energeticamente e “carbon free” nel 2050 senza sobbarcarsi degli sprechi di costi e di emissioni risultanti dal trasporto dell’energia da grandi distanze».
PAPIRO SARDA. Poche righe da questa impresa che sposa l’ipotesi dorsale. «L'iniziativa di portare il metano attraverso il tubo alle industrie e alla popolazione in Sardegna non può che essere motivo di sviluppo, risparmio e drastico abbattimento dell'inquinamento generato da altri combustibili che attualmente alimentano le caldaie. Sicuramente la Regione deve avvallare tale iniziativa con forza fino alla conclusione dei lavori al fine di avere una visione ottimale della gestione futura dell’energia termica che possa giovare un migliore sviluppo delle industrie locali. Nella fattispecie la nostra azienda si trova nell’area industriale di Macchiareddu e utilizzerebbe una infrastruttura energetica adeguata a renderla competitiva alle altre cartiere presenti sul territorio nazionale, così come le altre produzioni presenti in area industriale».
ISGAS CARBONIA E FIAMMA 2000. Pur essendo aziende concorrenti e legate a territori diversi, usano nei fatti lo stesso documento. «In assenza della una rete di trasporto, ci troveremo costretti a realizzare degli impianti di stoccaggio e la rigassificazione del Gnl, con maggiori costi e una minore sicurezza per l'approvvigionamento energetico dei nostri clienti. La costruzione della dorsale eliminerebbe le difficoltà logistiche, l'aumento del traffico stradale e il rischio di oligopolio con difficoltà a cambiare fornitore ed avere un mercato concorrenziale. Inoltre permetterebbe di sviluppare la filiera di produzione del biometano, dell'idrogeno e la possibilità di accedere a forniture allineate al prezzo all'ingrosso del mercato».
GENERALE CONSERVE. La seconda azienda italiana nel settore delle conserve ittiche, con base a Olbia, ritiene che «orientarsi su Gnl abbia molti fattori di rischio, tra cui principalmente l’aspetto legato all’approvvigionamento. Non solo per quanto riguarda la sicurezza di fornitura del GNL stesso, che potrebbe essere anch’essa motivo di analisi, ma anche per gli aspetti meramente legati alla continuità di fornitura tramite carro cisterna. L’impianto stesso richiede inoltre ingenti costi di installazione e di mantenimento, classificandosi in una classe di rischio più alta rispetto al gas naturale. Sul tema costi, inoltre, si ritiene che il gas naturale possa rappresentare, in prospettiva, non solo una fornitura stabile (rete di metanodotti) ma anche competitività sui costi di approvvigionamento (mercato libero), che invece non sarebbero garantiti in caso di fornitura Gnl»

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