La Nuova Sardegna

Respingiamo il nuovo feudalesimo

di Michele Spissu

L’iniquità fondiaria è in aumento. A dirlo è uno studio pubblicato sul sito dell’International Land Coalition, agglomerato di organizzazioni civili e del settore agricolo, tra cui agenzie delle...

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L’iniquità fondiaria è in aumento. A dirlo è uno studio pubblicato sul sito dell’International Land Coalition, agglomerato di organizzazioni civili e del settore agricolo, tra cui agenzie delle Nazioni Unite come l’Oxfam, istituti di ricerca e Ong. La situazione che emerge dal report è drammatica: il 70% delle terre coltivabili risulta essere sotto il controllo del 1% delle aziende agricole. «Questa tendenza – dicono i ricercatori – minaccia direttamente i mezzi di sussistenza di circa 2,5 miliardi di persone in tutto il mondo». Un problema che, in realtà, influenza quasi ogni aspetto della nostra vita, alterando gli equilibri ambientali, portando le già deboli democrazie dei paesi in via di sviluppo a delle crisi istituzionali. I ricercatori sostengono che esistano «forti connessioni tra la disuguaglianza fondiaria, i cambiamenti nelle pratiche agricole e la diffusione di malattie». L’analisi svolta dagli studiosi evidenzierebbe un legame tra l’attuale pandemia e le pratiche illecite di allevamento strettamente legate all’iniquità fondiaria: «Covid-19 è l’ultima malattia zoonotica emersa da una combinazione di allevamenti animali antigenici e privazione di habitat alla fauna selvatica».

Dunque, come risolvere il problema? Il report offre diversi spunti per intervenire al riguardo, partendo da una politica di ridistribuzione delle terre che prevenga il ritorno delle disuguaglianze nel tempo. Inoltre è fondamentale scoraggiare l’accumulo di beni con l’utilizzo mirato di tasse sulla proprietà e un più rigoroso regolamento del mercato agroalimentare. Da sardi, la situazione ci dovrebbe colpire particolarmente dato che, a partire dal ‘300, per cinque secoli, non siamo più stati padroni della nostra terra, schiavi dei feudatari aragonesi. Un sistema abolito in Sardegna solo nel 1840, e per cosa? Vedere da un lato, con l’editto delle chiudende, la privatizzazione delle terre più fertili e strategiche da parte di chiudenti avari e sfruttatori quanto i precedenti baroni; dall’altro, la privazione del diritto ademprivile (che permetteva anche ai cittadini più poveri di pascolare, far legna e coltivare i terreni demaniali). I miseri contadini e pastori furono sostanzialmente condannati a un limbo, tra terre privatizzate, e terre, seppur sotto la giurisdizione del proprio comune, non più utilizzabili. Scompare il feudalesimo, ma non le prepotenze; e oggi la storia si ripete, globalmente, silenziosamente. Se in passato però ci mancavano i mezzi tecnici per sfruttare fino alla sterilità la terra, oggi è possibile. L’obiettivo di una società eco-sostenibile, dunque, non è solo una questione morale, ma una necessità: se non vogliamo irrimediabilmente impoverire la terra, inquinare le acque, rendere l’aria irrespirabile ed essere fautori della nostra stessa distruzione dobbiamo agire. Ora.

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