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Il Pecorino romano ambasciatore dell’isola

Il Pecorino romano ambasciatore dell’isola

Il Consorzio: siamo stati graziati dai dazi, gli Stati Uniti restano il nostro mercato principale

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SASSARI. La Sardegna negli Usa è ancora una terra semisconosciuta. I più curiosi conoscono la Costa Smeralda, chi perché c’è stato, chi per sentito dire. Per il resto l’isola fa fatica a farsi un nome oltreoceano. Negli ultimi anni chi sicuramente sta svolgendo il ruolo di ambasciatore della Sardegna è il pecorino romano, che ha negli Stati Uniti il suo mercato principale. Dai dazi di Trump solo minacciato, perché in realtà il rischio di un balzello del 25 per cento ha fatto impennare le sue vendite. «Il pecorino romano si è salvato perché abbiamo svolto azioni di lobbying che hanno portato i loro frutti – dice Gianni Maoddi, il presidente del Consorzio di tutela –. Alla fine possiamo dire che dai dazi noi siamo stati colpiti positivamente. Gli acquisti hanno beneficiato del timore dell’aumento dei prezzi. Rispetto all’anno precedente il 2019 ha visto un più 35 per cento. Tanto che quest’anno quel segno meno sull’export è dovuto al fatto che ci siamo riposizionati al livello del 2018. Altri tipi di pecorino, invece, sono stati danneggiati dai dazi. Il 25 per cento in più non è poco».

Maoddi racconta di un mercato che sta sempre più espandendo. Da ultima la Cina. E poi il Canada, il Giappone, e soprattutto Francia, Germania e Inghilterra. Ma sono gli Stati Uniti il mercato principale. «Quasi il 50 per cento del totale, gli Usa sono un mercato fondamentale. Più di tutti la parte legata al settore industriale, ma negli anni è cresciuta anche la quota legata ai consumi. Questo favorisce il posizionamento del prodotto. La richiesta del consumatore vale più di quella dell’industria. E infatti siamo sempre più presenti nella grande distribuzione, nei ristoranti. Ora bisognerà vedere se Biden continuerà sulla strada di Trump. Io non lo escluderei, perché gli americani portano avanti azioni a protezione delle loro produzioni. Più che legittime. Se le facessero anche i nostri rappresentanti non ci dispiacerebbe. Al di là di questo – dice ancora il presidente del Consorzio – con Biden ci aspettiamo una minore aggressività dal punto di vista commerciale». E l’emergenza Covid? «Il mercato legato a ristoranti e hotel si era fermato, ma la grande distribuzione ha tenuto bene. Ordinativi talmente importanti che sembrava che le persone non avessero un domani. Poi la situazione è tornata alla normalità. Il pecorino è stato anche una valvola di sfogo per chi è specializzato nei prodotti freschi, che si è riprotetto sul romano». (al.pi.)

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