Allevatori sardi di nuovo in crisi: agnello Igp sottopagato
Claudio Zoccheddu
Crolla il prezzo incassato dai produttori: 3 euro al chilo contro i 4 dello scorso anno Appello di Coldiretti: «Momento difficile, speriamo che la famiglie ci aiutino»
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SASSARI. Genuino, tradizionale, buonissimo e... sottocosto. La caratteristiche dell’Agnello Igp di Sardegna sono quelle di un prodotto di altissima qualità e ultra controllato che dovrebbe regnare sulle tavole di tutta l’isola, perlomeno in quelle in cui il gradimento dei commensali è pari alle potenzialità del prodotto. Invece, l’Agnello Igp di Sardegna è una delle tante incognite dell’agroalimentare sardo, soprattutto per chi lo produce. Gli allevatori, infatti, lamentano l’ennesimo calo del prezzo proprio alle porte del Natale, quando oltre al palato dovrebbe essere anche la tradizione a convocare l’agnello tra le pietanze più attese del menù natalizio. E se nei banchi frigo della grande distribuzione, ma non solo, il prezzo è inchiodato sui sette euro al chilo, ai produttori viene pagato a 3, e quando va bene il prezzo lievita di 50 centesimi, 60 al massimo. Un salasso per un sistema che ha subito prima la crisi del prezzo del latte e poi ha affrontato le restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria.
L’allarme. «Sino a qualche giorno fa il prezzo pagato agli allevatori era basso ma nella norma – spiega Battista Cualbu, presidente di Coldiretti –. Un agnello veniva pagato intorno ai 4 euro al chilo. Poi c’è stato un crollo, concentrato negli ultimi sette giorni, massimo dieci. Si sono salvati solo i gruppi di vendita organizzati, che sono riusciti a vedere a un prezzo più alto ma comunque molto al di sotto dei 4 euro. Speriamo, e ci aspettiamo, in un impennata dei prezzi già nei prossimi giorni, anche se non è per nulla scontato». I motivi sono ormai dei classici dell’era Covid: ristorazione a mezzo servizio, agriturismi a ranghi ridotti e in generale una scarsa propensione ai banchetti luculliani, anche perché di questi tempi aggiungere un posto a tavola è un’eventualità vietata per decreto. Per questo motivo Coldiretti riprende e diffonde l’allarme che risuona nelle campagne: «Abbiamo fiducia nelle famiglie sarde e nella tradizione dell’agnello – aggiunge Cualbu – anche perché quest’anno le macellazioni sono state molto più numerose rispetto al 2019. Ad oggi i capi macellati sono stati 76.536 contro i 50.700 dell’anno scorso. D’altra parte, abbiamo il 30 per cento degli agnelli in più che però, per il momento, hanno subito un calo del 25 per cento quando si parla dei prezzi. Noi ci stiamo muovendo, abbiamo accordi con i circoli dei sardi nel resto d’Italia e all’estero, che non rinunciano alle tradizioni, Poi ci sono le esportazioni, soprattutto in Spagna, che incidono per circa il 65 per cento del totale del mercato dell’Agnello Igp. I presupposti perché il prezzo risalga ci sono, anche se dobbiamo comunque stare attenti e vigilare, lo chiediamo anche alla Regione e a macellatori». Il rischio è che, anche in Sardegna arrivino capi allevati altrove ma “naturalizzati” sardi: «Non possiamo certo impedire che la merce entri in Sardegna ma un controllo approfondito è d’obbligo. Per questo chiediamo che la vigilanza venga implementata per evitare che tutto diventi arbitrariamente “agnello Igp” – conclude Cualbu –. Lo chiediamo anche ai macellatori, in modo che i capi d’importazione non ottengano la cittadinanza sarda. Il mercato è già abbastanza complicato».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
L’allarme. «Sino a qualche giorno fa il prezzo pagato agli allevatori era basso ma nella norma – spiega Battista Cualbu, presidente di Coldiretti –. Un agnello veniva pagato intorno ai 4 euro al chilo. Poi c’è stato un crollo, concentrato negli ultimi sette giorni, massimo dieci. Si sono salvati solo i gruppi di vendita organizzati, che sono riusciti a vedere a un prezzo più alto ma comunque molto al di sotto dei 4 euro. Speriamo, e ci aspettiamo, in un impennata dei prezzi già nei prossimi giorni, anche se non è per nulla scontato». I motivi sono ormai dei classici dell’era Covid: ristorazione a mezzo servizio, agriturismi a ranghi ridotti e in generale una scarsa propensione ai banchetti luculliani, anche perché di questi tempi aggiungere un posto a tavola è un’eventualità vietata per decreto. Per questo motivo Coldiretti riprende e diffonde l’allarme che risuona nelle campagne: «Abbiamo fiducia nelle famiglie sarde e nella tradizione dell’agnello – aggiunge Cualbu – anche perché quest’anno le macellazioni sono state molto più numerose rispetto al 2019. Ad oggi i capi macellati sono stati 76.536 contro i 50.700 dell’anno scorso. D’altra parte, abbiamo il 30 per cento degli agnelli in più che però, per il momento, hanno subito un calo del 25 per cento quando si parla dei prezzi. Noi ci stiamo muovendo, abbiamo accordi con i circoli dei sardi nel resto d’Italia e all’estero, che non rinunciano alle tradizioni, Poi ci sono le esportazioni, soprattutto in Spagna, che incidono per circa il 65 per cento del totale del mercato dell’Agnello Igp. I presupposti perché il prezzo risalga ci sono, anche se dobbiamo comunque stare attenti e vigilare, lo chiediamo anche alla Regione e a macellatori». Il rischio è che, anche in Sardegna arrivino capi allevati altrove ma “naturalizzati” sardi: «Non possiamo certo impedire che la merce entri in Sardegna ma un controllo approfondito è d’obbligo. Per questo chiediamo che la vigilanza venga implementata per evitare che tutto diventi arbitrariamente “agnello Igp” – conclude Cualbu –. Lo chiediamo anche ai macellatori, in modo che i capi d’importazione non ottengano la cittadinanza sarda. Il mercato è già abbastanza complicato».
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