Il M5s in subbuglio tra liti, addii e querele
di Alessandro Pirina
In Parlamento la pattuglia si riduce, in Consiglio è guerra
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SASSARI. Correnti in guerra, risse, divorzi, addirittura liti in tribunale. Cose da Prima repubblica, un tempo si sarebbe detto. Invece, al posto dei tanti vituperati partiti del dopoguerra c’è il Movimento 5 stelle, che dopo la sbornia elettorale del 2018, si trova a contare tanti addii e zero innesti. L’ultima in ordine di tempo la deputata Mara Lapia, che dopo il no al Mes ha ufficializzato il divorzio dal Movimento ed è passata al Misto. Una scissione che arriva poche settimane dopo quella del senatore Gianni Marilotti, anche lui approdato al Misto di Palazzo Madama. In poco tempo due dei 16 parlamentari eletti in Sardegna hanno lasciato i 5 stelle. Ai rimanenti 14 vanno poi sottratti i due seggi persi nelle suppletive seguite alle dimissioni di Andrea Mura e alla morte di Vittoria Bogo Deledda, le prime vinte dal centrosinistra, le seconde dal centrodestra. Dunque, a metà legislatura la pattuglia dei grillini sardi si è ridotta da 16 a 12. E non mancano i mal di pancia tra quelli che ancora stanno dentro il Movimento. Dei 13 no al Mes quattro erano sardi. Una era Lapia, che ha lasciato. Gli altri Pino Cabras, che in aula ha ribadito di essere coerente con l’idea di smantellare il Mes «con cui abbiamo vinto le elezioni». Stessa posizione di Andrea Vallascas, da mesi indicato tra i dissidenti del Movimento, talvolta i rumor lo danno pronto all’uscita, altre alla cacciata. E infine Emanuela Corda, una delle grilline storiche made in Sardinia, che su addii e liti interne dice poche parole. «Sono cose che sono sempre successe, fanno parte della politica». Più o meno quello che pensa il deputato Nardo Marino, che non sembra impensierito dagli ultimi addii. «La verità è che talvolta alcuni parlamentari, anche del nostro Movimento, vivono solo le battaglie che sentono proprie. Si concentrano solo su quelle e quando le vedono pregiudicate lasciano – spiega Marino –. Ma se non si governa da soli è inevitabile concordare i provvedimenti con la maggioranza, mediare, sfumare le posizioni. Questa è la politica, non siamo un governo monocolore. Faccio un esempio: noi siamo per l’acqua pubblica, ma per riuscire a vincere la battaglia da soli abbiamo difficoltà. Io cito sempre la rivoluzione passiva di Gramsci: qualsiasi trasformazione politica avviene in maniera graduale, goccia dopo goccia».
Ma le divisioni grilline non sono di casa solo a Roma, dove tra l’altro a capo del gruppo al Senato c’è il sassarese Ettore Licheri. Nei giorni scorsi, sempre sulla questione Mes, c’è stato lo strappo a Bruxelles di quattro eurodeputati, tra cui il siciliano Ignazio Corrao, eletto con migliaia di voti presi anche in Sardegna. In Consiglio regionale la rottura tra i 5 stelle è arrivata addirittura in tribunale. Perché se Elena Fancello ha fatto armi e bagagli ed è passata al Psd’Az, dalla opposizione al partito del governatore, l’altra consigliera Carla Cuccu, in rotta di collisione col gruppo, non solo è rimasta nei 5 stelle, ma ha addirittura presentato un esposto-querela contro i colleghi Desirè Manca e Michele Ciusa per averla mobbizzata all’interno del Movimento. Un’accusa rispedita al mittente da Manca che ha parlato di «attacco privo di qualsiasi fondamento».
Insomma, il M5s, dall’esterno, appare come un partito in crisi. Di identità, di voti - solo ko alle comunali, tra cui Porto Torres dove 5 anni fa Sean Wheeler aveva stravinto -, di nervi. Ma dall’interno la visione è opposta. «Il Movimento è fatto di persone – dice Desirè Manca –. E l’uscita di un parlamentare o di un consigliere non può diventare la crisi del Movimento. Se uno abbandona o lascia è una scelta personale. Quella del M5s è una evoluzione fisiologica di un movimento o partito. Per me questi sono problemi inesistenti. Io continuo a fare quello che ho sempre fatto da quando ho iniziato il mio percorso politico: lavorare per il popolo sardo». Opposta la posizione di Patrizia Cadau, già candidata sindaca dei 5 stelle a Oristano, da mesi sospesa per il suo no al referendum costituzionale. «Il Movimento si è rivelato una delle realtà più verticiste e negazioniste a qualsiasi confronto e dissenso – dice –. Non so neanche se ci siano ancora i meetup. È stato azzerato il confronto. E non c’è nemmeno trasparenza: dopo diversi mesi dalla sospensione non so ancora qual è il mio destino».
Ma le divisioni grilline non sono di casa solo a Roma, dove tra l’altro a capo del gruppo al Senato c’è il sassarese Ettore Licheri. Nei giorni scorsi, sempre sulla questione Mes, c’è stato lo strappo a Bruxelles di quattro eurodeputati, tra cui il siciliano Ignazio Corrao, eletto con migliaia di voti presi anche in Sardegna. In Consiglio regionale la rottura tra i 5 stelle è arrivata addirittura in tribunale. Perché se Elena Fancello ha fatto armi e bagagli ed è passata al Psd’Az, dalla opposizione al partito del governatore, l’altra consigliera Carla Cuccu, in rotta di collisione col gruppo, non solo è rimasta nei 5 stelle, ma ha addirittura presentato un esposto-querela contro i colleghi Desirè Manca e Michele Ciusa per averla mobbizzata all’interno del Movimento. Un’accusa rispedita al mittente da Manca che ha parlato di «attacco privo di qualsiasi fondamento».
Insomma, il M5s, dall’esterno, appare come un partito in crisi. Di identità, di voti - solo ko alle comunali, tra cui Porto Torres dove 5 anni fa Sean Wheeler aveva stravinto -, di nervi. Ma dall’interno la visione è opposta. «Il Movimento è fatto di persone – dice Desirè Manca –. E l’uscita di un parlamentare o di un consigliere non può diventare la crisi del Movimento. Se uno abbandona o lascia è una scelta personale. Quella del M5s è una evoluzione fisiologica di un movimento o partito. Per me questi sono problemi inesistenti. Io continuo a fare quello che ho sempre fatto da quando ho iniziato il mio percorso politico: lavorare per il popolo sardo». Opposta la posizione di Patrizia Cadau, già candidata sindaca dei 5 stelle a Oristano, da mesi sospesa per il suo no al referendum costituzionale. «Il Movimento si è rivelato una delle realtà più verticiste e negazioniste a qualsiasi confronto e dissenso – dice –. Non so neanche se ci siano ancora i meetup. È stato azzerato il confronto. E non c’è nemmeno trasparenza: dopo diversi mesi dalla sospensione non so ancora qual è il mio destino».
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