La Nuova Sardegna

RASSEGNIAMOCI MA NON AL PEGGIO

di VANESSA ROGGERI

Seguendo il coprifuoco tuttora in vigore, sarà possibile approfittare degli ultimi scampoli di semilibertà per completare gli acquisti. Dal 24 al 27 scatterà la temuta zona rossa in tutta Italia,...

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Seguendo il coprifuoco tuttora in vigore, sarà possibile approfittare degli ultimi scampoli di semilibertà per completare gli acquisti. Dal 24 al 27 scatterà la temuta zona rossa in tutta Italia, come nei mesi di marzo e aprile. Tutti a casa. Blocco totale della mobilità all’interno del proprio comune di residenza, mentre resteranno aperte attività di primaria importanza come farmacie, edicole e alimentari. Il cenone è ammesso solo tra congiunti coabitanti (e forse per altri due parenti purché muniti di mascherina): le misure anti Covid del Governo irrompono nelle case degli italiani con una forza mai sperimentata prima, arrivando a intaccare la sacralità di una festa inviolabile per culto e tradizione. Dal 28 al 30 si ritornerà in zona gialla, si allenterà la stretta per i negozi aperti fino alle 21, bar e ristoranti alle 18 e coprifuoco per tutti alle 22. Spostamenti consentiti all’interno della propria regione. Dal 31 al 3 gennaio ogni tentazione di folleggiare al veglione verrà spento sul nascere da altri 4 giorni di lockdown totale. Dal 4 al 6, scatta nuovamente il giallo e si dimentica il rosso, almeno per il momento. Insomma, non è il Natale sereno che ci avevano promesso. È evidente che nei provvedimenti adottati nei mesi scorsi, e probabilmente anche nel comportamento tenuto dagli italiani, qualcosa non ha funzionato come previsto. Benché i numeri della pandemia nel nostro Paese siano molto più spaventosi della primavera passata – al 17 dicembre il bollettino ha registrato oltre 18 mila contagi e 683 vittime – non si percepisce più paura e angoscia, bensì una diffusa assuefazione all’emergenza. È proprio vero che nella vita ci si abitua a tutto, persino alla pandemia. Gli ospedali sono al collasso, il piano della campagna vaccinale rischia di saltare, così come il ritorno in presenza a scuola voluta per gennaio, mentre la crisi economica incalza insieme al malcontento popolare. Nondimeno, a dispetto delle difficoltà oggettive e dell’immane responsabilità, l’Italia continua a rimanere prigioniera di un circolo vizioso che ormai ha il sapore di un carosello grottesco: gli assembramenti generano contagio, il contagio porta alle restrizioni, le restrizioni scatenano le lamentele, le lamentele spingono il governo a nuove aperture, che portano agli assembranti, e quindi a nuovi contagi.

Stiamo constatando che tutto il mondo è paese, che anche i governi degli altri Stati si trovano sulla nostra stessa barca, alle prese con nuove restrizioni che condizioneranno i normali festeggiamenti del Natale e Capodanno. Il “mal comune” però non ci deve consolare, anzi.

Troppi ritardi, troppi pareri discordanti, troppi virologi che sgomitano per sparare la propria teoria. Persiste questo insopportabile “navigare a vista” che genera insofferenza e sfiducia nei cittadini. Non è possibile lasciare la gente in uno stato di indeterminatezza fin quasi alla vigilia con provvedimenti presi all’ultimo. La verità è che la cena del 24 e il veglione del 31 sono affidati al nostro buonsenso. Non ci saranno guardiani a controllarci, tutto è rimesso alla prudenza. Non ci resta che rassegnarci e seguire le regole, in attesa di tempi più lieti.

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