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Ritornare a casa, il programma è salvo

Ritornare a casa, il programma è salvo

Finanziato con 56 milioni: l’intervento di assistenza era a rischio per pandemia

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CAGLIARI. La pandemia ha rischiato di bloccare il programma «Ritornare a casa», quello destinato a finanziare, attraverso i Comuni, le cure a domicilio delle persone in condizioni di gravità gravissima. Alla fine i 56 milioni necessari sono stati trovati dalla Giunta nelle pieghe del bilancio e recuperati dal Fondo regionale per la non autosufficienza. Con anche due novità importanti rispetto ai precedenti stanziamenti: d’ora in poi il processo di valutazione dei progetti sarà informatizzato e le assegnazioni ai Comuni diventeranno pluriennali.

I livelli. «Per garantire una più incisiva delle persone non autosufficienti e disabili – è scritto nella delibera – sono stati previsti quattro diversi livelli cui corrisponderanno finanziamenti crescenti a seconda del grado di assistenza richiesto e delle capacità economica (reddito Isee) dei beneficiari.

Le novità. Secondo l’assessorato alla sanità e ai servizi sociali l’informatizzazione e le assegnazioni pluriennali permetteranno ai Comuni di pianificare ancora meglio i progetti e migliorare l’utilizzo delle risorse messe a disposizione dalla Regione».

L’utilizzo. I finanziamenti destinati alle famiglie dei pazienti all’interno del programma «Ritornare a casa» potranno essere spesi sia per i servizi di assistenza domiciliare necessari sia per il sostegno dei caregiver familiari, che sono poi i primi a occuparsi del pazienti non autosufficienti.

Il punto. «Ritornare a casa» è un progetto ancora all’avanguardia e da sempre sostenuto a gran voce dalle associazioni delle famiglie dei pazienti non autosufficienti. Più volte il finanziamento ha rischiato di essere messo in discussione, ma difeso a spada tratta, fino alla vittoria, da chi si occupa di chi assiste le persone in condizioni di disabilità gravissima. Stando all’ultimo censimento, sono oltre quattromila i progetti garantiti dal programma «Ritornare a casa», che in questo modo – scrive l’assessorato alla sanità – possono e potranno ricevere l’assistenza a domicilio, circondati dall’affetto dei parenti».



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