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Medici sardi compatti: noi ci vacciniamo

Medici sardi compatti: noi ci vacciniamo

Il 98 per cento del personale sanitario ha risposto sì alla richiesta di adesione alla campagna d’immunizzazione

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CAGLIARI. Il 98 per cento del personale sanitario degli ospedali pubblici e privati ha detto sì al vaccino anti-Covid della Pfizer. Solo due ogni cento fra medici, infermieri e volontari non ha sottoscritto la dichiarazione di assenso consenso. Ventiquattr’ore fa, rispettando la tabella decisa dal commissario nazionale per l’emergenza pandemia, Domenico Arcuri, l’assessorato alla Sanità ha inviato il numero preciso di quante dosi serviranno per la prima fase della campagna d’immunizzazione.

La fornitura. Stando all’ultimo censimento, quello appunto di giovedì, subito dopo la Befana in Sardegna arriveranno poco meno di 34mila dosi prodotte dalla multinazionale americana. Serviranno, come stabilito dal protocollo nazionale, per vaccinare medici e infermieri degli ospedali e delle case di cura private, senza nessuna differenza fra strutture coinvolte o meno nella rete Covid, e i volontari dell’ex 118, che hanno trasferito e trasferiranno in ambulanza i pazienti. Poi per vaccinare anche il personale delle residenze sanitarie e gli ospiti delle stesse Rsa.

I tempi. Dopo il «Vax day» del 27 dicembre, è la data simbolica scelta dall’Unione europea per i primi vaccini, a metà gennaio dovrebbe scattare la fase nazionale e di conseguenza quella regionale. All’inizio i punti di somministrazione – così definiti da Arcuri – saranno gli ospedali di riferimento per ciascun distretto sanitario. A Sassari dovrebbero essere il Santissima Annunziata, in Gallura quelli di Olbia e Tempio, per Nuoro il San Francesco, nell’Oristanese il San Martino, forse tre nel Cagliaritano: Is Mirrionis, Brotzu e l’Azienda universitaria. Nelle residenze sanitarie a occuparsi delle vaccinazioni saranno invecele unità mobili, con il possibile coinvolgimento dei medici dell’Esercito. Nell’ultimo dossier consegnato da Arcuri alle Regioni, c’è scritto tra l’altro anche questo: «La prima fase dovrà essere conclusa entro massimo cinque giorni dall’arrivo delle fiale nei siti di stoccaggio e conservazione». E infatti spetterà all’Ats e alle altre Aziende sanitarie organizzare i team per le vaccinazioni nei punti di somministrazione. Poi, nei successivi 14 giorni, ci sarà una seconda fornitura della Pfizer, per la necessaria dose di richiamo e subito dopo dovrebbe cominciare la campagna di vaccinazione delle altre categorie a rischio: medici di famiglia, pediatri e over 70-80.

Fase tre. Scatterà in primavera, sarà di massa e dovrebbe concludersi fra settembre e ottobre. Non si sa ancora quanti sardi saranno vaccinati in quei mesi. In ogni caso, a tempo debito, la Sardegna potrà contare non solo sulle dosi Pfizer, ma anche su quelle prodotte dalla casa farmaceutica americana Moderna, scelta dall’Unione europea come secondo fornitore, ma ancora in attesa del via libera ufficiale. Si sa poi già che, sempre in primavera, dovrebbero conquistare la scena i gazebo «primula», voluti dal commissario Arcuri e disegnati dall’architetto Stefano Boeri. Alla Sardegna, stando all’ultima versione del Piano nazionale, sono stati assegnati dodici padiglioni per le vaccinazioni: dovrebbero essere installati nei capoluoghi di Provincia. (ua)

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