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Mercato del lavoro in Sardegna, l’emorragia rallenta

Mercato del lavoro in Sardegna, l’emorragia rallenta

Il report dell’Aspal sull’isola: nel 3° trimestre dati sempre negativi ma in miglioramento dopo il crollo legato alla pandemia

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SASSARI. In estate l’allentamento, purtroppo momentaneo, della morsa della pandemia e delle restrizioni, aveva portato a un netto miglioramento dei dati dell’occupazione in Sardegna, crollati in primavera con la prima ondata del Covid dopo un 2019 e un avvio di 2020 promettenti. I dati del terzo trimestre, comunque sempre negativi, sono però in crescita rispetto al disastroso secondo. A dirlo è il report sull'andamento del mercato del lavoro in Sardegna elaborato dall'Osservatorio dell’Aspal, l’agenzia regionale per le politiche attive sul lavoro.

La situazione. Gli inattivi (le persone che non hanno cercato lavoro e/o non sono disponibili ad accettarlo) sono cresciuti del 6% (dopo il pesante 15% nel secondo trimestre); la forza lavoro (cioè la popolazione attiva, data dalla somma delle persone occupate e di quelle in cerca di occupazione) ha fatto segnare un -6% (contro il -10% del trimestre precedente); gli occupati sono calati del -7% (6% nei tre mesi precedenti) e i disoccupati sono cresciuti del +2%: è il numero più significativo, perché nel trimestre precedente si era toccato un pauroso più 35%. «Vediamo un rallentamento della decrescita – dice il commissario straordinario Aspal, Aldo Cadau –. Il mercato del lavoro ha avuto un arretramento drammatico nel secondo trimestre mentre nel terzo assistiamo a una inversione di tendenza che ci fa ben sperare per il futuro. Certo le incognite sono tante, dobbiamo stare vigili e non farci cogliere impreparati».

Donne e giovani più colpiti. I dati dell’Aspal confermano che la crisi occupativa per il Covid ha danneggiato in particolare le donne rispetto agli uomini e i giovani rispetto agli anziani, allargando ulteriormente dei gap già esistenti. Nel secondo caso il dato è addirittura eclatante: le mancate assunzioni dei giovani tra 15-24 anni nei primi 11 mesi del 2020 rispetto agli stessi mesi del 2019 sono in percentuale tripla rispetto alle mancate assunzioni della classe d'età over 64 (-28% contro -9%).

Il peso del turismo. Per quanto riguarda poi i settori, i più penalizzati sono quelli sono quelli legati a servizi che necessitano della presenza fisica del cliente o utente: ad esempio il turismo, i servizi alla persona e gli spettacoli. E si tratta di una tipologia di servizi che ha un peso specifico notevole nel mercato del lavoro regionale, elemento che spiega perché l’occupazione nella regione sia stata colpito in maniera più pesante rispetto ad altre aree d’Italia. Colpite quindi zone ad alta vocazione turistica, come la Gallura, ma anche quelli che vengono definiti in gergo “hub di servizi”, che sarebbero poi gli agglomerati urbani che ospitano le attività culturali, il commercio e le scuole (tutti settori che hanno subiti pesanti contraccolpi a causa della crisi).

L’agenzia che cambia. «L’Aspal – dice Cadau – farà la sua parte accanto alla Regione e all’assessorato del lavoro per contrastare e superare l'emergenza e per attuare tutte le politiche che aiutino lavoratori e imprese non solo a tornare ai livelli precedenti alla pandemia, ma ad andare oltre, a fare quel salto di qualità che il virus ha solo rallentato. Stiamo investendo molto per conoscere e capire un mercato del lavoro che la crisi sta cambiando profondamente, per trasformare l’Aspal e i suoi centri per l'impiego in amministrazioni davvero digitali, per migliorare la capacità di fare incontrare realmente cittadini e imprese attraverso il re-design della nostra borsa lavoro, con la creazione di canali migliori di comunicazione e di scambio». (a.palmas)

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