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il reportage 

A Codogno, dove tutto ebbe inizio

A Codogno, dove tutto ebbe inizio

Grande emozione da parte dei medici dell’ospedale del «paziente 1»

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[FIRMA&LUOGO]di Francesca Brunati

<MC>CODOGNO (Lodi)

[TESTO]Dieci mesi fa l'accertamento del primo caso di Coronavirus in Italia. Ieri, nello stesso luogo dove tutto è iniziato, il primo vaccino. Parte dall'ospedale di Codogno, uno dei simboli della pandemia in Italia, e passa attraverso quelli di Alzano Lombardo, di Bergamo, di Cremona, nelle zone più martoriate dal Covid, la strada che - per dirla con le parole del governatore Attilio Fontana - porterà la Lombardia «alla vittoria» contro il virus scoperto lo scorso 20 febbraio con il paziente 1 Mattia Maestri, in un letto della rianimazione del presidio ospedaliero della cittadina della Bassa Lodigiana. Proprio in quello stanzone sono state allestite tre postazioni e alle 15 ha preso il via la somministrazione dei vaccini arrivati dal Niguarda. Protagonisti del Vax Day a Codogno, uno dei tredici hub regionali scelti per la distribuzione delle prime dosi, gli stessi sanitari del paziente 1. Lucia Premoli, una delle infermiere che prestò assistenza a Mattia, non nega di essere «contenta» di aver ricevuto dalla Asst di Lodi «l'opportunità di essere un esempio per tutti i colleghi. Non c'è altra strada da percorrere - sottolinea - per tornare alla vita normale». «Abbiamo la possibilità di scrivere il primo capitolo della fine di una storia terribile, anche se non è ancora terminata», aggiunge Stefano Paglia, primario del Pronto Soccorso da poco nominato responsabile del dipartimento di Emergenza e Urgenza della Azienda Sanitaria, mentre per Massimo Vajani, medico di base presidente dell'Ordine di Lodi, vaccinarsi «è una grande emozione. Il nemico che a febbraio ci ha attaccato, trovandoci indifesi, ora ci trova armati. È un obbligo civile per tutti fare il vaccino». All'ospedale di Codogno questo pomeriggio, oltre all'assessore regionale Piero Foroni e al sindaco Francesco Passerini, per il quale il vaccino è un «raggio di luce in fondo al tunnel», è arrivata anche Annalisa Malara, il medico che assieme alla collega Laura Ricevuti scoprì che Mattia Maestri era positivo. Da poco sottoposta al vaccino antinfluenzale deve quindi attendere per fare quello anti Covid, ma si sottoporrà non appena possibile: «Anche allora c'era il sole, era una giornata tersa, ma oggi la luce è di speranza. Finalmente si chiude un cerchio». Nel giro di quattro giorni gli operatori dell'azienda sanitaria che hanno aderito alla campagna sono stati oltre 1.400, «un segnale di rinascita che pone tutti al riparo dalla pandemia», spiega Salvatore Gioia, direttore generale dell'Asst di Lodi che ha coordinato la giornata con il direttore di presidio Andrea Filippin. «Non è l'inizio del liberi tutti - precisa il governatore Fontana -, ma ci fa guardare con più speranza al futuro». A Codogno come ad Alzano Lombardo, nel cui ospedale sono state vaccinate 50 persone. Il primo è stato il nefrologo di fama internazionale, ora direttore dell'Istituto Mario Negri, Giuseppe Remuzzi: «Ora bisogna raggiungere non solo operatori e persone fragili nel minor tempo possibile. Dobbiamo far sì che i vaccini arrivino in tutto il mondo, altrimenti non si risolve il problema».

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