Ecco i primi vaccinati: un’iniezione di speranza
di Stefano Ambu
Ieri al “Brotzu” di Cagliari è partita la campagna con 45 tra medici e infermieri
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CAGLIARI. Settantuno anni, infettivologo. Era andato in pensione da qualche anno, ma è stato richiamato alle armi per combattere il virus in trincea. Silverio Piro da ieri è nella storia della lotta al Covid 19: primo in Sardegna a farsi somministrare la dose di vaccino Pfizer arrivata sabato sera da Roma, custodita dalla Brigata Sassari per una notte in caserma e poi trasportata ieri mattina all’ospedale Brotzu per il Vax Day.
Tranquillo e sorridente, a un appuntamento che sarà ricordato a lungo. L’infermiera ha letto il numero sulla fialetta, l’addetto alla registrazione ha confermato con un sì. E si è fatto silenzio. Puntura sul braccio. Poi, quando l’operazione è terminata, è scattato l’applauso. Di liberazione, anche. «Un onore - ha detto subito dopo - ma non mi sono preoccupato più di tanto: la stessa sensazione di un vaccino per l’influenza».
Poca tensione: «Ieri ero in vigna per la potatura, ho anche fatto un po’ di sport - ha detto a chi gli ha chiesto se la notte prima della puntura avesse dormito bene- ero molto sereno». E ora? «Penso che ritornerò in campagna». La scelta è caduta quasi naturalmente su di lui. Emozione? Un po’ sì: «Più che altro per la sensazione che si stia aprendo una strada - ha continuato - l’importante è che questa strada la percorrano in molti. Quello che dico a chi dice no al vaccino è molto semplice: si ricordi che non si è ammalato di poliomielite e di altre patologie perché la madre o il padre l’hanno fatto vaccinare».
Dedicato a chi non c’è più. Poi è stato il turno di Virginia Boi, infermiera responsabile sempre al Brotzu della preospedalizzazione: «Sì - confessa- ero un po’ tesa. Ma non ho avuto esitazione a dire sì. Perché ho pensato a tutti quelli che sono morti. E al collega scomparso recentemente: questa giornata è dedicata a loro». Lei, 58 anni di cui 36 trascorsi al lavoro al Brotzu, ha visto tante persone che in ospedale si sono presentate con i sintomi del Covid. E ha visto nei loro volti la gioia di essere negativi o la tristezza dopo la comunicazione della positività. «Questa è la strada giusta: continuiamo così, speriamo di uscirne al più presto».
Gli altri 43. I nomi del primo uomo e della prima donna da vaccinare erano noti da tempo. Ma ieri c’erano anche altre 43 persone in fila in attesa della iniezione. Personale sanitario non solo del Brotzu, ma anche di altri presidi. «Nessuna polemica - ha spiegato il commissario straordinario dell’azienda Paolo Cannas -, la scelta è caduta sul Brotzu semplicemente per motivi logistici. Ma come possiamo vedere qui c’è personale di tutti gli ospedali».
Tra i primi quarantacinque anche Carlo Maullu, 54 anni, biologo del Santissima Trinità: «Ho detto sì immediatamente - ha detto - è bastato un cenno d’intesa». Tra le prime a ricevere il vaccino anche Laura Alimonda, medico del Pronto soccorso del Brotzu: «Contenta ed emozionata - ha raccontato - spero che aderiscano in tanti, non bisogna essere scettici. Sto benissimo, non vedo l’ora di fare la seconda dose: è una scelta etica che tutti dobbiamo sentire». Lei in prima linea: «Non avevo mai vissuto un’esperienza del genere - ha raccontato - mi sono trovato di fronte delle persone sane che non ce l’hanno fatta: è una malattia davvero insidiosa, questa è una grande opportunità che dobbiamo cogliere. Andrò a lavorare con un altro spirito, sempre più motivata».
La procedura. Le fiale, ciascuna contenente cinque dosi, sono state conservate a -80 gradi e, secondo la procedura, sono state portate a tre e otto gradi in tre ore e lasciate a temperatura ambiente per mezz'ora prima di essere diluite con cloruro di potassio ed essere quindi inoculate. Per ogni somministrazione effettuata è stata data, come previsto, lettura del numero di lotto vaccinale e dei nomi del medico responsabile della seduta e dell'operatore che ha eseguito l'inoculazione.
Il valore simbolico. «Una giornata dal grande valore simbolico - ha detto il presidente della Regione Christian Solinas - un passo importante per il ritorno alla normalità che auspichiamo possa avvenire al più presto. Nei prossimi mesi sarà fondamentale non abbassare la guardia. Saremo impegnati con forza anche nel più importante progetto di screening che l'Isola abbia mai realizzato, con l'obiettivo di abbattere drasticamente la circolazione virale».
L’assessore regionale alla Sanità, Mario Nieddu, aveva annunciato l’arrivo del vaccino in Sardegna proprio il giorno in cui si celebrava la memoria del primo medico caduto in Sardegna per il Covid, Nabeel Kahir. Ieri era lì, al Brotzu. «Emozionato sì - ha dett - perché la sensazione è quella di essere a una svolta. Stiamo lavorando con grande impegno da diverse settimane per predisporre quanto necessario per preparare al meglio il nostro sistema sanitario. Abbiamo una continua interlocuzione con il governo e la struttura commissariale per l'emergenza. La Sardegna è pronta sia sul piano logistico, sia sul piano organizzativo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Tranquillo e sorridente, a un appuntamento che sarà ricordato a lungo. L’infermiera ha letto il numero sulla fialetta, l’addetto alla registrazione ha confermato con un sì. E si è fatto silenzio. Puntura sul braccio. Poi, quando l’operazione è terminata, è scattato l’applauso. Di liberazione, anche. «Un onore - ha detto subito dopo - ma non mi sono preoccupato più di tanto: la stessa sensazione di un vaccino per l’influenza».
Poca tensione: «Ieri ero in vigna per la potatura, ho anche fatto un po’ di sport - ha detto a chi gli ha chiesto se la notte prima della puntura avesse dormito bene- ero molto sereno». E ora? «Penso che ritornerò in campagna». La scelta è caduta quasi naturalmente su di lui. Emozione? Un po’ sì: «Più che altro per la sensazione che si stia aprendo una strada - ha continuato - l’importante è che questa strada la percorrano in molti. Quello che dico a chi dice no al vaccino è molto semplice: si ricordi che non si è ammalato di poliomielite e di altre patologie perché la madre o il padre l’hanno fatto vaccinare».
Dedicato a chi non c’è più. Poi è stato il turno di Virginia Boi, infermiera responsabile sempre al Brotzu della preospedalizzazione: «Sì - confessa- ero un po’ tesa. Ma non ho avuto esitazione a dire sì. Perché ho pensato a tutti quelli che sono morti. E al collega scomparso recentemente: questa giornata è dedicata a loro». Lei, 58 anni di cui 36 trascorsi al lavoro al Brotzu, ha visto tante persone che in ospedale si sono presentate con i sintomi del Covid. E ha visto nei loro volti la gioia di essere negativi o la tristezza dopo la comunicazione della positività. «Questa è la strada giusta: continuiamo così, speriamo di uscirne al più presto».
Gli altri 43. I nomi del primo uomo e della prima donna da vaccinare erano noti da tempo. Ma ieri c’erano anche altre 43 persone in fila in attesa della iniezione. Personale sanitario non solo del Brotzu, ma anche di altri presidi. «Nessuna polemica - ha spiegato il commissario straordinario dell’azienda Paolo Cannas -, la scelta è caduta sul Brotzu semplicemente per motivi logistici. Ma come possiamo vedere qui c’è personale di tutti gli ospedali».
Tra i primi quarantacinque anche Carlo Maullu, 54 anni, biologo del Santissima Trinità: «Ho detto sì immediatamente - ha detto - è bastato un cenno d’intesa». Tra le prime a ricevere il vaccino anche Laura Alimonda, medico del Pronto soccorso del Brotzu: «Contenta ed emozionata - ha raccontato - spero che aderiscano in tanti, non bisogna essere scettici. Sto benissimo, non vedo l’ora di fare la seconda dose: è una scelta etica che tutti dobbiamo sentire». Lei in prima linea: «Non avevo mai vissuto un’esperienza del genere - ha raccontato - mi sono trovato di fronte delle persone sane che non ce l’hanno fatta: è una malattia davvero insidiosa, questa è una grande opportunità che dobbiamo cogliere. Andrò a lavorare con un altro spirito, sempre più motivata».
La procedura. Le fiale, ciascuna contenente cinque dosi, sono state conservate a -80 gradi e, secondo la procedura, sono state portate a tre e otto gradi in tre ore e lasciate a temperatura ambiente per mezz'ora prima di essere diluite con cloruro di potassio ed essere quindi inoculate. Per ogni somministrazione effettuata è stata data, come previsto, lettura del numero di lotto vaccinale e dei nomi del medico responsabile della seduta e dell'operatore che ha eseguito l'inoculazione.
Il valore simbolico. «Una giornata dal grande valore simbolico - ha detto il presidente della Regione Christian Solinas - un passo importante per il ritorno alla normalità che auspichiamo possa avvenire al più presto. Nei prossimi mesi sarà fondamentale non abbassare la guardia. Saremo impegnati con forza anche nel più importante progetto di screening che l'Isola abbia mai realizzato, con l'obiettivo di abbattere drasticamente la circolazione virale».
L’assessore regionale alla Sanità, Mario Nieddu, aveva annunciato l’arrivo del vaccino in Sardegna proprio il giorno in cui si celebrava la memoria del primo medico caduto in Sardegna per il Covid, Nabeel Kahir. Ieri era lì, al Brotzu. «Emozionato sì - ha dett - perché la sensazione è quella di essere a una svolta. Stiamo lavorando con grande impegno da diverse settimane per predisporre quanto necessario per preparare al meglio il nostro sistema sanitario. Abbiamo una continua interlocuzione con il governo e la struttura commissariale per l'emergenza. La Sardegna è pronta sia sul piano logistico, sia sul piano organizzativo».
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