Il gran pasticcio dell’Aras minaccia l’industria del latte in Sardegna
Chiude il laboratorio di analisi: le associazioni di categoria in rivolta
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CAGLIARI. Non è un fulmine a ciel sereno, perchè la vicenda si sta trascinando da anni, ma il botto che ne seguirà rischia di essere devastante. La vertenza dei 250 dipendenti dell’Aras è a un passo dal disastro e rischia di trascinare con sé una fetta importante dell’economia isolana. Oggi l’unico laboratorio regionale abilitato a certificare la qualità del latte conferito nei caseifici chiuderà e i battenti e il personale resterà senza lavoro. Questo - oltre al dramma di 250 famiglie - significa che rischia lo stop la filiera della produzione e raccolta del latte ovino e vaccino, perché il prodotto non potrà essere sottoposto alle analisi di laboratorio previste dai regolamenti comunitari e dunque non sarà utilizzabile nè per la vendita nè per la lavorazione.
La “leggina” approvata nei giorni scorsi dal Consiglio regionale (che avrebbe dovuto salvare il personale dell’Aras trasferendolo in Laore) si è rivelata inapplicabile e, nonostante tutte le promesse, la politica regionale non è stata in grado di trovare una soluzione del problema prima della fatidica data del 31 dicembre 2020, ultimo giorno di lavoro dei dipendenti Aras.
Una situazione che non lascia dormire sonni tranquilli al mondo delle campagne. Tanto che ieri sono usciti allo scoperto il Consorzio di tutela del Pecorino Romano, il Consorzio di tutela del Fiore Sardo, il Consorzio di tutela del Pecorino Sardo, la sezione Lattiero-Casearia della Confidustria Sardegna, la Confagricoltura, l’Assolatte, la Legacoop Agroalimentare e la Confederazione Italiana Agricoltori. Una cartello di sigle pesati che denunciano il «silenzio del presidente della Regione Solinas e dell’assessore all’Agricoltura Murgia a fronte delle innumerevoli richieste di incontro, avanzate per provare a cercare insieme una soluzione».
«Quello che sta accadendo in queste ore – sostengono gli imprenditori del settore lattiero caseario – porta ancora una volta il comparto nel baratro, mettendolo in una situazione preoccupante, così come l’economia regionale, di cui quel comparto è senza alcun dubbio la colonna portante, anche in termini di occupazione. Continueremo nelle prossime ore a renderci protagonisti di ogni possibile azione per provare a scongiurare un epilogo che sembra ormai scritto. E’ assurdo e inaccettabile che per una questione ben nota, così importante e da noi sollevata già la scorsa estate, ci si trovi a cercare una soluzione di fortuna all’ultimo momento».
Durissima anche la Cia Sardegna: «Le aziende zootecniche sarde restano prive della necessaria assistenza e degli importanti servizi garantiti fino a oggi dai dipendenti dell'Aras. 250 lavoratori resteranno dal primo gennaio senza lavoro – ha detto il presidente della Conferderazione Francesco Erbì – mentre le aziende sarde non avranno le certificazioni sulla qualità del latte con un danno grave per tutta l'economia isolana» Anche la Cia Sardegna sollecita con forza le istituzioni perchè «il settore zootecnico ha bisogno di certezze».
La “leggina” approvata nei giorni scorsi dal Consiglio regionale (che avrebbe dovuto salvare il personale dell’Aras trasferendolo in Laore) si è rivelata inapplicabile e, nonostante tutte le promesse, la politica regionale non è stata in grado di trovare una soluzione del problema prima della fatidica data del 31 dicembre 2020, ultimo giorno di lavoro dei dipendenti Aras.
Una situazione che non lascia dormire sonni tranquilli al mondo delle campagne. Tanto che ieri sono usciti allo scoperto il Consorzio di tutela del Pecorino Romano, il Consorzio di tutela del Fiore Sardo, il Consorzio di tutela del Pecorino Sardo, la sezione Lattiero-Casearia della Confidustria Sardegna, la Confagricoltura, l’Assolatte, la Legacoop Agroalimentare e la Confederazione Italiana Agricoltori. Una cartello di sigle pesati che denunciano il «silenzio del presidente della Regione Solinas e dell’assessore all’Agricoltura Murgia a fronte delle innumerevoli richieste di incontro, avanzate per provare a cercare insieme una soluzione».
«Quello che sta accadendo in queste ore – sostengono gli imprenditori del settore lattiero caseario – porta ancora una volta il comparto nel baratro, mettendolo in una situazione preoccupante, così come l’economia regionale, di cui quel comparto è senza alcun dubbio la colonna portante, anche in termini di occupazione. Continueremo nelle prossime ore a renderci protagonisti di ogni possibile azione per provare a scongiurare un epilogo che sembra ormai scritto. E’ assurdo e inaccettabile che per una questione ben nota, così importante e da noi sollevata già la scorsa estate, ci si trovi a cercare una soluzione di fortuna all’ultimo momento».
Durissima anche la Cia Sardegna: «Le aziende zootecniche sarde restano prive della necessaria assistenza e degli importanti servizi garantiti fino a oggi dai dipendenti dell'Aras. 250 lavoratori resteranno dal primo gennaio senza lavoro – ha detto il presidente della Conferderazione Francesco Erbì – mentre le aziende sarde non avranno le certificazioni sulla qualità del latte con un danno grave per tutta l'economia isolana» Anche la Cia Sardegna sollecita con forza le istituzioni perchè «il settore zootecnico ha bisogno di certezze».
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