La Nuova Sardegna

Studenti in classe dal 7 gennaio, ma regna l’incertezza

di Claudio Zoccheddu
Studenti in classe dal 7 gennaio, ma regna l’incertezza

Gli istituti secondari dell’isola riapriranno con il 50% degli alunni in presenza. Dalle riunioni nelle prefetture è arrivata la bocciatura per gli ingressi scaglionati

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SASSARI. Pochissime certezze e tante incognite. Al punto che se si trattasse di mettere un voto, l’insufficienza sarebbe scontata. A prescindere dall’impegno dimostrato. Sul giudizio pesa l’enorme incertezza che si respira in tutta Italia, con il ministero della Salute che spinge per rimandare il ritorno in aula al 15 gennaio mentre l’associazione dei presidi boccia senza appello ogni ipotesi di ingressi posticipati o di doppi turni. Su ogni aspetto e su ogni decisione, poi, pesa l’andamento della curva dei contagi, il vero fattore discriminante. I capisaldi sono pochi: il 7 riapriranno tutte le scuole superiori, che ospiteranno il 50 per cento degli alunni in presenza e il restante a distanza. In Sardegna non sono previsti scaglionamenti degli ingressi, se non per un piccola area della Città metropolitana di Cagliari ad alta concentrazione di edifici scolastici, dove le entrate saranno differite di un’ora a seconda delle esigenze. I trasporti extraurbani viaggeranno al 50 per cento della capienza, con una flotta di 900 mezzi ai nastri di partenza.

L’ufficio scolastico. Il direttore dell’ufficio scolastico regionale, Francesco Feliziani, parte dalla certezze: «Le scuole superiori riapriranno il 7 gennaio con il 50 per cento degli alunni in presenza e non saranno previsti orari d’ingresso scaglionati, se non in poche aree della Città metropolitana di Cagliari in cui sono concentrati diversi edifici scolastici dove adotteremo una soluzione “light”». Quello che accadrà dopo il 15 gennaio, quando le lezioni in presenza dovrebbero essere seguite dal 75 per cento degli alunni, è un argomento in divenire: «Se ne sta parlando in tutta Italia, è prematuro fare previsioni. In Sardegna abbiamo fatto il possibile per risolvere tutti i problemi, anche grazie alle riunioni convocate dai quattro prefetti dell’isola che hanno prodotto piani d’azione concordati».

I presidi. «La lezioni riprenderanno il 7 – conferma Anna Maria Maullu, presidente dell’associazione dei dirigenti scolastici – ma quello che accadrà nelle settimane successive sarà legato all’andamento della curva dei contagi, che sarà verificato dal comitato tecnico-scientifico nazionale». Non è per nulla certo, quindi, che dal 15 gli alunni che seguiranno le lezioni in presenza saranno il 75 per cento del totale. Sulle percentuali degli studenti in classe, il discorso sarà più complesso sin dall’inizio: «Saranno le autonomie scolastiche a decidere come ragionare su queste percentuali – spiega Maullu –. La soluzione più equa sarebbe quella di tenere un’intera classe in presenza per un determinato periodo per poi alternare con la didattica a distanza (Dad, ndr)». In altre parole, il 50 per cento degli alunni in presenza non significa necessariamente che gli alunni di una determinata classe seguiranno le lezioni divisi tra chi sarà scuola e chi davanti a un pc. In questo caso, la regola del 50 per cento può essere modulata sul totale delle classi: il 50 in presenza per una settimana e il restate 50 in Dad per lo stesso intervallo di tempo, per poi invertire le modalità di lezione. Intanto, chi andrà a scuola troverà i nuovi banchi singoli: «Sono arrivati in ritardo ma ovviamente utilizzeremo tutti quelli a disposizione – aggiunge Anna Maria Maullu –. Per l’aerazione delle classi, necessaria per limitare ogni possibile rischio di contagio, l’unico sistema possibile sarà anche il più classico: aprire le finestre. Gli alunni indosseranno i cappotti per qualche minuto, per fortuna in Sardegna non fa freddissimo».

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