Fronte comune in Regione: «No al nucleare»
Ordine del giorno del consiglio trasmesso a Mattarella. Solinas: «Replicheremo con dati scientifici»
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CAGLIARI. Il fronte comune c’è, forte e compatto, anche in Consiglio regionale. «La Sardegna mai potrà essere una pattumiera radioattiva», hanno detto, giurato, dichiarato e persino gridato – com’era scontato che fosse – dalla maggioranza di centrodestra a tutti i partiti di minoranza. Più il governatore Christian Solinas, che in aula ha annunciato: «Costituiremo subito un comitato tecnico-scientifico, allargato alle forze sociali, per replicare alla sola ipotesi che in 14 Comuni sardi possa essere costruito il deposito nazionale delle scorie». L’ordine del giorno finale, era quello atteso per dar voce e sostanza alla rivolta popolare, è stato approvato all’unanimità, anche se per condividerlo dalla prima all’ultima riga ci sono volute due ore abbondanti di discussione fra i capigruppo. Nel documento si legge: «Premesso che la Sardegna ha pagato da tempo il proprio tributo alla solidarietà nazionale, come lo sono le servitù militari o quelle industriali finora non bonificate», poi «considerato che eventuali decisioni in materia di deposito radioattivo contraddirebbero con il percorso avviato dalla Sardegna come isola della qualità e dell’eccellenza» e infine «impegna il presidente della Regione a intraprendere tutte le iniziative per esprimere e ribadire, con forza e determinazione, la ferma volontà del Popolo sardo contraria a qualsiasi ipotesi che comprenda la Sardegna fra le possibili sedi del deposito nazionale delle scorie». E un primo passo è stato fatto nell’immediatezza: l’ordine del giorno sarà trasmesso al presidente della Repubblica. Il secondo passo sarà «replicare con dati tecnico-scientifici a quanto previsto dallo stessa mappa».
Il dibattito. Solinas ha detto: «Siamo preoccupati perché nonostante sin dal 1977, con l’allora governatore Pietro Soddu, abbia detto no al nucleare, poi lo stesso diniego sia stato ribadito con un referendum popolare nel 2011, più volte con diversi ordini del giorno del Consiglio e anche con un parere scientifico voluto nel 2017 dalla giunta Pigliaru, la Sardegna continua purtroppo a essere presente in quell’elenco». È proprio questa preoccupazione ad aver spinto Franco Piga, Fdi, i Progressisti Massimo Zedda, Francesco Agus e Maria Laura Orrù, i leghisti Michele Ennas, Andrea Piras e Pierluigi Saiu, Giuseppe Talanas, Fi, Eugenio Lai, Leu, i Cinque stelle Roberto Li Gioi, Desirè Manca e Alessandro Solinas, i sardisti Franco Mula, Elena Fancello e Giovanni Satta, Sara Canu, Riformatori, il gruppo Udc-Cambiamo con Giorgio Oppi, Domenico Gallus e Antonello Peru, e infine Gianfranco Ganau, Pd, a dire: «Tutti ribadiamo il no a una Sardegna che possa essere presa anche solo in considerazione come sede del sito». Per la verità qualche differenza c’è stata sulla paternità dell’ultima mappa. Chi è in maggioranza in Sardegna ha accusato di «arroganza politica il governo Conte», chi è in minoranza ha dato le colpe invece ai precedenti governi di centrodestra per aver avviato l’iter fin dal 2010». La sintesi più efficace è stata del sardista Mula: «Ricordiamoci, la Sardegna mai ha avuto governi amici e quindi non dobbiamo abbassare la guardia».
Il dibattito. Solinas ha detto: «Siamo preoccupati perché nonostante sin dal 1977, con l’allora governatore Pietro Soddu, abbia detto no al nucleare, poi lo stesso diniego sia stato ribadito con un referendum popolare nel 2011, più volte con diversi ordini del giorno del Consiglio e anche con un parere scientifico voluto nel 2017 dalla giunta Pigliaru, la Sardegna continua purtroppo a essere presente in quell’elenco». È proprio questa preoccupazione ad aver spinto Franco Piga, Fdi, i Progressisti Massimo Zedda, Francesco Agus e Maria Laura Orrù, i leghisti Michele Ennas, Andrea Piras e Pierluigi Saiu, Giuseppe Talanas, Fi, Eugenio Lai, Leu, i Cinque stelle Roberto Li Gioi, Desirè Manca e Alessandro Solinas, i sardisti Franco Mula, Elena Fancello e Giovanni Satta, Sara Canu, Riformatori, il gruppo Udc-Cambiamo con Giorgio Oppi, Domenico Gallus e Antonello Peru, e infine Gianfranco Ganau, Pd, a dire: «Tutti ribadiamo il no a una Sardegna che possa essere presa anche solo in considerazione come sede del sito». Per la verità qualche differenza c’è stata sulla paternità dell’ultima mappa. Chi è in maggioranza in Sardegna ha accusato di «arroganza politica il governo Conte», chi è in minoranza ha dato le colpe invece ai precedenti governi di centrodestra per aver avviato l’iter fin dal 2010». La sintesi più efficace è stata del sardista Mula: «Ricordiamoci, la Sardegna mai ha avuto governi amici e quindi non dobbiamo abbassare la guardia».
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