La rabbia degli studenti: «Riaprite»
I ragazzi delle superiori chiedono il ritorno in aula. Azzolina contro le Regioni
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[FIRMA&LUOGO]di Margherita Nanetti
<MC>ROMA
[TESTO]Tra polemiche e altalena dell'Rt dei contagi, solo tre regioni domani riapriranno le scuole secondarie - Valle d'Aosta, Toscana e Abruzzo - ma gli studenti non si rassegnano a restare fuori e continuano il pressing per tornare in classe, in presenza. Invitano allo sciopero. Anche «Priorità alla scuola» - il comitato che raggruppa ragazzi, genitori e docenti «no-dad» - torna a mobilitarsi e vuole vaccini subito per i prof e screening sanitario per tutta la comunità scolastica. Specialmente i ragazzi degli istituti superiori, i più penalizzati dalla pandemia, non ne possono più di rinvii e promesse non mantenute. Per questo, almeno nelle maggiori città, diserteranno le lezioni in Dad e invitano anche chi oggi può tornare in aula a non farlo. «Ci priviamo un giorno della scuola per non esserne privati mai più», sintetizza la Rete degli studenti. A non rassegnarsi è anche la ministra Lucia Azzolina che - in una intervista al Corriere - alza la voce contro le molte Regioni che «si sono sfilate dall'accordo per la riapertura», dopo che «il governo ha fatto la sua parte». «Si chiude prima la scuola perché socialmente è stata messa nel fondo dello sgabuzzino. Devono spiegarmi perché, - insiste la ministra dell'Istruzione - dove è quasi tutto aperto, gli studenti al pomeriggio possono andare a prendere l'aperitivo, mentre non possono andare in classe con la mascherina, l'igienizzante e i banchi separati. Il punto è culturale, non sanitario». Così, dopo i passi indietro dei governatori sulle riaperture in sicurezza, oggi saranno ancora oltre 3,6 milioni gli studenti che dovranno continuare ad accontentarsi della Dad. Corrispondono al 43% dei circa 8,5 milioni di allievi della scuola italiana. In presenza dal «vivo» studia, cresce e si forma, il restante 57%, pari a circa 4,8 milioni di alunni, secondo i dati di Tuttoscuola. Ma gli studenti delle superiori sono tagliati fuori e tenuti a casa. Uno spot della protesta si è già visto ieri, a Milano: davanti all'ufficio scolastico regionale la Rete degli studenti è scesa in campo. «Avevamo con noi dei cartelli con i titoli di giornale degli ultimi mesi che dimostrano come tutte le promesse che ci avevano fatto riguardo la riapertura delle scuole sono sempre andate in fumo - hanno raccontato su Instagram -. Siamo stufi e stufe di prese in giro, di essere illusi/e, di sentirci abbandonati/e!». «Se da domani solo in 3 regioni i ragazzi e le ragazze delle superiori potranno tornare a scuola, questa è una sconfitta della politica e delle Istituzioni», afferma Nicola Fratoianni (Leu), vicepresidente della Commissione Cultura della Camera. Per Maria Stella Gelmini, capogruppo di Fi alla Camera ed ex ministra dell'Istruzione, «se tanti governatori sono stati costretti a prendere decisioni impopolari è solo per l'immobilismo di Palazzo Chigi».
<MC>ROMA
[TESTO]Tra polemiche e altalena dell'Rt dei contagi, solo tre regioni domani riapriranno le scuole secondarie - Valle d'Aosta, Toscana e Abruzzo - ma gli studenti non si rassegnano a restare fuori e continuano il pressing per tornare in classe, in presenza. Invitano allo sciopero. Anche «Priorità alla scuola» - il comitato che raggruppa ragazzi, genitori e docenti «no-dad» - torna a mobilitarsi e vuole vaccini subito per i prof e screening sanitario per tutta la comunità scolastica. Specialmente i ragazzi degli istituti superiori, i più penalizzati dalla pandemia, non ne possono più di rinvii e promesse non mantenute. Per questo, almeno nelle maggiori città, diserteranno le lezioni in Dad e invitano anche chi oggi può tornare in aula a non farlo. «Ci priviamo un giorno della scuola per non esserne privati mai più», sintetizza la Rete degli studenti. A non rassegnarsi è anche la ministra Lucia Azzolina che - in una intervista al Corriere - alza la voce contro le molte Regioni che «si sono sfilate dall'accordo per la riapertura», dopo che «il governo ha fatto la sua parte». «Si chiude prima la scuola perché socialmente è stata messa nel fondo dello sgabuzzino. Devono spiegarmi perché, - insiste la ministra dell'Istruzione - dove è quasi tutto aperto, gli studenti al pomeriggio possono andare a prendere l'aperitivo, mentre non possono andare in classe con la mascherina, l'igienizzante e i banchi separati. Il punto è culturale, non sanitario». Così, dopo i passi indietro dei governatori sulle riaperture in sicurezza, oggi saranno ancora oltre 3,6 milioni gli studenti che dovranno continuare ad accontentarsi della Dad. Corrispondono al 43% dei circa 8,5 milioni di allievi della scuola italiana. In presenza dal «vivo» studia, cresce e si forma, il restante 57%, pari a circa 4,8 milioni di alunni, secondo i dati di Tuttoscuola. Ma gli studenti delle superiori sono tagliati fuori e tenuti a casa. Uno spot della protesta si è già visto ieri, a Milano: davanti all'ufficio scolastico regionale la Rete degli studenti è scesa in campo. «Avevamo con noi dei cartelli con i titoli di giornale degli ultimi mesi che dimostrano come tutte le promesse che ci avevano fatto riguardo la riapertura delle scuole sono sempre andate in fumo - hanno raccontato su Instagram -. Siamo stufi e stufe di prese in giro, di essere illusi/e, di sentirci abbandonati/e!». «Se da domani solo in 3 regioni i ragazzi e le ragazze delle superiori potranno tornare a scuola, questa è una sconfitta della politica e delle Istituzioni», afferma Nicola Fratoianni (Leu), vicepresidente della Commissione Cultura della Camera. Per Maria Stella Gelmini, capogruppo di Fi alla Camera ed ex ministra dell'Istruzione, «se tanti governatori sono stati costretti a prendere decisioni impopolari è solo per l'immobilismo di Palazzo Chigi».
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