La Nuova Sardegna

Pecorino romano la tradizione diventa gourmet

di Giovanni Dessole
Pecorino romano la tradizione diventa gourmet

È il primo formaggio di latte di pecora dop in Italia Le new entry: Riserva ed Extra, a basso contenuto di sale

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«Coinvolgere gli studenti in un progetto di così ampio respiro e attento alla realtà locale e regionale, è un investimento sui giovani che si approcciano alla realtà economica in cui vivono e prendono consapevolezza del mondo che li aspetta. Ed è un investimento sulle aziende, che hanno bisogno della visione più fresca dei giovani che, per le stesse aziende, possono rappresentare un valore aggiunto importante. Anche il nostro comparto ha bisogno di giovani, che raccolgano il testimone e proseguano la tradizione con la loro capacità innovativa». Così il presidente Gianni Maoddi sulla partecipazione del Consorzio a La Nuova@Scuola, preziosa opportunità di connessione con le scuole per una realtà nata nel 1979 che punta alla tutela e vigilanza su produzione e commercializzazione del Romano, alla tutela della denominazione in Italia e all’estero (politiche anti italian sounding), all’incremento del consumo e al miglioramento qualitativo in collaborazione con organismi regionali, nazionali e comunitari. Il Pecorino Romano Dop è la più antica Indicazione Geografica italiana, la più importante del settore ovino in Europa. Naturalmente privo di lattosio, è prodotto per oltre il 95% in Sardegna e per la quota restante nel Lazio e in provincia di Grosseto. È il formaggio di latte di pecora Dop più importante in assoluto - nel sistema delle Dop rappresenta il 52% dei prodotti derivanti dal latte ovino nell’UE, l’85% in Italia -, in termini quantitativi e di valore generato: nella campagna casearia 2018/2019 la produzione è stata pari a 269mila quintali. Il sistema produttivo coinvolge 12mila aziende zootecniche, circa 25mila addetti complessivi e 40 caseifici produttori. Il valore alla produzione è pari a 230 milioni di euro, che genera un valore stimato nel commercio di 480 milioni di euro. L’export è voce principale nella composizione del suo valore commerciale, il 70% del totale. La principale area di destinazione sono gli Usa, quindi Unione Europea e ancora Giappone, Canada e Australia. «Abbiamo aderito al progetto per far conoscere ai ragazzi ciò che viene prodotto nella nostra terra – spiega Maoddi – dato che nel mondo globalizzato è spesso più facile conoscere realtà lontane». Innovazione nella tradizione, s’è detto. Come nel caso dei nuovi pecorini gourmet che affiancano il Romano tradizionale: un “Extra”, a ridotto contenuto di sale; un “Riserva” con stagionatura di almeno 14 mesi; un prodotto di “Montagna”, che presuppone allevamento al di sopra dei 600 metri e lavorazioni entro 10 chilometri. Ancora “Snackorino”, lo snack (20 grammi) immaginato per sportivi e studenti, e la partecipazione al progetto europeo “Life Magis”, marchio Green del ministero dell’Ambiente. Con il progetto “Chizu” (formaggio in giapponese), il Pecorino Romano Dop punta invece alla conquista del Sol Levante e, intanto, trova spazio nel nuovo Atlante Qualivita 2020: per la prima volta Treccani ha accolto la cultura delle Indicazioni Geografiche e dei prodotti tipici italiani all’interno delle sue opere.

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