«Vogliamo il vaccino», nel Sassarese la protesta di 73 medici di guardia
Operano nelle sedi del distretto socio sanitario di Sassari «Altri colleghi già convocati, noi ci sentiamo abbandonati»
SASSARI. Telefonate, segnalazioni e mail sinora sono rimaste senza risposta: «Nessuno ci ha convocato per rassicurarci e per comunicare la data della vaccinazione. Niente di niente: sembra che si siano dimenticati di noi. Eppure siamo in tanti, e come gli altri colleghi che hanno già ricevuto la prima dose del vaccino, svolgiamo un lavoro molto delicato che ci porta a stare a contatto con pazienti potenzialmente a rischio». Tonino Satta, 52 anni, parla a nome dei 73 medici di continuità assistenziale dell’Ats che operano nel distretto sanitario di Sassari. Le ex guardie mediche denunciano di essere stati escluse dal calendario delle vaccinazioni a differenza dei colleghi di altri distretti, come per esempio Alghero e Ozieri. «Anche loro hanno protestato – spiega Satta, guardia medica da 20 anni, attualmente in servizio a Chiaramonti – e la scorsa settimana sono stati convocati per la vaccinazione. Noi in assenza di risposte abbiamo mandato una mail anche in Procura e allo Spresal, per rendere nota la grave difficoltà con cui stiamo operando. Non riteniamo giusto che nell’applicazione del piano vaccinale nel distretto socio sanitario di Sassari sia stata data precedenza a categorie di operatori che non stanno, come noi, a diretto contatto con i pazienti».
Satta spiega che con il Covid le richieste sono certamente diminuite: «C’è paura, la maggior parte delle persone si limita a telefonare per chiedere un consulto, pochissimi vengono in ambulatorio mentre più frequentemente siamo noi ad andare a fare la visita a domicilio dopo avere verificato le condizioni e lo stato di salute nel lungo triage telefonico. Noi dobbiamo fidarci di quello che ci dice il paziente al quale domandiamo se ha avuto o ha sintomi riconducibili al Covid. Ma purtroppo come sappiamo sono tanti i pazienti asintomatici che in maniera del tutto inconsapevole rischiano di trasmetterci il virus. E noi allo stesso modo rischiamo di contagiare i pazienti successivi, quasi sempre anziani con patologie, quindi particolarmente fragili». Quando il medico di base non c’è, questi pazienti si rivolgono alla guardia medica che risponde ogni giorno dalle 22 alle 8 del mattino e nei festivi copre l’intero arco delle 24 ore. «Se una persona non sta bene, se necessita di una iniezione o di un altro tipo di cura urgente, noi andiamo a domicilio – dice Satta – è il nostro lavoro e lo affrontiamo con tutte le precauzioni. Ma ci sentiamo poco tutelati». L’unica soluzione è il vaccino: «È un nostro diritto farlo subito, per la nostra salute e per quella delle persone che assistiamo. Per questo chiediamo di poterlo fare subito, come i nostri colleghi».
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