La Nuova Sardegna

Sardegna zona gialla ma non tutti esultano

di Antonello Palmas
Sardegna zona gialla ma non tutti esultano

Diverse le attività che continuano a restare ferme almeno sino al 15 febbraio Delusi i gestori di palestre, cinema e teatri, tra rassegnazione e disappunto

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SASSARI. L’annuncio della Sardegna in zona gialla insieme a una manciata di altre regioni (Trentino, Campania, Basilicata, Toscana e Molise) fa tirare un sospiro di sollievo a tante attività economiche, che potranno continuare a lavorare e godere di una certa libertà di movimento, pur con le limitazioni già sperimentate negli ultimi mesi. Ma non tutte: per il nuovo Dpcm teatri, cinema, palestre, piscine, discoteche e sale giochi devono ancora attendere, almeno sino al 15 febbraio. Poi si vedrà. Le reazioni sono in un range che va dal blu rassegnazione al nero delusione. Barbara Ivaldi insieme al marito Sergio Vannoni gestisce a Sassari due affermate palestre, le Sport Club 900: «Dopo la chiusura per il lockdown – ricorda – a fine maggio riaprimmo ma con mille paletti, tra distanze minime, disinfezioni, ingressi contingentati. Abbiamo speso soldi per adeguarci alle misure e garantire ai nostri atleti un ricambio d’aria certificato e maggiore spazio a disposizione, anche posizionando in giardino dei macchinari. Per mesi abbiamo lavorato al 10%, tra la paura dei clienti e il numero chiuso, ma con gli stessi costi di prima. Senza incassi dobbiamo pagare bollette, manutenzione, affitti. E so di colleghi che per questo hanno deciso di non riaprire più». Un sacrificio enorme, pur di dare un servizio ai fedelissimi e restare sul mercato. Poi la chiusura e ora il prolungamento dello stop, un altro mese all’inferno. «Posso dire che la palestra non è un posto pericoloso – dice la Ivaldi – rischiano di più quei ragazzini che vediamo ammassati agli angoli delle piazze e che da noi sarebbero controllati e in sicurezza. Il nostro è un mondo fatto di rigore, una palestra anche sotto il profilo dell’abitudine alle regole. Invece eccoci fermi».

Sipario chiuso anche per le compagnie teatrali. Pier Paolo Conconi, direttore di “La Botte e il Cilindro” di Sassari, è dispiaciuto ma non ne fa una tragedia: «Personalmente sono molto rispettoso delle indicazioni del Consiglio dei ministri, la situazione è gravissima, per cui avremmo dovuto aspettarcelo. È un disastro per tutti e sappiamo che c’è chi sta molto peggio di noi. A mio parere non è il luogo in sé (il teatro, il cinema) a creare problemi, ma sono le dinamiche sociali che si creano a preoccupare. Le polemiche però in questo momento le ritengo fuori luogo, non è il caso di rischiare nulla. Noi ne stiamo approfittando per studiare, aggiornarci e fare piccole prove misurate, non stiamo fermi, ce l’abbiamo nell’anima di migliorarci di continuo. Ma appena ci daranno il via saremo subito pronti a ripartire, anche se per quanto riguarda il lavoro avviato con le scuole dovremo faticare per ripristinare il rapporto com’era prima. Per il resto è giusto aspettare che la situazione sia migliore e contiamo sulle vaccinazioni». Almeno nella sua esperienza i ristori sono arrivati «e sono accettabili, l’attenzione per un settore fortemente penalizzato c’è stata. Non bisogna arrendersi, magari ci vorrà tempo».

Chiusi anche i cinema, come il multisala “Moderno” di Sassari, i cui dipendenti sono da tempo in cassa integrazione. Il gestore Alessandro Murtas: «Ormai siamo quasi rassegnati, la nostra speranza era ripartire, eravamo però abbastanza consapevoli della situazione e la notizia non ci coglie così di sorpresa, come invece accadde il 24 ottobre. Allora no che non ci aspettavano di esser considerati tra le categorie che mettono in pericolo la salute pubblica. Ed è ciò che continuiamo a pensare: adottiamo protocolli rigorosi, tra verifiche, distanze, sanificazioni, sicuramente superiori a quelli di altre attività che non nomino per non creare antipatiche rivalità. Basti dire che da noi tendenzialmente si sta fermi e a bocca chiusa, due elementi che già di per se vanno a favore della sicurezza». Un minimo di ristori ci sono stati per fortuna: «Sì, ma vogliamo tornare a lavorare, non vogliamo vivere di ristori e soprattutto perdere il contatto col nostro pubblico. Purtroppo il nostro settore dipende non solo dalle decisioni del governo, ma anche dal mercato internazionale, che è quello che ci fa stare in piedi. Tanti i film attesi la cui uscita è stata rimandata, a cominciare dal nuovo 007, insieme agli italiani Verdone e Moretti. Sapevamo quindi che comunque sarebbe stato problematico riprendere il 17 gennaio. Speriamo che il vaccino faccia il suo quanto prima, per non scontrarci con una crisi che dovesse spingere la gente a scegliere tra mangiare e andare al cinema».

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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