La Nuova Sardegna

Prime quindici “antenne” a Sos Enattos

di Luca Urgu
Prime quindici “antenne” a Sos Enattos

I tecnici dell’università di Pisa, in collaborazione con i colleghi di Sassari e Cagliari, registrano i silenzi dell’ex miniera

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LULA. A raccontarla tutta sembra quasi impossibile crederci. Tanto appare futuristica e incredibile l'intera vicenda. Lula e il suo territorio, un tempo luoghi di miniere e di lavori sfiancanti, potrebbe diventare uno dei pochi centri all’avanguardia a livello mondiale della fisica. Tutto potrebbe passare per la realizzazione del progetto Einstein Telescope legato allo studio delle onde gravitazionali. Il centro, che sorgerebbe negli spazi nelle ex miniere di Sos Enattos sarebbe in grado di attrarre qui in Sardegna il gotha della comunità scientifica internazionale. Un’industria pulita ed altamente tecnologica che porterebbe oltre che un know how avanzatissimo anche centinaia di posti di lavoro.

Ieri un nuovo importante step sta avvallando il progetto. Di prima mattina infatti nella collina che sovrasta lo storico stabilimento minerario sono stati installati 15 sismometri che serviranno a misurare le vibrazioni del terreno. I dati registrati da queste stazioni permetteranno di identificare le principali sorgenti di rumore sismico, sia naturali sia artificiali, e di seguirne l'evoluzione nel tempo. L'operazione, che durerà due settimane, è curata oltre che dall'INGV, dai ricercatori della sezione di Cagliari dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, dell'Università di Cagliari, di Sassari e della Sapienza Università di Roma, con il supporto dell'Igea. Sarà anche rilevata una immagine del sottosuolo ricavata dalla registrazione delle onde sismiche generate artificialmente da una massa vibrante azionata da un apposito veicolo pesante. I dati verranno anche usati per lo studio del rumore Newtoniano del sito in cui è coinvolto anche un gruppo di ricerca del Dipartimento di Fisica dell'Università di Cagliari. Lo scopo di queste due campagne è duplice: quantificare ulteriormente l'eccezionale 'silenziò sismico dell'area, requisito fondamentale all'operatività di Einstein telescope e ricostruire la geologia del sottosuolo, in vista della progettazione del sistema di gallerie che potrebbero ospitare ET.

«Crediamo molto in questo progetto. E’ un modo per far rivivere la miniera e di dare un futuro a questo territorio», dice il lulese Luca Loddo. Ovviamente ci credono i ricercatori per tantissimi motivi. «Sarebbe un centro all’avanguardia a livello mondiale – sottolinea Alessandro Cardini, Istituto nazionale di fisica nucleare, di Lodi ma ormai sardizzato – l’attività di ricerca sarebbe di primissimo ordine con un impatto tecnologico notevole». Gli fa eco Gilberto Saccorotti collega dell’ Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Pisa impegnato con il suo team a installare le 15 stazioni sismometriche.

«Ce la metteremo tutta per convincere che questo è il sito più adatto. Sarebbe davvero un bel risultato di cui in questo momento non si percepiscono bene i vantaggi sia sul lato dei risultati della ricerca che per quanto riguarda la crescita economica. Realtà dove sono stati fatti investimenti simili lo dimostrano ampiamente» .Un nuovo tassello dunque in attesa di centrare l'obiettivo finale.

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