Boe torna in Tribunale «Ho il diritto all’oblio»
di Simonetta Selloni
L’ex latitante chiede il ritiro del volume, il giudice si riserva di decidere Editore e autrice: «Non serve il suo consenso, cosa che peraltro abbiamo»
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NUORO. E così l’ex latitante di Lula Matteo Boe è tornato in tribunale, ma questa volta da uomo libero e davanti al giudice civile di Nuoro, Salvatore Falzoi, al quale si è rivolto chiedendo lo stop alla diffusione del libro della giornalista Laura Secci, “Bandito - Matteo Boe: la vita, il carcere, la libertà”, per le edizioni Il Maestrale di Nuoro. Richiesta accolta in via cautelare, tanto è che lo scorso 8 gennaio il giudice ha disposto quello che senza tanti giri di parole è un sequestro del libro, venduto nelle edicole in abbinamento con La Nuova Sardegna. La ragione alla base del ricorso presentato dall’avvocata di Boe Annarita Mureddu, è che il lulese non avrebbe prestato il consenso alla pubblicazione. Il giudice si è riservato di decidere se accogliere nel merito la richiesta o disporre la revoca del decreto.
Ieri mattina, accompagnato dall’avvocata Mureddu, Boe è entrato nell’aula al terzo piano del Tribunale. Presenti l’autrice del libro, Laura Secci, con gli avvocati Pina Francesca Mastroni, Gianni Pinna e Pietro Sanna e, per la casa editrice, Giuseppe Podda assistito dall’avvocato Paolo Tuffu. Le parti si sono costituite nel procedimento, Boe ha reso dichiarazioni. Tra lui e Laura Secci, nessuno dialogo. Nonostante un rapporto che la stessa avvocata di Boe ha definito «personale, totalmente differente da quello professionale», iniziato nel 2012 con uno scambio epistolare tra la giornalista e il lulese, allora detenuto nel carcere di Opera, e proseguito con incontri e con un rafforzamento del legame, evidentemente incrinato dalla pubblicazione del volume per il quale Boe, sempre secondo l’avvocata, «aveva chiaramente espresso il dissenso alla pubblicazione».
Laura Secci ha ribadito quanto espresso quando le è stato notificato il provvedimento: «Non mi attendevo una cosa di questo genere. Aspettiamo la decisione del giudice». La linea dei legali della giornalista e della casa editrice è univoca: «Riteniamo di aver apportato elementi sufficienti a chiarire la piena legittimità dell’operato dell’autrice e della casa editrice, compreso il consenso scritto a suo tempo rilasciato da Boe per la pubblicazione dell’opera. Fermo restando che si tratta di un romanzo-verità, frutto dell’opera dell’ingegno dell’autrice che neppure necessitava del prestato consenso. Attendiamo la decisione del giudice». Tradotto: il consenso che Boe afferma non esserci ci sarebbe, e peraltro non viene affatto ritenuto necessario.
Opposta la posizione del lulese, condannato a 20 anni di carcere per il rapimento di Farouk Kassam. «Solo a metà dicembre Boe ha ricevuto una comunicazione che il libro sarebbe stato pubblicato a gennaio, senza indicare una data precisa. Ha contattato l’autrice, ha ribadito il suo dissenso già espresso in precedenza e ha chiesto che gli venisse mandata una copia. La copia è arrivata molto dopo il colloquio, il 28 dicembre. Ha appreso il 5 gennaio quando già avevamo mandato alla signora Secci una raccomandata di diffida, che il libro sarebbe uscito il 9 gennaio». Per l’avvocata, «Boe ha diritto a essere dimenticato e a non essere più accostato alla sua vita passata. Ha pagato i suoi conti».
Il giudice ora dovrà decidere: se revocare il decreto e quindi riammettere la pubblicazione del volume o se invece confermarlo. La parte soccombente, avrà interesse a promuovere una causa civile. In entrambi i casi, il polverone sollevato, lontano dal distogliere l’attenzione mediatica tanto agognata da Boe, ce lo ha fatto ripiombare in pieno.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Ieri mattina, accompagnato dall’avvocata Mureddu, Boe è entrato nell’aula al terzo piano del Tribunale. Presenti l’autrice del libro, Laura Secci, con gli avvocati Pina Francesca Mastroni, Gianni Pinna e Pietro Sanna e, per la casa editrice, Giuseppe Podda assistito dall’avvocato Paolo Tuffu. Le parti si sono costituite nel procedimento, Boe ha reso dichiarazioni. Tra lui e Laura Secci, nessuno dialogo. Nonostante un rapporto che la stessa avvocata di Boe ha definito «personale, totalmente differente da quello professionale», iniziato nel 2012 con uno scambio epistolare tra la giornalista e il lulese, allora detenuto nel carcere di Opera, e proseguito con incontri e con un rafforzamento del legame, evidentemente incrinato dalla pubblicazione del volume per il quale Boe, sempre secondo l’avvocata, «aveva chiaramente espresso il dissenso alla pubblicazione».
Laura Secci ha ribadito quanto espresso quando le è stato notificato il provvedimento: «Non mi attendevo una cosa di questo genere. Aspettiamo la decisione del giudice». La linea dei legali della giornalista e della casa editrice è univoca: «Riteniamo di aver apportato elementi sufficienti a chiarire la piena legittimità dell’operato dell’autrice e della casa editrice, compreso il consenso scritto a suo tempo rilasciato da Boe per la pubblicazione dell’opera. Fermo restando che si tratta di un romanzo-verità, frutto dell’opera dell’ingegno dell’autrice che neppure necessitava del prestato consenso. Attendiamo la decisione del giudice». Tradotto: il consenso che Boe afferma non esserci ci sarebbe, e peraltro non viene affatto ritenuto necessario.
Opposta la posizione del lulese, condannato a 20 anni di carcere per il rapimento di Farouk Kassam. «Solo a metà dicembre Boe ha ricevuto una comunicazione che il libro sarebbe stato pubblicato a gennaio, senza indicare una data precisa. Ha contattato l’autrice, ha ribadito il suo dissenso già espresso in precedenza e ha chiesto che gli venisse mandata una copia. La copia è arrivata molto dopo il colloquio, il 28 dicembre. Ha appreso il 5 gennaio quando già avevamo mandato alla signora Secci una raccomandata di diffida, che il libro sarebbe uscito il 9 gennaio». Per l’avvocata, «Boe ha diritto a essere dimenticato e a non essere più accostato alla sua vita passata. Ha pagato i suoi conti».
Il giudice ora dovrà decidere: se revocare il decreto e quindi riammettere la pubblicazione del volume o se invece confermarlo. La parte soccombente, avrà interesse a promuovere una causa civile. In entrambi i casi, il polverone sollevato, lontano dal distogliere l’attenzione mediatica tanto agognata da Boe, ce lo ha fatto ripiombare in pieno.
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