«Volevo salvare Abbanoa, nessuno mi ha dato fiducia»

L’ex ad Fernando Ferri spiega perché ha lasciato l’ente gestore del servizio idrico. «Il mio progetto di riforma è andato a sbattere contro un muro di gomma»

CAGLIARI. «Abbanoa non può essere un limone da spremere ma un frutto da far maturare, va gestita come una impresa, con quelle logiche, servivano tre anni per mettere a regime la sua riforma, ma serviva la convergenza di tutti verso questo disegno. Questa è mancata e il sottoscritto leva il disturbo». Fernando Ferri parla per la prima volta da quando ha preso in mano la più grande società pubblica dell’isola, poche ore dopo il suo «irrevocabile» addio. Al centro del suo ragionamento, sempre pacato, mai sopra le righe, con una diplomazia tipica di chi ha lavorato nelle multinazionali, una certa solitudine nell’approccio e una resistenza al cambiamento che ha sedato, placato, ammorbidito sino ad annacquare il cambiamento che tanti avevano auspicato.

Ferri ripercorre la sua esperienza in Abbanoa, partendo dall’incontro con Roberto Frongia, l’assessore ai lavori pubblici recentemente venuto a mancare. «Tornare a lavorare con una responsabilità operativa in Sardegna era l’ultimo dei miei pensieri, ma l’incontro con l’assessore Frongia, che fino ad allora non avevo conosciuto, e quanto indicato dall’assemblea dei soci come progetto per il futuro di Abbanoa ebbero la meglio.


«Sin dall’inizio mi fu chiesto di assumere la carica di amministratore delegato, ma la governance della società è stata subito oggetto di confronto interno. Sono dell’opinione che un’azienda così ampia e complessa necessiti di un indirizzo chiaro e chi ha il compito di traghettarne il cambiamento se ne deve assumere la responsabilità: oneri e onori. Per questa ragione ho accettato in un primo momento con riserva, perchè volevo capire meglio dove entravo, poi ho capito che la mia riserva stava mettendo chi mi aveva dato questa opportunità in difficoltà e facendo più leva sul cuore e meno sulla testa, ho deciso di accettare».

La sfida. Una scelta impopolare, perchè Abbanoa, da quando è nata, è in cima alla lista delle realtà meno amate dell’isola. Ferri ne era consapevole, ma ha cercato di dare il suo contributo: cambiare dall’interno la società senza stravolgerla inserendo progressivamente elementi tipici delle società private (merito, organizzazione, responsabilità, ricerca di figure tecniche e professionali esterne). «Purtroppo Abbanoa vive di emergenze, a cui si risponde specularmente con interventi conseguenti e ciò accade sia per la sua peculiarità, società che eroga servizi senza concorrenza, ma controllata a diversi livelli, con 343 soci, che denota una carenza strutturale di pianificazione e programmazione che andava sanata». Missione fallita, verrebbe da dire, nonostante l’impegno diffuso. «Una volta che hai compreso e definito la strategia poi agisci di conseguenza, dando responsabilità a chi gestisce». Forse questo metodo vale nelle società private come Saras o Glaxo, dove Ferri ha lavorato prima dello sbarco nel pianeta delle partecipate regionali, ma non qui.

Gli obiettivi. «Dopo aver visto i numeri mi son detto che era possibile un cambio di passo. Il mandato del Cda aveva due obiettivi: il primo riguardava l’approvazione del bilancio 2019, che non era frutto del nostro lavoro ma ci era stato lasciato in eredità. Come in tutti i cambi di gestione, richiedeva una disamina attenta dei conti. L’altro obiettivo riguardava la proposta di un modello organizzativo per affrontare le criticità presenti già documentate e messe in evidenza dagli stessi soci. Far entrare i privati? Non se ne è mai discusso, e non ho mai lavorato a questo dossier».

La scomparsa dell’assessore di riferimento con delega su Abbanoa ha privato Ferri dell’interlocutore politico. «Ho rispettato il mandato: abbiamo preparato il documento contabile e disegnato una ipotesi di evoluzione organizzativa funzionale alla definizione degli obiettivi. I documenti sono nelle mani dei soci; che cosa vogliano fare loro è ormai una altra partita che non mi compete più».

Il nodo dei crediti. Ferri parla del bilancio: una occasione per approfondire due questioni su cui si era già concentrata l’attenzione dei soci: «Particolare attenzione è stata dedicata ai conguagli regolatori mentre sui crediti prescritti si renderà indubbiamente necessario un approfondimento utile a verificare il loro reale livello di liquidità ed esigibilità».

Importante anche il secondo obiettivo: «Progettare un modello organizzativo che rendesse più efficiente e produttivo il servizio che la società eroga, per estrarre valore che deve essere reinvestito per generare servizio qualitativamente superiore, con ricadute positive sulla comunità e sulle tariffe, non elevandole ma possibilmente riducendole. Oggi Abbanoa ha un importante flusso di cassa, ha risorse che le società private non hanno ma non le usa al meglio, va rinforzato il suo ciclo attivo, se fatturo 100 e incasso 40 ci sarà o no qualche problema?». Ferri ha continuato per tutta l’intervista a ragionare come se stesse guidando una società con logica d’impresa.

«L’assenza dell’assessore nell’ultimo periodo è un dato oggettivo. Ho dialogato proficuamente con Egas, l’ente di controllo, e non ho avuto altre interlocuzioni». Il presidente Solinas? L’unica comunicazione ufficiale è stato il rinvio dell’assemblea. Nessuna chiamata, nessuna richiesta di chiarimenti. Ne prendo atto, arrivederci. Una proposta per trasformare Abbanoa l’ho formulata, ma ritengo improbabile che sarà portata avanti. Purtroppo».

@gcentore. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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