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L’asta dell’Agris: «Un aiuto agli allevatori»

L’asta dell’Agris: «Un aiuto agli allevatori»

I vertici dell’Istituto regionale fanno il punto sulla produzione dell’anglo arabo e negano di aver mai “drogato” il mercato

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SASSARI . «Non esiste un rischio di alterazione del mercato del cavallo. Il problema, casomai, è quello di riuscire a promuovere e costituire nuovi allevamenti competitivi e qualificati». Raffaele Cherchi, dirigente dell’Agris, interviene sulle polemiche sollevate dalla recente asta di puledri indetta dall’istituto regionale per chiarire che l’allarme lanciato da un gruppo di allevatori «è fuori contesto» così come il rischio «di concorrenza sleale o adulterazione del mercato». Anche il risultato dell’asta, con soli 7 esemplari sui 33 messi in vendita che hanno trovato un nuovo proprietario «conferma che il problema è quello di allargare il mercato e, per quanto possibile, sostenerlo».

«L’Agris, come prima l’Istituto Incremento Ippico, – spiega Raffaele Cherchi – mantiene presso le aziende di Tanca Regia e Foresta Burgos, allevamenti sperimentali e di salvaguardia delle razze equine allevate in Sardegna assolvendo al compito istituzionale di preservazione del materiale genetico locale e della biodiversità degli equidi della nostra regione. Questi allevamenti rappresentano l’esito di un’importante attività sperimentale perseguita anche mediante incroci di linee genetiche fondamentali per la conservazione delle nostre razze che, la produzione privata non realizza perché, generalmente, condizionata dalle pressioni e dalle logiche del mercato del cavallo sportivo o da corsa. Soltanto con tali finalità Agris detiene gruppi di fattrici altamente selezionate le cui produzioni vengono periodicamente vendute mediante aste o altre forme di commercializzazione riservate agli allevatori residenti in Sardegna. Anche nel caso dell’ultima asta i soggetti venduti da Agris sono stati tutti aggiudicati ad allevatori isolani che, con un piccolo investimento, intendono costituire nuovi nuclei di allevamento o arricchire quelli già esistenti».

Un problema di qualità, dunque e di scarsa lungimiranza in anni più fortunati per l’allevamento. «Negli anni ’90 – conferma Cherchi – si commise l’errore gravissimo di smantellare l’allevamento sperimentale di Foresta Burgos. Ancora oggi se ne pagano le conseguenze e gli stessi allevatori hanno sempre considerato quell’evento come una iattura. Da Foresta Burgos provengono pressoché tutti i migliori allevamenti privati di cavalli arabi allevati nell’isola. Altrettanto dicasi per la qualità genetica apportata agli allevamenti privati dalle fattrici provenienti da Foresta Burgos dove, peraltro, Agris vorrebbe riportare buona parte del suo allevamento. Oggi sotto la spinta di una preferenza non sempre razionale e motivata verso altre produzioni europee, l’Anglo arabo di linea sportiva sta andando incontro ad un drammatico rischio di estinzione, come anche ci sono difficoltà nella produzione di Anglo arabi da corsa ad alta percentuale di sangue arabo. È nostro preciso dovere garantire la sopravvivenza di queste specificità. È dunque profondamente ingiusto accusare Agris di svolgere qualsivoglia attività contraria all’interesse degli allevatori».

«È giusto ricordare – continua Cherchi – che dal 2015 siamo impegnati, costantemente, a sostenere il comparto ippico della Sardegna e a collaborare con gli allevatori. L’Agenzia dà attuazione, infatti, alle politiche regionali che da oltre un quinquennio, attraverso uno strumento normativo specifico, prevedono il sostegno economico ad iniziative che coinvolgono pienamente l’allevamento, ma anche l’attività degli ippodromi, gli eventi legati alle varie discipline sportive attraverso i circuiti di concorsi ippici ed i grandi eventi di salto ostacoli, il circuito regionale dell’endurance, gli stage e i concorsi di completo e di dressage. Agris sostiene anche il circuito dei pali regionali e realizza azioni di valorizzazione delle produzioni anche con interventi finalizzati a consentire agli allevatori e proprietari della Sardegna di compensare il “gap dell’insularità”. L’istituto gestisce infine, a condizioni estremamente agevolate per gli allevatori sardi, la riproduzione e la fecondazione artificiale su tutto il territorio regionale, mediante l’attività del Centro di Riproduzione Equina di Ozieri. Nessun’ altra regione in Italia interviene sul comparto ippico in misura neanche lontanamente paragonabile a quanto, da sempre, fa la Regione sarda».

Per i vertici dell’Istituto – il neo commissario Francesco Baule e Raffaele Cherchi, c’è un solo modo per rilanciare il mercato del cavallo e, più in generale, il settore dell’allevamento: «occorre pazienza, tempo e determinazione. Solo in questo modo anche i prezzi della vendita dei prodotti dell’allevamento sardo, potranno riprendere quota. Difficilmente questo potrà accadere in un sistema disperso, disomogeneo e senza regole». (a.l.)

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