Scorie: tecnici al lavoro per motivare il no
Insediato il comitato voluto dalla Giunta: 11 gli esperti di Arpas, Università e Soprintendenze
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CAGLIARI. Il 5 marzo, e forse anche molto prima, la Sardegna risponderà picche all’ipotesi che possa ospitare il deposito nazionale delle scorie nucleari. Lo farà con una relazione del Comitato tecnico-scientifico, voluto dalla Giunta e che si è appena insediato. «Grazie al coinvolgimento di undici esperti – scrive il governatore Christian Solinas – la Regione fornirà al più presto le prove scientifiche, per supportare e dare ulteriore forza alla posizione chiara e netta di contrarietà, già espressa dai sardi e dalle istituzioni regionali, all’ipotesi previste dalla mappa pubblicata, a gennaio, dai ministeri dell’ambiente e delle attività produttive». Per poi aggiungere: «Purtroppo, invece, da Roma è arrivata l'ennesima manifestazione di un centralismo duro a morire, irrispettoso dell'autonomia regionale e delle legittime volontà di un popolo che ha già pagato altre volte altissimi tributi a uno Stato che quindi si è confermato ingiusto e prevaricatore».
La composizione. A coordinare il Comitato sarà Andreina Farris, direttrice generale dell’assessorato all’ambiente. Gli altri undici componenti sono: Massimo Cappai e Roberto Lonis dell’Arpas, Antonio Funedda (dipartimento di scienze e geologia) e Biagio Saitta (dipartimento di fisica) dell’università di Cagliari, Vincenzo Pascucci (dipartimento di architettura) e Michele Comenale Pinto (dipartimento di giurisprudenza)dell’Università di Sassari, Giancarlo Carboni, nominato dall’Ordine dei geologi, Riccardo Locci e Monica Stochino per la Soprintendenza archeologica di Cagliari, e infine Gabriella Gasperetti e Daniela Scudino per quella di Sassari.
Tempi stretti. Sin dalla prima riunione, il Comitato è entrato nella fase operativa, per predisporre – entro i 60 giorni previsti dai due ministeri – le osservazioni alla Carta nazionale. Carta in cui sono stati individuati 14 siti sardi (quattro nell’Oristanese e dieci nel Cagliaritano) sui 67 a livello nazionale.
Prossima riunione. Lunedì prossimo il Comitato ritornerà a riunirsi. Saranno quattro i sottogruppi di lavoro: aspetti geologici, criticità nei trasporti, insediamenti antropici e valutazioni ambientali. Il centro ricerche del Parco di Porto Conte un primo parere lo ha à fornito e la sintesi è questa: «Il sito di stoccaggio è precluso a priori, secondo l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, in territori dove siano presenti, come in Sardegna, aree naturali protette»
La composizione. A coordinare il Comitato sarà Andreina Farris, direttrice generale dell’assessorato all’ambiente. Gli altri undici componenti sono: Massimo Cappai e Roberto Lonis dell’Arpas, Antonio Funedda (dipartimento di scienze e geologia) e Biagio Saitta (dipartimento di fisica) dell’università di Cagliari, Vincenzo Pascucci (dipartimento di architettura) e Michele Comenale Pinto (dipartimento di giurisprudenza)dell’Università di Sassari, Giancarlo Carboni, nominato dall’Ordine dei geologi, Riccardo Locci e Monica Stochino per la Soprintendenza archeologica di Cagliari, e infine Gabriella Gasperetti e Daniela Scudino per quella di Sassari.
Tempi stretti. Sin dalla prima riunione, il Comitato è entrato nella fase operativa, per predisporre – entro i 60 giorni previsti dai due ministeri – le osservazioni alla Carta nazionale. Carta in cui sono stati individuati 14 siti sardi (quattro nell’Oristanese e dieci nel Cagliaritano) sui 67 a livello nazionale.
Prossima riunione. Lunedì prossimo il Comitato ritornerà a riunirsi. Saranno quattro i sottogruppi di lavoro: aspetti geologici, criticità nei trasporti, insediamenti antropici e valutazioni ambientali. Il centro ricerche del Parco di Porto Conte un primo parere lo ha à fornito e la sintesi è questa: «Il sito di stoccaggio è precluso a priori, secondo l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, in territori dove siano presenti, come in Sardegna, aree naturali protette»
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