La Nuova Sardegna

Voglia di normalità a Sassari: lasciateci aprire anche la sera

di Andrea Massidda
Voglia di normalità a Sassari: lasciateci aprire anche la sera

Prima giornata in “zona gialla” per bar e ristoranti dopo 15 giorni di chiusura Buona l’affluenza dei clienti ma pesa l’obbligo di abbassare le serrande alle 18

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w SASSARI. Ognuno di loro si sente un po’ come quel calciatore che, espulso senza aver commesso alcun fallo, nemmeno di reazione, dopo due settimane di squalifica ritorna in campo con una gran voglia di fare gol, ma anche con il terrore che altre “sviste arbitrali” possano compromettergli l’intera stagione. Perché ricorrere al Var (o, fuor di metafora, al Tar) spesso può risultare inutile. Comunque sia, da ieri mattina sulla Sardegna sventola di nuovo la bandiera gialla al posto di quella arancione, e così anche a Sassari i baristi e i ristoratori hanno rialzato le serrande nella speranza che le aperture a singhiozzo cessino una volta per tutte, se non addirittura di poter lavorare la sera, possibilmente anche oltre le 22. Ma, come sottolineano all’unisono, nel pieno rispetto del distanziamento sociale e di tutte le altre regole sanitarie previste dai decreti governativi e dalle varie ordinanze.

Naturalmente, considerato che ancora si naviga a vista e che il cambio di colore potrebbe sempre essere dietro l’angolo, tra gli operatori della ristorazione nessuno ha voglia di stappare spumanti. Nemmeno chi, come i quarantaseienni Gipo Pocobelli e Andrea Mura, titolari in viale Italia del bar “Abetone”, avrebbero molti motivi per farlo. Basti pensare che, mossi da un’apprezzabile senso di responsabilità, decisero spontaneamente di chiudere i battenti del loro locale ai primi di marzo del 2020, quindi addirittura in anticipo sul terrificante lockdown disposto dal primissimo Dpcm. Chiusi un anno, insomma. «La verità – raccontano – è che c’eravamo subito resi conto che in un bar frequentatissimo come il nostro, con studenti universitari di tutta Italia, il rischio di contagi era incompatibile con la attività svolta. Col senno di poi, ora possiamo dire di aver fatto la scelta giusta, anche se è stata molto dura. Riapriamo in sordina come caffetteria sino alle 18. Sulla programmazione notturna abbiamo molte idee, ma è presto per parlarne».

Non festeggia la riapertura neanche Claudio Mannu, titolare del ristorante “Tritus”, che ieri all’una aveva già stilato una lista di persone in attesa di sedersi ai tavoli. «Ci fa piacere – dice – che i nostri clienti siano tornati da subito, ma chi può sapere quanto durerà questa zona gialla? Spero che se malauguratamente ci fosse un cambio di rotta almeno ci avvertano con più anticipo rispetto alla volta scorsa».

Rita Pola, titolare insieme al marito della spaghettoria (sic) S’Artea, si dice tutto sommato soddisfatta («per essere un lunedì abbiamo lavorato benino») e commenta l’ultima ordinanza del sindaco Campus, che minaccia severi provvedimenti per chi non rispetta le regole: «Ha ragione, figuriamoci, ma ci ha messo ansia. Noi siamo stati sempre attenti».

Dopo 43 anni di attività Francesco Fois, patron della trattoria Vela Latina, in centro storico, è ottimista ma critica l’ipotesi di far aprire la sera soltanto sino alle 22: «Ridicolo, mica siamo in Trentino»). Peppino Muresu, dell’Accademia, bar e ristorante in via Torre Tonda, aggiunge laconicamente: «Noi lavoriamo soprattutto la sera».

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